Nanni Moretti compie oggi, 19 agosto, 73 anni. Leone di segno zodiacale e autore per vocazione, Giovanni Moretti nasce a Brunico il 19 agosto 1953, quasi per caso lontano dalla città che avrebbe finito per identificarsi con una parte fondamentale del suo cinema: Roma. I genitori, entrambi romani, si trovavano infatti in Alto Adige durante le vacanze, mentre è nella Capitale che il futuro regista cresce e comincia a coltivare le due grandi passioni della sua adolescenza, la pallanuoto e il cinema.Settantatré anni che arrivano in un momento particolare della sua carriera. Tra poche settimane Moretti tornerà infatti alla Mostra del Cinema di Venezia, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026, con Succederà questa notte, uno dei cinque film italiani selezionati per il concorso principale. È un ritorno importante: Moretti non partecipava alla competizione veneziana da Palombella rossa, 37 anni fa.Il compleanno diventa allora l’occasione per guardare a un autore che in mezzo secolo non ha semplicemente diretto film, ma ha costruito un linguaggio immediatamente riconoscibile. Una Vespa che attraversa Roma d’estate, una camicia a quadri, una fetta di Sachertorte, una piscina, una discussione politica, una stanza in cui apparentemente non succede nulla e invece sta succedendo tutto: il cinema di Moretti ha trasformato dettagli quotidiani in elementi di un immaginario diventato collettivo.Foto: Instagram @nannimoretti_Nanni Moretti compie 73 anni: da Roma ai primi filmMoretti arriva al cinema negli anni Settanta quasi in maniera artigianale. Nel 1973 gira La sconfitta con una cinepresa Super 8 acquistata vendendo la propria collezione di francobolli; nel 1976 arriva il primo lungometraggio, Io sono un autarchico, dove compare per la prima volta Michele Apicella, alter ego che accompagnerà una parte fondamentale della sua prima filmografia.Due anni dopo Ecce Bombo cambia definitivamente le dimensioni del fenomeno. Presentato in concorso a Cannes, il film ottiene un successo sorprendente e porta al cinema una generazione che non si riconosce più nei personaggi tradizionali della commedia italiana.I protagonisti morettiani discutono moltissimo, esitano, si contraddicono, analizzano sentimenti e ideologie fino quasi a consumarli. L’azione spesso lascia spazio alla parola, ai silenzi e all’imbarazzo. È proprio da questa apparente immobilità che nasce uno degli elementi più riconoscibili del suo cinema.Spider-Man: Brand New Day e il coraggio di diventare qualcun altroLo stile di Nanni Moretti: perché i suoi film sono così riconoscibiliBastano pochi minuti per capire di essere entrati in un film di Moretti. Non necessariamente per un singolo elemento tecnico, quanto per l’insieme di caratteristiche che negli anni hanno costruito una grammatica cinematografica tutta sua.La fotografia ha attraversato naturalmente trasformazioni profonde in cinquant’anni di carriera, ma nell’immaginario morettiano ritornano spesso colori naturali, tonalità calde e leggermente smorzate, quasi attraversate in alcuni film da una sottile patina gialla. Non una cifra visiva rigida, quanto una sensazione di calore e di realtà vissuta che accompagna molte delle immagini rimaste nell’immaginario collettivo.Roma, soprattutto, non è quasi mai quella monumentale delle cartoline. È fatta di condomini, terrazze, strade assolate, piscine, cinema e quartieri attraversati quasi distrattamente. La città non ha bisogno di essere presentata: esiste intorno ai personaggi, entra nei loro discorsi e diventa parte del loro modo di vivere.Anche il ritmo contribuisce a questa riconoscibilità. Le narrazioni possono procedere lentamente perché Moretti preferisce spesso osservare ciò che accade tra un evento e l’altro. Una conversazione, un’attesa, una passeggiata o una nevrosi privata possono dire più di una grande svolta narrativa.E poi ci sono le parole. Nel cinema morettiano parlare non serve semplicemente a portare avanti la trama: è già azione. Le parole rivelano appartenenze politiche, debolezze, snobismi, sentimenti e contraddizioni. Non sorprende che tante battute dei suoi film abbiano finito per sopravvivere alle pellicole stesse ed entrare nel linguaggio comune.Foto: IMdBCaro diario e la Vespa: quando Roma diventa cinemaSe esiste un’immagine capace di riassumere il rapporto tra Moretti e l’Italia, probabilmente è quella di Caro diario: il regista in sella alla sua Vespa attraversa una Roma quasi vuota durante l’estate.Il film del 1993 è diviso in tre episodi – In Vespa, Le isole e Medici – e segna anche un passaggio fondamentale nella carriera dell’autore: Moretti interpreta esplicitamente sé stesso, abbandonando Michele Apicella. L’anno successivo il film gli vale il premio per la miglior regia al Festival di Cannes.Ma il riconoscimento internazionale racconta solo una parte della sua eredità. Quella Vespa è diventata un’immagine dell’estate italiana: le strade deserte, il caldo, il