«A una cosa tengo: non si dica che al Cefalù, il ristorante gestito da Valter Lavitola (ora in carcere per l’attentato a Sigfrido Ranucci ndr), si era ricostruito un cenacolo socialista: Questo assolutamente non è vero». E se lo dice Fabrizio Cicchitto, classe 1940, oggi direttore di Civiltà Socialista, parlamentare del Psi dal 1976 e poi nella parte del Psi che confluì in Forza Italia, c’è da fidarsi. Nessun cenacolo dunque attorno a Lavitola, ma di quel vecchio gruppo, ammette, qualcuno a trovare quello che un tempo era stato un giovane socialista ed ha anche guidato l’Avanti in epoca berlusconiana, ci andava. Lei Cicchitto è stato avvistato a questi tavoli, ad esempio«Io sono sei mesi o forse un anno che non ci vado, l’ha un po’ frequentato Bobo Craxi ma sui temi politici non è certo vicino a Lavitola, non lo è mai stato, sono in dissenso per tante cose. Insomma una frequentazione episodica c’era, ma non c’erano cordate». Un’amicizia? Del resto non è reato e non potevate sapere delle accuse di oggi«Io ho certamente avuto rapporti di amicizia con Valter, ma non ci andavo da tempo. Ho rapporti molto buoni con suo figlio, per il cognome che porta coinvolto in questa cosa, un giovane di 22 anni e di grande cultura che potrebbe pagare colpe non sue». Come mai è capitato al Cefalù la prima volta? «Un comune amico, che non fa politica, mi ha detto che aveva scoperto che Lavitola aveva aperto un ristorante e che era discreto. Incuriosito ho voluto andarci».L’ha riconosciuta subito..«Ovviamente, è stato un incontro tra vecchissimi amici, ma non provocato da lui. Non c’era però Ranucci, credo di esserci stato in un periodo in cui neppure si conoscevano».Conosce Lavitola da tempo, un’idea se la sarà fatta…«Vedendo non tanto l’oggi ma le cose pregresse, mi viene da dire che Valter è il peggior nemico di se stesso. È intelligente, fantasioso, ma poi eccede in tutto, e questa è la sua rovina. Per quello che riguarda questa storia ne so quello che leggo sui giornali». Le ha mai parlato di Ranucci? Di progetti politici? «Assolutamente no, quando andavo non parlavamo di politica. Ma lui ormai ha confessato, sono i magistrati che devono spiegarci perché non lo mettono ai domiciliari avendo lui riconosciuto la propria responsabilità».La gip ha motivato la sua decisione nel provvedimento. Lei però non sembra convinto…«Mi pare che lo facciano perché hanno degli interrogativi aperti. O vogliono sapere del rapporto tra Lavitola e Ranucci, nel senso che il giornalista era a conoscenza di questa alzata di ingegno. Oppure ipotizzano che c’è qualcun altro che si è mosso, o ancora, terza ipotesi, la ragione di questo botto non era la scorta, come ha detto lui, ma la discesa in campo sul piano politico».Da quello che scrive la giudice è la terza ipotesi, oltre al rischio di inquinamento probatorio. Le sembra una cosa credibile che Lavitola volesse lanciare Ranucci in politica? «Mi pare che anche i sondaggi sottoposti a Mieli e al direttore di Repubblica (Cappellini ndr) fossero funzionali a verificare questa discesa in campo. Lavitola si illudeva che questo lancio politcico potrebbe essere attuato. Del resto di politica nelle intercettazioni parla anche prima dell’attentato, della scorta mai…»Ma lei che lo conosce da tanto ce lo vede ad organizzare una cosa cosi? «Posto che ha confessato almeno parzialmente, posso dire che Valter è una persona che si lascia prendere dal gusto di trasgredire, un imprevedibile, anche capace di fare una serie di cose che in ultima case gli nuociono. Dopo i guai giudiziari, la vita di quel ristorante, le amicizie, gli dovevano bastare, aver avuto un’idea più ampia gli ha nuociuto e conferma questa imprevedibilità, questa intelligenza mischiata a fantasia che gli si ritorcono contro».Berlusconi cosa pensava di Lavitola gliel’ha mai detto? «Non lo so e non ho mai voluto capire, il mio rapporto è sempre stato totus politicus e pochissimo personale con Berlusconi, al netto dalla simpatia. Lui andava a compartimenti stagni, mi ha sempre escluso dalla sua vita personale ed è stato un bene per entrambi». L'articolo Lavitola, Fabrizio Cicchitto a Open: «Valter peggior nemico di se stesso, non ho mai voluto chiedere di lui a Berlusconi» – L’intervista proviene da Open.