Con sei medaglie europee e due record del mondo nei 50 dorso siglati in appena 24 ore, Sara Curtis si appresta a festeggiare il suo ventesimo compleanno. Nonostante i risultati straordinari, la nuotatrice azzurra rifiuta l’etichetta di fenomeno. «Amo il mio sport e faccio il mio dovere, non c’è niente di fenomenale. Mi sono preparata per questo e sono felice di aver raggiunto i miei obiettivi, anche se forse sono andati anche oltre le mie aspettative», spiega oggi in un’intervista a Repubblica. «Sono fiera di far parte di questa nazionale femminile»Tra i vari successi, l’atleta non nasconde il valore speciale del titolo nei 50 dorso — «era la gara su cui c’erano più aspettative e me la sono vissuta da protagonista» —, ma ricorda con orgoglio anche il bronzo nei 50 stile libero, giunto al termine di una notte complessa segnata dalla «paura di arrivare quarta».Un rilievo centrale nella sua esperienza va alle gare a squadre e al movimento femminile, che dimostra «quanto siamo forti noi donne» e come la nazionale abbia «una marcia in più». Un modello di riferimento resta la svedese Sarah Sjostroem, capace di gareggiare ad altissimi livelli a 32 anni e a un solo anno dalla maternità. «Gli dava da mangiare e poi si tuffava per vincere. Straordinaria, per forza fisica e mentale. Condividere il podio nei 50 stile con lei che è il mio idolo mi ha particolarmente emozionato. Spero che da questi esempi derivino alle donne i giusti meriti», ricorda l’azzurra. La differenza tra un calciatore e Jannik SinnerNel tracciare una differenza tra le varie discipline sportive, Curtis riconosce la centralità del calcio pur criticando certi atteggiamenti di superiorità, evidenziando il contrasto con i messaggi ricevuti da altri atleti come Marcell Jacobs, Mattia Furlani e Jannik Sinner. «Al calcio va riconosciuto il ruolo storico e mediatico che ha – aggiunge – ma questo non giustifica i commenti ignoranti e arroganti fatti sulle nostre discipline. Non lo elemosino, ma un calciatore non sarebbe mai sceso dal suo piedistallo per farmi i complimenti come ha fatto Jannik Sinner».La decisione di trasferirsi in Virginia si inserisce nella ricerca di un percorso di crescita personale e sportivo all’interno di un sistema che offre infrastrutture adeguate e una diversa mentalità collettiva: «Hanno le strutture, mentre da noi hanno chiuso ingiustamente, per costi insostenibili, tante piscine. Ma la vera differenza è la mentalità, il senso di appartenenza al team. Non existe saltare una staffetta per stanchezza, se sei atleta hai una responsabilità e se indossi una divisa ti metti cuffia e occhialini e vai».Alla base del suo percorso ci sono i valori trasmessi dalla famiglia e dalla madre Helen, di origine nigeriana. Un’educazione improntata al lavoro e al rifiuto delle scuse: «Sono figlia di due culture, ma i miei genitori indipendentemente da dove siano nati e cresciuti, si sono semplicemente sempre dati da fare. E per questo non amo il vittimismo, evito chi si lamenta sempre della propria vita e rimane a un punto x. È una famiglia come tante, non c’è niente di particolarmente diverso e speciale rispetto alle altre».L'articolo L’affondo di Sara Curtis: «Un calciatore non avrebbe mai fatto quello che ha fatto Sinner per me» proviene da Open.