Più che lo spettro delle contestazioni, che impensieriscono i fedelissimi di Matteo Salvini, al prossimo raduno di Pontida il problema sarà trovare qualcuno disposto ad andarci, e perfino «a montare e smontare le panche» giura Paolo Grimoldi, per oltre trent’anni nella Lega e oggi tra i fondatori di Patto per il Nord. L’ex deputato e storico segretario lombardo, vicinissimo a Umberto Bossi, nel 2022 fu scelto proprio dal Senatùr per coordinare il Comitato Nord, tentativo di riportare il Carroccio alle sue origini autonomiste e federaliste contestando la rotta salviniana. Alle europee 2024, prima di essere espulso dal partito, con le urne ancora aperte rese pubblico lo strappo di Bossi, che gli aveva annunciato il voto per Marco Reguzzoni, ex leghista candidato come indipendente con Forza Italia.Oggi la rivolta del Nord è tornata ad agitare il Carroccio. Dal direttivo della Lega Lombarda è partita la spinta per un’associazione federalista, con Attilio Fontana in prima fila nel fronte dei governatori che preme per un cambio di passo nella gestione del partito. Sul tavolo ci sono la richiesta di una maggiore collegialità, nuovi congressi e una modifica dello statuto. Punti su cui Matteo Salvini ha tirato il freno. Uno scontro destinato ad accompagnare il partito almeno fino a Pontida. «Ora temono le contestazioni? Manca ancora un mese, è presto per dirlo. Ma oggi il problema è l’esatto opposto: non solo non è prevista gente, ma al momento non è previsto neanche chi mette giù le panche, chi organizza, chi si mette a disposizione come militante per l’evento», racconta Grimoldi a Open, profondo conoscitore del malessere della vecchia base leghista. Le tensioni su PontidaPotrebbe essere «la prima Pontida, oltre che poco partecipata, completamente a pagamento», spiega, perché «nella vecchia Lega c’era la militanza, c’erano i volontari che rendevano possibili anche grandi eventi spendendo poco. Oggi, se nessuno ci lavora, anche per fare le pulizie del prato a fine manifestazione devi pagare qualcuno». Un dettaglio che restituisce l’atmosfera da fine impero che aleggia nella Lega durante la pausa agostana dei lavori parlamentari.«Tutti i militanti che sento, gli amici, dopo 32 anni, mi dicono: “Io questa Pontida non vado”, a meno che non si dimetta Salvini». La fronda esplosa in queste settimane tra dirigenti, amministratori e governatori del Nord nasce da lontano, ricorda Grimoldi. «È evidente che c’è un problema politico che viene denunciato sottotraccia da almeno tre anni. Adesso i nodi vengono al pettine». Davanti al segretario, sostiene, ci sarebbero ormai soltanto due strade: «O non cambia niente e oltre a suicidare se stesso, porta al patibolo chi è ancora parte della Lega, oppure si ascoltano le richieste che andranno avanti almeno fino a settembre». E dunque, «cambiare lo statuto, dimettersi, andare a prendersi una bella vacanza per i prossimi sei anni», sintetizza il lumbard senza troppi giri di parole. Se da qui a un mese non arriverà nulla di tutto questo, è l’affondo, «l’unica possibilità è quella di abbandonare Salvini».Il nodo dello statuto e dei congressiPer Grimoldi, il nodo è proprio lo statuto: senza modificarlo, qualsiasi apertura di Salvini a una gestione più collegiale del partito resta soltanto una vaga promessa. «Se vuoi un organo collegiale cambi lo statuto e si sancisce che le decisioni si prendono a livello collegiale. Se invece dici: “Non faccio il congresso, non cambio lo statuto, però vi coinvolgo sulle decisioni”, è un modo elegante per prenderti in giro».Nel mirino c’è anche la gestione delle candidature. Il timore, circolato tra i dissidenti, di possibili liste di proscrizione non sarebbe campato in aria: «È il modus operandi degli ultimi anni di Salvini», accusa l’ex leghista, indicando come caso scuola lo scontro sul terzo mandato di Luca Zaia. Se Salvini avesse davvero voluto difendere fino in fondo la ricandidatura del governatore veneto, è il j’accuse, avrebbe portato personalmente il dossier al tavolo con gli altri leader del centrodestra.I governatori, “l’associazione” federalista e il precedenteD’altra parte, parlando in privato con i governatori, «quello che pensano ormai è chiaro». Se la Lega si riducesse a «un partitino residuo di estrema destra che insegue Vannacci, non potranno mai accettarlo», sostiene. In questo quadro si inserisce anche l’associazione federalista che sta prendendo forma in Lombardia attorno all’area critica, un passo in più verso la frattura: «Di sicuro non è un’associazione fatta per acclamare Salvini segretario».Il parallelo con il generale è facile: «Salvini fece il grande errore di permettergli di fare la sua associazione dentro la Lega Salvini Premier e sappiamo tutti com’è andata a finire», dice Grimoldi. «L’hai fatto fare a lui, che era arrivato ieri e c’entrava come i cavoli a merenda con la Lega, e non lo fai fare ai governatori che sono nella Lega da 35 anni e soprattutto, a differenza di Vannacci, hanno consenso, storia, esperienza e capacità amministrativa?». Salvini è ormai «in un cul-de-sac da ogni punto di vista».I transfughi e l’attivismo di Patto per il NordE così Patto per il Nord si candida ad accogliere i transfughi dai territori: Dario Galli, ex parlamentare ed ex presidente della Provincia di Varese, l’ex segretario della Lega di Mortara, quello di Casteggio, anche consigliere comunale, e Stefania Zerbini, già consigliera comunale di Parabiago. Nelle ultime settimane crescono le adesioni tra gli amministratori locali, soprattutto in Lombardia. Nomi che, sottolinea Grimoldi, nelle rispettive realtà territoriali «erano la colonna portante della Lega».Un travaso, promette, che non si fermerà con l’estate: «A settembre annunceremo un ex consigliere comunale di Milano, fonderemo altre sezioni. Andiamo avanti». Si guarda a chi, lasciata la Lega, non sceglie le sirene di Futuro Nazionale ma «il bagaglio valoriale della vecchia Lega». Perché tornare a serrare i ranghi sarà sempre più difficile: «Possono fare retromarcia le persone che si sono esposte in questi giorni, chiedendo un cambio di rotta, una modifica dello statuto, un passo indietro di Salvini? Diranno ci abbiamo provato, non cambia niente, va bene così? La vedo molto, molto difficile».L'articolo Tensioni nella Lega, l’ex Paolo Grimoldi: «Le contestazioni? A Pontida non ci sarà neanche chi mette giù le panche, se Salvini non cambia resta solo abbandonarlo» proviene da Open.