Afghanistan. L’oro del Badakhshan apre una frattura tra i talebani

Wait 5 sec.

di Giuseppe Gagliano – Scontri armati sono in corso dall’11 agosto nel distretto di Nusay, nella provincia afghana del Badakhshan, tra le forze del governo talebano e gli uomini del mullah Juma Khan Fateh, comandante tagiko entrato in conflitto con il vertice dell’Emirato islamico per il controllo delle miniere d’oro della regione. La crisi, ancora circoscritta, rappresenta una delle più significative fratture interne al movimento dalla riconquista dell’Afghanistan nel 2021.Secondo un rapporto riservato datato 10 agosto, basato sull’intercettazione di comunicazioni tra strutture talebane del Badakhshan e del Panjshir, Fateh starebbe tentando di costituire una formazione autonoma denominata “Fronte settentrionale di Fateh”. L’autenticità del documento non è stata verificata in modo indipendente, ma gli scontri successivi confermano l’esistenza di un confronto armato.Il 13 agosto elicotteri talebani avrebbero colpito le posizioni del comandante, mentre rinforzi provenienti da Kabul, Kunduz e Balkh sarebbero stati trasferiti nella provincia. Alcune fonti hanno riferito anche della caduta di un elicottero, circostanza che resta da accertare.All’origine della crisi vi è soprattutto il controllo delle risorse aurifere del Badakhshan. Fateh, radicato nella regione di Darwaz, avrebbe utilizzato parte dei proventi dell’estrazione clandestina per acquistare armi, creare depositi e consolidare una rete composta prevalentemente da combattenti talebani non pashtun. Il vertice di Kandahar aveva cercato di allontanarlo dalla sua base nominandolo vicegovernatore della provincia meridionale di Zabul, per poi rimuoverlo dall’incarico nel giugno scorso. Il successivo ordine di consegnare le armi e la sospensione di alcune attività minerarie avrebbero trasformato il contrasto economico e politico in uno scontro militare.Il controllo dell’oro assume un significato particolare in un Afghanistan caratterizzato da un sistema bancario fragile e da limitate entrate fiscali. Miniere, dogane e commerci di frontiera costituiscono importanti fonti di finanziamento e consentono ai comandanti locali di mantenere uomini e reti di fedeltà. Kandahar non può quindi accettare facilmente la presenza di un centro di potere economicamente e militarmente autonomo.Alla disputa sulle risorse si aggiunge la questione etnica. Il centro politico e religioso talebano rimane prevalentemente pashtun e concentrato a Kandahar, mentre Fateh potrebbe cercare sostegno tra combattenti tagiki, uzbeki e appartenenti alle comunità settentrionali che parteciparono alla conquista del Paese nel 2021. Un’eventuale saldatura tra rivendicazioni economiche, risentimento etnico e disponibilità di armi rappresenterebbe un problema più difficile da affrontare per la leadership di Hibatullah Akhundzada.Sul piano militare Fateh non sembra disporre, almeno per ora, delle forze necessarie per minacciare il governo centrale. Il vertice talebano può contare su maggiori risorse, mezzi aerei e sulla possibilità di trasferire reparti da altre province. Il comandante ribelle beneficia tuttavia della conoscenza del territorio, del radicamento locale e della conformazione montuosa del Badakhshan, caratteristiche che potrebbero favorire una resistenza prolungata.La situazione diventerebbe più grave qualora gli uomini di Fateh stabilissero una collaborazione con il Fronte nazionale di resistenza di Ahmad Massoud o con il Fronte per la libertà dell’Afghanistan. Al momento non esistono elementi sufficienti per confermare un’alleanza di questo tipo, che trasformerebbe però una resa dei conti interna ai talebani in un fronte più ampio contro l’Emirato islamico.Gli sviluppi vengono osservati anche da Cina, Russia e Paesi dell’Asia centrale. Il Badakhshan confina con Tagikistan e Pakistan e raggiunge la Cina attraverso il corridoio del Wakhan. Una destabilizzazione prolungata potrebbe avere conseguenze sulle attività minerarie, sui traffici regionali e sulla sicurezza delle frontiere.La rivolta di Fateh non rappresenta ancora una minaccia esistenziale per il governo talebano, ma costituisce un test significativo per la sua coesione. Se Kandahar riuscirà a reprimere rapidamente la ribellione, il controllo del vertice ne uscirà rafforzato. Un prolungamento degli scontri potrebbe invece trasformare la contesa per l’oro del Badakhshan in una più ampia frattura politica, economica ed etnica all’interno del movimento.