La cura shock di Le Pen. Austerity, meno Ue e stretta sull’immigrazione per salvare i conti francesi

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La Francia è una polveriera e su questo, ormai, ci sono davvero pochi dubbi. Lo dimostrano le tensioni sui mercati degli ultimi giorni, che hanno portato il costo del debito italiano, dal quale dipende il perimetro di ogni manovra di bilancio a prescindere dal governo in carica (più si spende per gli interessi pagati sui titoli di Stato, meno soldi si hanno a disposizione per finanziare le misure), a impennarsi nuovamente. Poi è tornata la calma, tanto che lo spread Btp/Bund è tornato a portarsi poco sopra i 100 punti base. Il segnale però arrivato da Parigi è chiaro: con un deficit ben oltre il 5% la Francia se non è una nuova Grecia, e con ogni probabilità non lo è, è la grande malata d’Europa. I mercati lo sanno e lo sanno anche i francesi, che hanno visto in questi anni il loro costosissimo stato sociale disgregarsi, proprio perché non più sostenibile per le finanze pubbliche.Certo, la testa ormai è al voto del prossimo anno, quando l’Eliseo avrà un nuovo padrone di casa. E c’è chi ha già in mente su come aiutare la Francia a uscire dal tunnel nella quale è finita. Perché, questa la verità, la Francia rischia il default. Per questo deve ridurre il debito fino a raggiungere il 60% del Pil. Per farlo deve arrivare a un avanzo primario di bilancio entro il 2028, vale a dire risparmiare 140 miliardi di euro di spesa pubblica entro il 2032. Questo almeno è il piano di Marine Le Pen, che indica alla Francia la strada dell’austerity per le elezioni presidenziali del 2027, dove sta arrivando da favorita e con il vento dei sondaggi a favore.Le Pen, nel raccontare ai francesi il suo piano per il risanamento dei conti pubblici, ha promesso 140 miliardi di euro netti di risparmi entro il 2032 rispetto al 2026, assicurando al contempo che il deficit pubblico potrà scendere sotto la soglia del 3% rispetto al Pil già nel 2030. D’altronde, per stessa ammissione della candidata di Rn la Francia è sull’orlo di un effetto valanga per quanto riguarda il suo debito. Le Pen ha aggiunto, presentando i piani del suo partito per tagliare la spesa pubblica di 25 miliardi di euro (28 miliardi di dollari) all’anno e che la Francia rischia di andare a sbattere se alle elezioni del 2027 si farà la scelta sbagliata. In altre parole, la responsabile del Rassemblement National punta a ridurre il deficit al 3,7% del pil il prossimo anno, contro il 5% previsto dal governo.Non è tutto. Le Pen ha chiesto fra l’altro alla Banca centrale europea di intervenire per abbassare il costo crescente del debito, nel tentativo di rassicurare gli investitori sulla propria credibilità in materia di finanza pubblica in vista delle elezioni presidenziali del 18 aprile 2028. Va detto che, nelle more, l’Oat, il titolo di Stato decennale francese, ha visto il rendimento scendere dal 4,9% al 4,76%, segno che i mercati sono tornati a comprare debito d’Oltralpe. Domanda, dove prendere i soldi?  Una parte significativa dei risparmi individuati dal Rassemblement National deriverebbe da tagli alla spesa, dalla riduzione dei trasferimenti all’Unione europea e dal contenimento delle spese legate all’immigrazione. Un piano ambizioso, non c’è che dire, anche se l’ultima parola lo avrà il mercato. Il quale dirà se la strategia di Le Pen, che rappresenta la riduzione del deficit nettamente più ampia di qualsiasi intervento realizzato dalla Francia negli ultimi anni, tanto dall’aver già attirato le critiche degli altri candidati alla presidenza è effettivamente realizzabile o no.