tempo improvvisamente dilatato, il piacere quasi infantile di muoversi senza una destinazione precisa. Moretti riesce a raccontare Roma senza avere bisogno del Colosseo, di piazza Navona o delle immagini da cartolina. Gli bastano una strada, una curva e un quartiere silenzioso.Persino l’abbigliamento partecipa alla costruzione del personaggio Moretti: camicie a quadri, polo, pantaloni semplici, completi di lino e occhiali da sole. Un’estetica poco costruita che, vista oggi, sembra anticipare quella ricerca di naturalezza e semplicità che ciclicamente ritorna anche nella moda.Foto: IMdBDa Bianca a La stanza del figlio: i film che hanno costruito il mito MorettiPrima e dopo Caro diario, Moretti ha disseminato il cinema italiano di immagini, personaggi e frasi entrate nella cultura popolare.C’è Bianca, uscito nel 1984, dove le ossessioni tipiche del suo cinema incontrano persino elementi da giallo. C’è Palombella rossa, dove pallanuoto, crisi politica e identità personale finiscono nello stesso spazio narrativo. Ci sono poi Aprile, Habemus Papam, Mia madre e Tre piani: opere lontane tra loro per temi e periodi storici, ma unite da uno sguardo che continua a interrogare la società attraverso le inquietudini individuali.E poi c’è La stanza del figlio, forse uno dei punti in cui il cinema di Moretti abbandona maggiormente la protezione dell’ironia. Il dolore provocato dalla morte improvvisa di un figlio viene raccontato attraverso una famiglia comune e attraverso ciò che resta della quotidianità quando quella quotidianità viene spezzata. Nel 2001 il film conquista la Palma d’oro al Festival di Cannes, uno dei risultati più importanti della carriera del regista e un riconoscimento che consacra definitivamente Moretti sulla scena cinematografica internazionale.Più recentemente lo abbiamo visto anche come attore ne Il colibrì, film del 2022 diretto da Francesca Archibugi e tratto dal romanzo di Sandro Veronesi. Nel 2023, invece, è tornato dietro la macchina da presa con Il sol dell’avvenire, una riflessione sull’invecchiamento, sul cinema, sulla politica e sulla difficoltà di accettare un mondo che cambia mentre si cerca ostinatamente di rimanere fedeli a se stessi.Film diversi, eppure attraversati dalla stessa domanda: come si vive dentro il proprio tempo senza riuscire mai davvero ad adattarsi?Foto: IMdBThe Odyssey, le libertà che Christopher Nolan si è preso con Omero: quando il mito diventa un’altra storiaNanni Moretti e Roma, una città trasformata in personaggioPoi c’è Roma, presenza quasi inevitabile.Moretti è nato a Brunico, ma è cresciuto nella Capitale e Roma ha finito per diventare una sorta di estensione geografica dei suoi personaggi. Non la città monumentale, ma quella quotidiana e borghese, fatta di case, scuole, strade, terrazze, piscine e sale cinematografiche.È una Roma vissuta più che mostrata. Forse proprio per questo è riuscita a entrare così profondamente nell’immaginario degli spettatori: non è soltanto lo sfondo delle storie, ma il luogo in cui quelle nevrosi, quelle conversazioni e quelle contraddizioni sembrano trovare la propria dimensione naturale.Il rapporto con la città è diventato anche concreto quando, nel 1991, Moretti ha preso in gestione e fatto ristrutturare una vecchia sala di Trastevere trasformandola nel Cinema Nuovo Sacher, inaugurato con Riff Raff di Ken Loach.Il cinema, per Moretti, non è mai stato soltanto qualcosa da girare. È anche un luogo fisico da difendere, mostrare e condividere, un’esperienza collettiva che continua a esistere oltre lo schermo.Venezia 83, svelato il programma: da Danny Boyle a Nanni Moretti, tutti i film in concorsoNanni Moretti torna a Venezia 2026 con Succederà questa notteEd è proprio da qui che il compleanno del 2026 guarda al futuro. Dal 2 al 12 settembre, l’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica porterà nuovamente Nanni Moretti in concorso con Succederà questa notte. La presenza del film segna il ritorno del regista nella competizione veneziana a 37 anni da Palombella rossa.Venezia, del resto, appartiene già alla sua storia. Nel 1981 Sogni d’oro gli fece conquistare il Leone d’argento – Gran premio della giuria, mentre nel 2024 Moretti era tornato al Lido per presentare la versione restaurata di Ecce Bombo.A 73 anni, dunque, Nanni Moretti torna ancora una volta dove il cinema viene discusso, osservato e giudicato. Forse è proprio questa continuità a spiegare perché la sua opera continui a essere riconoscibile anche per chi non appartiene alla generazione che lo ha scoperto con Ecce Bombo.Perché nel frattempo sono cambiate Roma, l’Italia, la politica, il cinema e persino il modo in cui guardiamo i film. Eppure basta ancora una Vespa che attraversa una strada vuota, una conversazione troppo lunga, una piscina o un uomo incapace di adattarsi completamente al mondo che lo circonda per pensare immediatamente a lui.Buon compleanno, Nanni.Foto: IMdB| Da Rumors.it