di Shorsh Surme – Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’Iran starebbe valutando una serie di opzioni militari qualora il presidente statunitense Donald Trump decidesse di intensificare il confronto con Teheran. Le informazioni, provenienti da fonti interne al regime, indicano che la leadership iraniana starebbe esaminando scenari che vanno oltre il Medio Oriente, includendo potenziali obiettivi in Europa e infrastrutture critiche globali.Le fonti citate dal quotidiano britannico affermano che le forze iraniane avrebbero considerato la possibilità di colpire installazioni militari statunitensi nell’Europa sudorientale, con particolare riferimento alla Bulgaria, che nel luglio scorso ha autorizzato l’uso della base aerea di Bezmer da parte di velivoli americani. La scelta di questa area geografica non sarebbe casuale: si tratta di un segmento della presenza militare statunitense considerato potenzialmente più vulnerabile rispetto ad alcune delle principali basi dell’Europa occidentale.Un altro potenziale obiettivo sarebbe Cipro, dove a marzo una base britannica è stata colpita da un drone. La menzione dell’isola suggerisce che Teheran consideri Cipro un punto sensibile della rete militare occidentale nel Mediterraneo orientale, già esposto alle tensioni regionali.Separatamente, le fonti indicano che l’Iran avrebbe valutato l’ipotesi di colpire i cavi sottomarini in fibra ottica che attraversano lo Stretto di Hormuz. Un attacco di questo tipo non avrebbe soltanto un valore militare, ma anche economico e simbolico: i cavi rappresentano infatti una componente essenziale delle comunicazioni globali e la loro vulnerabilità costituisce da tempo un elemento centrale nelle analisi sulla sicurezza delle infrastrutture strategiche.Le fonti concordano sul fatto che la natura della risposta iraniana dipenderebbe dalle mosse degli Stati Uniti. Una di esse sostiene che Teheran starebbe preparando un piano per estendere il conflitto qualora Trump decidesse di colpire infrastrutture iraniane. Un’altra afferma che l’Iran non imporrebbe “alcuna restrizione” alla propria reazione, indicando la disponibilità a colpire anche obiettivi europei qualora Washington “si spingesse troppo oltre”.Le fonti richiamano inoltre l’attacco iraniano del mese scorso contro una base statunitense in Giordania, nel quale sono morti tre militari americani. Secondo le valutazioni interne citate dal Financial Times, si sarebbe trattato dell’operazione a lungo raggio più precisa mai condotta dalla Repubblica Islamica. L’azione avrebbe avuto anche una funzione comunicativa: dimostrare che la gittata dei missili iraniani sarebbe sufficiente a raggiungere l’Europa e spingere i Paesi europei a definire con maggiore chiarezza la propria posizione nel confronto tra Washington e Teheran.Il 25 luglio un portavoce delle Guardie Rivoluzionarie ha avvertito che la Gran Bretagna diventerebbe un “obiettivo certo e legittimo” qualora sostenesse gli Stati Uniti in un’eventuale guerra contro l’Iran. Il messaggio è stato esteso a tutti i Paesi che potrebbero appoggiare Washington, compresi gli Stati del Golfo, evidenziando una strategia iraniana volta a scoraggiare la formazione di un fronte compatto a sostegno degli Stati Uniti.A marzo Teheran ha lanciato due missili balistici a medio raggio verso la base angloamericana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, a circa 4.000 chilometri dall’Iran. L’agenzia semiufficiale Mehr ha confermato l’operazione, sottolineando che la gittata dei missili sarebbe superiore alle stime precedenti. Si tratta di un elemento significativo, perché indicherebbe la volontà iraniana di dimostrare una capacità di proiezione militare che supera i confini del teatro mediorientale.