Jason Arday, il millantatore con cattedra a Cambridge, viene trovato morto a casa sua “per cause non sospette”, formula ambigua, sospettissima, e si apre il balletto delle prediche: ah, lo hanno ammazzato quelli che lo avevano sbugiardato. Discorso da prete: se Giuda si impicca dopo aver consegnato Cristo al Sinedrio, che lo mette in croce, la colpa è di Cristo? Ma i media, anche italiani, non hanno dubbi, dicono: professore prodigio suicida e alludono alle colpe di un ambiente razzista e patriarcale.E che dovrebbero dire? Che il woke è un conte Ugolino che divora i suoi figli? Arday non era un vero professore e men che meno prodigio: non sapeva niente, era stato impancato da un allucinante sistema universitario che ne conosceva dettagliatamente la inoreparazione, la labilità mentale, la mitomania e non si è fatto scrupolo di usarlo in quanto nero e androgino.Del 43enne nero somigliante a un rapper fluido qualche collega, esasperata dai favoritismi di cui godeva, della protervia con cui li difendeva, aveva fatto uscire i copiosi plagi e poi gli argini si erano rotti: Arday che corre 35 maratone in un mese, per giunta con una gamba rotta, che scrive tomi fantasma sullo scibile umano, che devolve in beneficenza milioni mai visti, un delirio megalomane mai visto. E tutto questo serviva a rimpolpare la mitologia del nero prodigioso che insegnava ai facoltosi studenti di una delle università più famose e costose del mondo e denunciava in fama di razzista chiunque osare dubitare o contestare la sua truffa abissale. Una situazione che per anni non ha imbarazzato nessuno anche se tutti la conoscevano ma destinata prima o dopo a squagliarsi al sole dell’evidenza. Dopodiché il sistema molla il ragazzo prodigio ai suoi deliri e ala sua tragica inconsistenza. E quello si ammazza.Leggi anche: Jason Arday, morto a Londra l’ex professore di Cambridge accusato di plagioMa siccome bisogna sempre trovare un responsabile, un carnefice, uno qualsiasi tranne “chi è causa del suo mal”, ecco fiorisce un assurdo pensiero tra il moralista e l’immoralista che condanna chi ha detto la verità non chi erigeva cattedrali di menzogne.Tutto questo è sintomatico di un Occidente malato, incapace di fare i conti con le sue degenerazioni e allucinazioni, la cui filosofia è: a che pro infierire? Si, sarà anche stato un imbroglione, uno che toglieva il lavoro a chi lo meritava, ma avete visto come è finita. Non lo si poteva lasciare tranquillo dove stava? Tanto ormai era entrato.La logica del chi è dentro è dentro è quella che sta perdendo l’occidente perché prescinde da ogni merito, lealtà, titolo e se mai li demonizza, predilige il sistema amicale, militante, i servi sciocchi, i ciarlatani funzionali, i propagandisti. Il che vale a dimensione didattica, universitaria come mediatica, politica e scientifica come si è visto e ancora si vede con la abissale vicenda della pandemia, del Covid, di quei vaccini letali che il principale spacciatore, Fauci, definiva privatamente assassini ma lo si continua a difendere, a considerarlo un privilegiato siccome la democrazia americana si è permessa di chiedergli conto dei suoi crimini immani. E lui per 111 volte consecutive non risponde.Jason Arday non era Anthony Fauci ma il metodo era lo stesso, bugie su bugie, convenienti, militanti e il sistema dell’informazione pagata dai nuovi faraoni dice: avete visto come è finita e siete stati voi. Per dire voi che avete osato ristabilire la verità con cui punire un truffatore. Voi eretici della religione woke. Invece Arday, sulla cui fine ancora non sono certezze, era uni psicolabile che non ha retto la tempesta e ha reagito nell’unico modo possibile per uno psicolabile, annullandosi. Probabilmente sicuro di avere subito torti troppo insostenibili per conviverci. Chi è causa del suo male: aveva scoperto un modo falso, vittimistico per campare alla grande e non ha accettato che finisse. Con lui, su di lui la mafia universitaria britannica ma più in generale occidentale che ha sacrificato sull’altare del politicamente corretto ogni istanza di serietà, di realtà, di verità e poi sullo stesso altare ha bruciato uno dei suoi fantocci. Quanti come Arday negli atenei europei e americani? E mentre il mondo della didattica superiore americana ed europea perde colpi, gli altri mondi non hanno tempo da perdere con gli incantamenti di una finzione irresponsabile e malavitosa e prendono il sopravvento.Poi si potrà dire che una tragedia resta una tragedia, che a nessuno fa piacere la fine così triste e squallida di uno messo dove non doveva e abbandonato a se stesso. Va bene, ma dovrebbe riguardare noi? No, questa è una miseria di cui dovrebbero vergognarsi i sommi sacerdoti del woke che hanno usato un mitomane per i loro loschi fini. Uno che doveva essere curato, neutralizzato e invece hanno lasciato che finisse di impazzire, lo hanno messo in una delle cattedre più prestigiose al mondo, lo hanno spacciato per lo stupor mundi che non era, che non poteva essere.Giganteschi truffatori, burattinai di infimi imbonitori sentimentali: ultimamente siamo pieni di padreterni di cartone che si sfaldano sotto la pioggia del redde rationem, e perché non dovrebbe andare così? Anche se può sembrare cinico, non è una cosa cattiva, è fere pulizia, è riconquistare un minimo di decenza e di salvezza.Non può sempre trionfare la logica del chi è dentro è dentro, a volte, per fortuna, scatta ancora la regola biblica, la polvere torna polvere, la superbia sarà annientata. O quella della nonna, chi è causa del suo mal eccetera.Max Del Papa, 16 agosto 2026L'articolo Il prodigio di cartone del woke: Arday e il grande bluff dell’università proviene da Nicolaporro.it.