7 Ottobre: perché Israele sta vincendo (e non è solo)

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Il 7 Ottobre è una data terribile quanto l’11 Settembre e merita di essere ricordata, un memento mori imprescindibile per la civiltà occidentale. Il 7 Ottobre 2023, infatti, è stato un momento in cui abbiamo potuto assistere, in diretta, a cosa ne sarebbe degli israeliani, se i nemici di Israele dovessero prevalere in guerra.Genocidio su piccola scalaNon solo i civili sono stati presi deliberatamente di mira, ma sono stati uccisi nei modi più crudeli possibili, le loro orribili torture sono state filmate e mandate subito online, per un pubblico che gode della sofferenza degli ebrei. I loro cadaveri orrendamente mutilati sono stati accolti a Gaza da folle in festa.I sopravvissuti fatti prigionieri sono stati costretti a mesi, o anche anni, di prigionia in condizioni paragonabili ai più duri dei campi di concentramento della Seconda Guerra Mondiale, in balìa della sadica fantasia dei loro aguzzini. Hamas ha occupato solo una piccola striscia di terra di Israele, per solo un giorno, mettendo le mani su una popolazione relativamente piccola: Sderot e i kibbutz nei pressi del confine della Striscia di Gaza. Ed è stato sufficiente per brutalizzare e uccidere 1200 innocenti. Se potessero mettere mano su regioni più grandi e popolose?Un pogrom, come quello del 7 Ottobre, è un genocidio su piccola scala. L’intento è identico: uccidere tutti gli appartenenti ad un determinato popolo. Cambia solo la dimensione, non perché l’aggressore non voglia uccidere di più, ma perché non può farlo, per meri motivi di rapporti di forza.Per questo la propaganda palestinese, più tutti i suoi numerosi megafoni arabi e occidentali, è stata sottilmente geniale, quando ha ribaltato l’accusa di genocidio su Israele.Guerra asimmetricaI palestinesi, fin dai tempi di Yassir Arafat, così come gli arabi dai tempi di Nasser, sono sempre stati maestri nel ribaltamento delle responsabilità morali: aggrediscono Israele, poi passano per vittime di un’ingiustizia internazionale non appena lo Stato ebraico risponde militarmente.Sanno sfruttare una guerra asimmetrica in cui il terrorista si mimetizza nella popolazione civile, mentre lo Stato aggredito deve rispondere con le armi e i metodi di un esercito regolare e ben visibile. Hamas, il 7 ottobre, pareva avesse fatto tutto il possibile per prendersi l’intera riprovazione internazionale. E invece, oggi come oggi, l’unico sul banco degli imputati del tribunale dell’opinione pubblica (anche se non formalmente incriminato da un tribunale internazionale) è il governo Netanyahu.Solo per citare l’ultimo episodio di antisionismo assertivo e militante: il Partito dei Verdi, nel Regno Unito, nel suo ultimo congresso, ha approvato una risoluzione che equipara il sionismo al razzismo, replicando una vecchia (e ormai decaduta) risoluzione Onu del 1975. La Palestina non era mai stata riconosciuta da così tanti Stati come dopo il biennio 2024-25: Barbados, Giamaica, Trinidad e Tobago, Bahamas hanno aperto la via, poi seguite da paesi europei quali Spagna, Norvegia, Irlanda, Slovenia, Portogallo, Regno Unito, Andorra, Malta, Lussemburgo, Francia, Monaco e persino San Marino. E fuori dal vecchio continente: Armenia, Messico, Australia, Canada.Hamas ha indubbiamente vinto la guerra della propaganda. Israele appare più isolata che mai. Siamo soliti leggere che abbia perso la sua anima, o addirittura la sua ragion d’essere, soprattutto libri scritti da intellettuali ebrei (sia israeliani che della diaspora). Ma Israele ha perso la guerra?  Sono pochi quelli che ammettono che, effettivamente, Israele stia combattendo e vincendo la guerra. Uno di questi è il giornalista conservatore Douglas Murray. Nella sua analisi, su The Free Press, non può che constatare:Israele e i suoi alleati stanno vincendo la guerra sul campo, pur avendo perso la guerra di pubbliche relazioni nel mondo. La guerra di pubbliche relazioni è importante, ma lo è meno della guerra stessa. Meglio vincere la guerra sul campo e perdere quella di pubbliche relazioni che il contrario.Israele sta vincendo la guerra su tutti i fronti in cui è impegnato e lo sta facendo contro il parere di una classe di esperti metodologicamente pessimisti, quelli secondo cui la vittoria sarebbe “impossibile”.I successi militari di IsraeleLo Stato ebraico, dopo il 7 ottobre, è riuscito in tre anni a smantellare il “cerchio di fuoco” che l’Iran gli aveva creato attorno. Una linea di alleati jihadisti, lungo tutti i confini, Hezbollah, milizie siriane e irachene, Hamas e Jihad Palestinese in Cisgiordania e Gaza, Houthi nello Yemen, doveva servire, nel breve periodo, come deterrente ad un attacco israeliano contro il programma nucleare iraniano, nel lungo periodo (a programma completato) come modo per strangolare e far collassare “l’entità sionista”.L’attacco di Sinwar, leader militare di