Sudan. La guerra civile si allarga alla competizione per il controllo del Mar Rosso

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di Giuseppe Gagliano – La guerra civile sudanese sta assumendo una dimensione sempre più regionale, con il Mar Rosso al centro degli interessi strategici delle potenze coinvolte. La creazione del Consiglio supremo per la cooperazione e il coordinamento strategico tra Sudan e Arabia Saudita, accompagnata dal rafforzamento dei rapporti militari con la Turchia, consolida infatti il sostegno internazionale al generale Abdel Fattah al-Burhan e alle Forze armate sudanesi.L’accordo con Riad riguarda economia, investimenti, commercio e coordinamento politico, mentre la visita ad Ankara del capo di stato maggiore sudanese Yasir Abdelrahman Hassan Elatta evidenzia il crescente ruolo turco. Arabia Saudita e Turchia condividono l’interesse a rafforzare l’autorità di al-Burhan, pur perseguendo obiettivi differenti. Riad punta soprattutto alla sicurezza della costa occidentale del Mar Rosso e al contenimento dell’influenza degli Emirati Arabi Uniti, mentre Ankara cerca di ampliare la propria presenza politica, economica e militare in Africa.Sul terreno il Sudan rimane profondamente diviso. Le Forze armate controllano Khartoum, Al Jazirah e Port Sudan, sede provvisoria delle istituzioni e principale sbocco marittimo del Paese. Le Forze di supporto rapido di Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti, mantengono invece una forte presenza nel Darfur e in alcune aree del Kordofan. I paramilitari sono accusati di beneficiare del sostegno degli Emirati Arabi Uniti, che hanno ripetutamente negato ogni coinvolgimento.Il Kordofan rappresenta uno dei principali fronti strategici perché collega il centro del Sudan al Darfur. Il suo controllo potrebbe determinare la capacità delle due parti di consolidare o spezzare la continuità territoriale dell’avversario. Anche l’avanzata delle forze paramilitari e dei loro alleati verso Geissan, vicino al confine con l’Etiopia, mostra come il conflitto possa estendersi ulteriormente verso il Nilo Azzurro e le regioni orientali.In questo quadro Port Sudan assume un’importanza decisiva. La città si affaccia sulla rotta che collega il canale di Suez allo stretto di Bab al-Mandeb e rappresenta il principale terminale commerciale del Paese. Per l’Arabia Saudita garantire la stabilità della costa sudanese significa proteggere traffici ed esportazioni energetiche ed evitare che potenze concorrenti acquisiscano un’influenza strategica sulla sponda africana del Mar Rosso.Il sostegno turco potrebbe comprendere cooperazione militare, addestramento, assistenza tecnica e sistemi senza pilota, mentre quello saudita appare soprattutto politico, finanziario e logistico. Parallelamente, entrambi i Paesi guardano alle opportunità offerte da un’eventuale ricostruzione del Sudan, ricco di oro, terre agricole e risorse naturali.Resta tuttavia il rischio che la crescente presenza delle potenze regionali consolidi la frammentazione del Paese anziché favorirne la riunificazione, con un’area orientale e centrale legata ad Arabia Saudita, Turchia ed Egitto e un Sudan occidentale dominato dalle forze di Hemedti e inserito in differenti reti regionali.A pagare il prezzo più alto continua a essere la popolazione civile. Gli sfollamenti, la carenza di cibo e medicinali, le distruzioni e l’insicurezza accompagnano l’espansione dei combattimenti. Il Sudan rischia così di trasformarsi sempre più nel retroterra africano della competizione per il Mar Rosso, mentre l’intervento delle potenze regionali rafforza gli schieramenti senza offrire, almeno per ora, una prospettiva concreta per la conclusione della guerra.