Qui al bar ci chiediamo come sia possibile che un giornalista scafato come Sigfrido Ranucci, una vita a confezionare inchieste, anche tirandole un po’ per i capelli, di sicuro consapevole che basta poco per finire nel tritacarne, si fosse messo a frequentare personaggi come Valter Lavitola e il suo poco raccomandabile scherano. Uno, per intenderci, in grado di reclutare dei malavitosi per organizzare una sorta di finto attentato. La risposta forse ce l’abbiamo: questi qua si sentono antropologicamente superiori. Indispensabili. Intoccabili. E la loro imprudenza è direttamente proporzionale alla loro spocchia.D’altronde, appena scoppiato l’ordigno che, secondo le dichiarazioni di Lavitola, sarebbe dovuto servire (in realtà, ha detto lui, dovevano essere dei colpi di pistola) a far rafforzare la scorta di Mister Report, Elly Schlein aveva insinuato che la destra fosse in qualche modo oggettivamente responsabile dell’agguato. A riprova che la filiera della sinistra è sempre abile a compattarsi sul compagno che non sbaglia. È una consapevolezza che può trasmettere un senso di onnipotenza: hai dalla tua i poteri forti, la maggior parte della stampa, i politici, gli agit prop; perdi il senso della realtà, ti compiaci – com’è successo a Ranucci – che un faccendiere ti stia costruendo addosso un profilo da candidato a Palazzo Chigi; magari ti domandi se a farsi vedere con certi soggetti non si corrano dei rischi; ma dopo ti ricordi che nessuno oserebbe contestarti, nessuno oserebbe davvero mettersi con di te. Tu sei dalla parte del giusto e nessuno scandalo può lambirti. C’è poco da fare: ci sono sempre cittadini al di sopra di ogni sospetto, i quali arrivano a convincersi che a loro tutto sia concesso. Ma più in alto si sale, più rovinosa rischia di essere la caduta.Il Barista, 14 agosto 2026L'articolo La spocchia degli imprudenti proviene da Nicolaporro.it.