Hamas, lanciato il 7 ottobre, ha precipitato i tempi del conflitto. La conseguenza è che l’Iran ha perso tutti gli alleati ed è stato colpito mortalmente a sua volta. Hamas ha perso tutta la sua leadership e gran parte della sua forza militare, oggi è confinato in meno della metà della Striscia di Gaza.Hezbollah, dopo la sorpresa dell’attacco con i cercapersone esplosivi, ha perso quadri e dirigenti, prima di perdere anche il suo leader storico Nasrallah. Ed oggi stenta a recuperare la sua forza nel Libano meridionale, anche perché continuamente pressato dall’IDF.Le milizie sciite in Siria non costituiscono più un pericolo, da quando lo stesso regime di Assad, che le proteggeva, è caduto nel dicembre del 2024. Il nuovo governo non è costituito da gente raccomandabile, ma Israele tiene la situazione sotto controllo. Gli Houthi sono l’unico nemico temibile e ancora in grado di colpire, ma sono troppo lontani per mettere seriamente a rischio la sicurezza nazionale di Israele.L’Iran stesso, il cui territorio era considerato inviolabile fino al 2024, è stato attaccato in profondità per ben quattro volte: nei raid dell’aprile 2024, in quelli dell’ottobre successivo, nella Guerra dei 12 Giorni del giugno 2025 e nella guerra all’Iran iniziata il 28 febbraio e tuttora in corso, anche se a bassa intensità. L’ayatollah Khamenei, responsabile ultimo della guerra islamica contro Israele, è stato ucciso in un raid aereo il 28 febbraio scorso. Scrive Murray:Sinwar era uno psicopatico, e probabilmente avrebbe comunque scatenato la sua guerra . Ma, a prescindere da qualsiasi analisi, ciò che ha iniziato il 7 ottobre è stato uno dei più grandi errori militari della storia. Tutti coloro che erano al suo fianco e sopra di lui nella catena di comando sono ora morti. Né Hamas, né Hezbollah, né il regime iraniano hanno più un cappio pronto per stringere il collo di Israele. Tre anni fa, questa serie di vittorie sarebbe sembrata impensabile. Oggi è una notizia di tutti i giorni. Il fatto che gran parte degli ostaggi israeliani che Hamas aveva preso in ostaggio il 7 ottobre siano stati infine restituiti vivi è un’ulteriore vittoria degna di essere menzionata nelle Sacre Scritture.Va aggiunto anche che l’intento dichiarato di Sinwar era quello di interrompere il processo di pace fra Israele e i Paesi arabi sunniti, iniziato con gli Accordi di Abramo del 2020. Anche questo obiettivo non è stato raggiunto dai terroristi. Il fallito dirottamento del volo FZ1073 della FlyDubai (un volo da Dubai a Tel Aviv, reso possibile proprio da quegli Accordi), dimostra che: i contatti restano a tutti i livelli, le polizie e i servizi segreti di tutti i firmatari, più i sauditi e gli omaniti che non lo sono ancora, stanno collaborando ancora fra loro.Paesi arabi con IsraeleI conflitti fra Israele e Iran del 2024, la Guerra dei 12 Giorni e l’attuale guerra in Iran, sono ulteriori dimostrazione che i Paesi del Golfo, i sauditi, i giordani e gli israeliani si comportano, di fatto, come se fossero già alleati militarmente: cooperazione di intelligence, una difesa anti-missile in comune, il sorvolo regolare dello spazio aereo dei paesi arabi da parte degli aerei israeliani, l’uso delle basi nel Golfo sono tutte dimostrazioni che i regni arabi vedono l’Iran e non lo Stato ebraico come il nemico.Tradimento dell’Europa?Israele ha perso alleati occidentali? L’Europa, e la Francia in particolare, è sempre stata ostile ai governi di Gerusalemme anche nelle guerre precedenti. Stavolta, se c’è una differenza, c’è in meglio. La Grecia, che non è mai stata tenera con lo Stato ebraico, ora dipende dalle sue armi anti-missile per la costituzione del suo nuovo programma Scudo di Achille. La Romania ha schierato il suo sistema Iron Dome, importato pari-pari da Israele.La Germania ha acquistato anch’essa i missili Arrow 3, per lo scudo anti-balistico di lungo raggio. La Slovacchia ha comprato i sistemi anti-aerei Barak. Il Belgio ha acquistato il sistema anti-aereo a corto raggio Gepard, anche quello made in Israel. La Norvegia acquista la tecnologia Trophy per la protezione dei suoi carri armati. Lo stesso hanno fatto Lituania, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Croazia. Persino la Spagna di Sanchez compra missili dall’azienda israeliana Rafael.Israele non è soloInsomma, al di là dei proclami di sanzioni e boicottaggi, la Difesa dei Paesi europei dipende ancor di più dallo Stato che tutti condannano. Gli Usa? Non sono mai stati alleati come in questi anni. Il giugno 2025 segna la prima volta che aerei dell’Usaaf intervengono direttamente in una guerra israeliana. Il conflitto contro l’Iran è il primo in assoluto, dal 1948 ad oggi, combattuto fianco a fianco da Usa e Israele. Israele sta vincendo. Israele non è solo. Chi afferma il contrario è in mala fede. Oppure non sa di che sta parlando.L'articolo 7 Ottobre: perché Israele sta vincendo (e non è solo) proviene da Nicolaporro.it.