Duecentomillantamila sono i guasti innescati dai social, due sono quelli maledetti: la vanità e il pensiero disordinato. Che poi si potrebbero concentrare in uno, la vanità del pensiero disordinato. Basta aprire la bocca, come i pescetti dall’occhio fisso, e far uscire bolle di concetti sgangherati e compiaciuti. Ma la fabbrica delle chiacchiere non può fermarsi mai, c’è chi i soldini se li fa così. Ho trovato ad esempio una apprendista influencer, tal Giulia Fossati Qualcosa, che avrei voluto continuare a non sospettare e invece apprendo, non senza sgomento, conta già i suoi trentacinquemila follower e ch’io possa esser dannato se arrivo a capire: la profondità analitica è rasoterra, il valore aggiunto, con tutto il rispetto, trascurabile.Dev’essere un meccanismo di trascinamento pavloviano, i test di tutto l’occidente ormai viaggiano tra il disperato e il rassegnato, la comprensione media dello studente mediocre non distingue fra la teoria dei quanti e una canzone di Jovanotti. Sostiene dunque che Meloni va in vacanza, però a lei non gliene frega niente, però gliene frega perché Giorgia se la spassa invece di pensare ai cambiamenti climatici (uno che fa, si ammazza?), però i giornali si occupano della Melono, e non dei cambiamenti climatici però potrebbero anche lasciarla in pace, però è un insulto alla Meloni però è un insulto agli italiani perché con quello che costa tutto, signora mia, che geoeconomicamente è tutta colpa della Meloni che sta al mare. Però merda.Il tutto ovviamente condito da una sacra rappresentazione a base di smorfie, faccine, strabuzzamenti che Francesca Albanese scansati, vai a Gaza (è quello il vero crimine: allevare legioni di sciocchine convinte che il nulla funzioni meglio se incartate in una stagnola di bamboleggiamenti da terza elementare). Pare che non si possa più dire una sana cazzata senza interpretarla alla maniera di Carmelo Bene nel Pinocchio. Pensiero più caotico che disordinato, più sconclusionato che anarchico, ma lo ascoltano, temo, in trentacinquemila e magari si congratulano pure (non ho il coraggio di verificare, sono come Ranucci). E io qui mi fermo, cosa posso aggiungere?Per esempio che un tempo la logica aristotelica era il requisito primo per entrare nel favoloso mondo della informazione, oggi con i social che hanno spazzato via tutto è diventata un peso, un intralcio, tutti in sella alle proprie egobambinate e tutti divulgatori, opinionari, esperti, analisti, informatori, sedicenti, influencer, anche se adesso si dice, alquanto presuntuosamente, creator.Di cosa, è meglio non specificare. Tutti giornalisti: la vecchia utopia sessantottina, farsi ciascuno il suo giornale, in barba alla struttura del regime capitalista, è diventata possibile grazie al capitalismo sfrenato della Silicon Valley. I compagni d’antan non si preoccupavo dei costi, per fare “cento, mille, un milione di giornali”, tutti ovviamente antifascisti e democratici del genere progressivo, sovietico, sarebbe bastata una bella rivoluzione; ma non è neppur vero che non costi niente menarsela sui vari Instagram e tiktok: se qualcuno ci guadagna, molti ci smenano, e poi non lo vuoi contabilizzare il dispendio di energia, di tempo, di attività sottratta a un lavoro vero? E invece c’è chi per lavoro fa questo, agitarsi davanti a un telefono in canottiera producendo evanescenti verità.A proposito, che ne dite di questa? Il tanto strombazzato Fabrizio De andré in odor di santità, da infilare nei libri di testo nelle scuole come , in America, l’autobiografia di Michelle Obama: «Gli zingari rubano, è vero, però io non ho mai sentito dire, non l’ho mai visto scritto da nessuna parte, che gli zingari abbiano rubato tramite banca. Questo è un dato di fatto».Ecco il livello della subsubsubcultura ginnasiale di sinistra: siamo al più desolante plagio del Brecht più desolante. Ipocriti, peraltro. Molto. De André era padrone di mezza Sardegna, senza contare la real estate ligure, e anche questo è un dato di fatto. Una sua nipote, anche lei aspirante influencer, ha pensato bene di dare i numeri a un concerto di Diodato (nominato cavaliere da Mattarella con una sola hit all’attivo, per meriti propagandistici) siccome tra il pubblico c’era Salvini: è toccato difenderlo a nonna Dori Ghezzi, che subito ha premesso: “Sono di sinistra, però non è giusto”.Cari leader di destra, evitate, vi prego, la solita dimostrazione di sudditanza al pensiero sottoculturale comunista, quel precisare sempre che voi ascoltate i vari Guccini e De Andrè anche se avrebbero voluto appendervi a rovescio in piazza Loreto e ostentano disprezzo postumo nei vostri confronti, esteso ai pronipoti, per osmosi.Tanto non vi riabiliteranno mai, i veri fasci sono loro ma la comunicazione migliore che gli resta è dare dei nazisti a voi. La imberbe De André ha avuto il suo attimo di celebrità, da capitalizzare via social. Il livello di civiltà, di educazione, di intelligenza è sceso non di un altro gradino: di un’altra rampa. Ma pare che nella presente democrazia elettronica sia consigliabile sparare tutte le cazzate che si vuole, purché col sussidio di chi si crede interessante e sotto sotto, sta lavorando per sé, rotta Temptation Island.Max Del Papa, 15 agosto 2026L'articolo Ecco l’ultima: Meloni in costume è una violenza contro gli italiani poveri proviene da Nicolaporro.it.