MADRID — Sette voti contro cinque. Con questa maggioranza la Corte costituzionale spagnola ha stabilito martedì che la legge di amnistia del 2024 copre anche la malversazione, cioè l’appropriazione di fondi pubblici, e poche ore dopo il giudice della Corte Suprema Pablo Llarena ha revocato il mandato d’arresto nazionale contro Carles Puigdemont, 63 anni, l’ex presidente della Catalogna fuggito in Belgio nell’ottobre 2017.Dopo quasi nove anni, l’uomo che proclamò l’indipendenza unilaterale può rientrare in Spagna senza finire in cella. La revoca vale anche per gli ex consiglieri Toni Comín e Lluís Puig ed è operativa «con effetto immediato e fino a un ulteriore espresso pronunciamento giudiziario», riferisce Reuters. Arriva a sette settimane dalle elezioni anticipate del 29 novembre, convocate lunedì dal premier socialista Pedro Sánchez e pubblicate oggi sulla Gazzetta ufficiale.La malversazione era l’ultimo ostacolo. La Corte Suprema aveva sempre sostenuto che l’amnistia non potesse coprirla, perché dalla gestione dei fondi per il referendum sarebbe derivato un vantaggio personale. La Consulta, a maggioranza progressista, ha respinto quella lettura accogliendo il ricorso dell’ex consigliera Dolors Bassa: nella bozza il presidente Cándido Conde-Pumpido scrive che l’interpretazione della Suprema «trasforma l’eccezione in regola» ed è «contraria allo spirito e alla finalità della legge». La sentenza ordina di dichiarare amnistiato il reato in modo «preferenziale e urgente» e riguarda anche Oriol Junqueras, Jordi Turull e Raül Romeva, i dirigenti che nel 2017 restarono e furono incarcerati.Llarena ha precisato di non avere ancora ricevuto il testo integrale e di riservarsi di confermare o modificare la decisione dopo averlo letto. La revoca del mandato non estingue la responsabilità penale e non equivale ancora all’amnistia: è il primo passo, non l’ultimo.La partita di WaterlooIl referendum vietato e la dichiarazione d’indipendenza del 2017 aprirono la crisi politica più grave della Spagna democratica. Puigdemont scelse l’esilio in Belgio; nel 2024 comparve per poche ore a Barcellona e sparì prima che la polizia potesse fermarlo. L’amnistia nacque dall’accordo del 2023 fra il partito socialista di Sánchez e gli indipendentisti, in cambio dei voti per l’investitura: circa 400 persone ne hanno beneficiato, lui no, proprio per l’accusa di malversazione, che ha sempre negato.Il tempismo pesa. Sánchez ha sciolto le Camere dopo che Junts, il partito di Puigdemont, ha affossato insieme a Popolari e Vox due decreti sulla casa. I sondaggi danno in testa il Partito popolare, che per governare potrebbe aver bisogno proprio di Junts, mentre l’indipendentismo perde terreno. La sentenza consegna a Puigdemont la possibilità di fare campagna in Catalogna e toglie ai conservatori l’argomento di un’amnistia incostituzionale, nel momento in cui dovranno decidere se trattare con lui.Sánchez ha rivendicato il risultato: conta la «convivenza fra catalani», ha detto, e «si diceva che fosse incostituzionale, e sia la Corte costituzionale sia la Corte di giustizia europea hanno avallato quella legge di amnistia dalla A alla Z». Turull, segretario generale di Junts, ha parlato di «vittoria dell’indipendentismo» contro «chi ordinò e perpetrò la repressione» del primo ottobre 2017, un «emendamento totale» allo slogan di chi diceva «andate a prenderli».Né i Popolari di Alberto Núñez Feijóo né Vox hanno finora commentato. Il dissenso resta dentro la Consulta: cinque giudici su dodici hanno votato contro, e la Suprema dovrà applicare una sentenza che smentisce la propria giurisprudenza.Il rientro non è per oggi. L’avvocato Gonzalo Boye ha spiegato che Puigdemont tornerà solo quando l’amnistia sarà applicata «in modo integrale». Nel pomeriggio, riferisce l’Associated Press, l’ex presidente parlerà da Waterloo, la cittadina belga dove vive dal 2017.