L’Argentina avverte le imprese che cercano petrolio alle Malvine: Halliburton si ritira dal giacimento Sea Lion

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BUENOS AIRES — «Chi contribuisce, direttamente o indirettamente, all’esplorazione o allo sfruttamento illegittimi di risorse che appartengono a tutti gli argentini difficilmente potrà aspirare a condividere i benefici della crescita del nostro Paese». Lo ha detto ieri sera il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno, dal palco della cena per i 48 anni del Consejo Argentino para las Relaciones Internacionales, il principale centro studi di politica estera del Paese, nel Salón Central de La Rural, il polo fieristico di Buenos Aires. In sala sedeva David Cairns, ambasciatore britannico in Argentina.L’avvertimento, riferisce il Guardian, è rivolto alle imprese che lavorano al petrolio delle Falkland, le Malvine per gli argentini, e arriva a una settimana dalla scadenza dell’ultimatum con cui il presidente Javier Milei ha minacciato di portare il Regno Unito davanti al Tribunale internazionale per il diritto del mare. Quirno ha rivendicato anche un primo risultato: Halliburton, uno dei maggiori gruppi mondiali di servizi petroliferi, ha confermato che non parteciperà a progetti di idrocarburi alle isole sotto licenza britannica.«Il governo britannico non solo rifiuta di avviare negoziati per risolvere la disputa di sovranità, ma adotta misure unilaterali sullo sfruttamento delle risorse naturali negli spazi marittimi che fanno parte della controversia», ha detto il ministro. Poi la logica della pressione sulle aziende: «Impedire che lo sfruttamento delle nostre risorse consolidi l’occupazione britannica fa parte di una strategia per recuperare, con mezzi pacifici, il pieno esercizio della nostra sovranità».Al centro c’è Sea Lion, giacimento a circa 220 chilometri a nord delle isole, con riserve stimate in 1,7 miliardi di barili. Lo sviluppano l’israeliana Navitas Petroleum e la britannica Rockhopper Exploration, che il 30 settembre ha confermato il calendario: pozzi dal 2027, primo petrolio nel 2028, 200 milioni di dollari già raccolti sui mercati. Le due società considerano valide le licenze rilasciate da Londra e definiscono le misure argentine «illegittime e prive di giustificazione giuridica». La leva di Buenos Aires sono i fornitori: ogni grande gruppo che si sfila, come Halliburton, rende il giacimento più caro da sviluppare, senza bisogno di un tribunale.L’ultimatum di MileiLa tensione è salita il 18 settembre, quando il Foreign Office ha definito «inaccettabili» le incriminazioni argentine contro aziende e dirigenti attivi attorno alle isole. Pochi giorni dopo le autorità delle Falkland hanno prorogato di cinque anni tutte le licenze offshore e Buenos Aires ha convocato Cairns per protesta. Il 23 settembre Milei ha dedicato gran parte del suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu alle Malvine, chiamando Sea Lion «un atto illecito».Il 28 settembre il presidente ha scritto su X di aver ordinato ai legali dello Stato di avviare un arbitrato contro il Regno Unito «per il saccheggio illegale delle nostre risorse» e ha fissato il termine: «Se entro due settimane il Regno Unito non fermerà lo sfruttamento illegittimo, andremo al Tribunale internazionale per il diritto del mare», la corte dell’Onu con sede ad Amburgo. La scadenza cade intorno al 12 ottobre. Al Congresso è atteso un disegno di legge che estende le sanzioni a dirigenti, azionisti e fornitori delle imprese coinvolte.Londra ha respinto l’arbitrato e il 1° ottobre ha convocato l’ambasciatrice argentina Mariana Plaza, sostenendo che la condotta di Buenos Aires solleva dubbi sulla sua «affidabilità come partner del Regno Unito». La sottosegretaria per i Territori d’Oltremare Uma Kumaran ha ribadito che il sostegno all’autodeterminazione degli isolani è «incrollabile»; il ministro della Difesa Wes Streeting ha detto che l’Argentina «non ha la capacità» di riprendersi le isole con la forza. Al discorso di ieri sera il governo britannico, al momento in cui scriviamo, non ha replicato.Le isole sono amministrate dal Regno Unito dal 1833; nella guerra del 1982, durata 74 giorni, morirono 255 militari britannici e 649 argentini. Nel referendum del 2013 gli abitanti votarono quasi all’unanimità per restare territorio britannico d’oltremare; l’Argentina sostiene che furono popolate illegalmente e ricorda che l’Onu le elenca dal 1946 tra i territori non autonomi. Il tribunale di Amburgo può emettere misure d’urgenza vincolanti, ma non ha strumenti per farle eseguire. Critici citati da ITV accusano Milei di usare la causa, una delle poche trasversali nella politica argentina, in vista delle presidenziali dell’anno prossimo.Quirno ha chiuso rispondendo proprio all’accusa di inaffidabilità arrivata da Londra: «Se il Regno Unito sostiene che le sue attività sono conformi al diritto internazionale, avrà l’occasione di dimostrarlo davanti a un tribunale di arbitri indipendenti. L’affidabilità si dimostra onorando gli impegni internazionali assunti».