Ho appreso la parola “massoneria” molto prima di incontrarla nei giornali. L’ho indovinata nei libri di mio nonno, un avvocato che non ho mai conosciuto e che, secondo mia nonna, e secondo ciò che molti anni dopo ho trovato nella sua biblioteca, probabilmente era massone. Di lui mi è arrivata l’immagine di un uomo rigoroso, onesto, insofferente verso gli inganni e verso la burocrazia senza senso. Tra quei libri ho trovato testi sui grandi iniziati, note a margine che aprivano piccoli spiragli sul suo pensiero. Lì ho scoperto una Massoneria fatta di disciplina, etica e ricerca spirituale, non di intrighi.Poi ho capito che, nel linguaggio corrente, “massone” poteva significare qualcosa di molto diverso. È una parola che a volte anche nel lessico giornalistico pesa più del dovuto. Non implica un reato, non costituisce un’accusa formale e non appartiene al codice penale. Eppure, a volte compare nei resoconti di cronaca, come nel caso di Valter Lavitola, o nelle dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri sulla “massoneria deviata”, riprese poi dal magistrato Antonino Di Matteo, che hanno affiancato “massoni e mafiosi” nel voto sul referendum. Poi hanno chiarito ma subito si attiva l’ombra: potere occulto, trame parallele, stanze fumose, intrighi.Viviamo nell’era del politicamente corretto e dell’iper-tutela del linguaggio. Siamo attentissimi a non menzionare la nazionalità, la religione, l’etnia o l’orientamento di chi finisce sulle pagine di cronaca nera, non è chiaro per evitare cosa, ma questa sensibilità si dissolve di fronte al termine “massone”. Massone è diventato un comodo “segnalatore narrativo”: un’etichetta sociologica usata non per descrivere un’appartenenza reale, fatta di iscrizioni regolari, rituali o logge legittime, ma per suggerire al lettore l’idea che quel personaggio avesse una rete, dei contatti opachi, sponde occulte.Questo riflesso nasce dal trauma collettivo degli anni ’80, dall’ombra della P2 di Licio Gelli che ha avvelenato il linguaggio, sovrapponendo l’anomalia di una loggia deviata all’intera storia di una tradizione secolare. Un fantasma che si può tirare fuori dall’armadio ogni volta che la realtà non si piega alle narrazioni volute.Ne abbiamo la prova lampante proprio in queste ore, con la storia infinita dell’attentato al conduttore di Report. Di fronte a una vicenda di cronaca dai contorni ancora indefiniti, Sigfrido Ranucci si è affrettato a ipotizzare una misteriosa “regia dall’alto”, evocando esplicitamente un disegno che “riprende il piano di Licio Gelli”. Quando la realtà è troppo complessa o sfugge al controllo, il richiamo al complotto massonico diventa la coperta di Linus che spiega tutto.La Massoneria vera, regolare, negli anni ‘80 aveva provato a difendersi, a fare pulizia interna espellendo Gelli e i vertici corrotti e tentando di tutelare la propria istituzione con la trasparenza. Ma la cronaca e il sensazionalismo avevano già pervaso così profondamente il comune sentire da trasformare una scuola di pensiero in un sinonimo automatico di malaffare. Da allora, per una gran parte dell’opinione pubblica: massoneria equivale a opacità. Un automatismo molto radicato, che riaffiora molto spesso nel dibattito istituzionale e politico.Un’anomalia mediatica e culturale: la parola “massone” smette di essere un dato storico o sociologico e diventa un’arma retorica di delegittimazione tout court. Per attaccare un avversario, screditare un’idea o sminuire un voto democratico, basta infilarci dentro il “fantasma del massone” per attivare il pregiudizio del lettore e chiudere la partita senza bisogno di argomentare.Ma la realtà, quella storica e culturale, è profondamente diversa. Io l’ho scoperta in modo profondo tra i libri di mio nonno. Non l’ho mai conosciuto, era solo un racconto di mia nonna, che a sua volta ne parlava col riserbo tipico di quell’epoca. Da grande, però, studiando giurisprudenza ho avuto accesso alla sua libreria. E lì ho iniziato a capirlo di più.Era uno stimato avvocato, un uomo integro che manteneva la famiglia con il proprio lavoro e che godeva del rispetto di tutti. Ma era anche altro. Sfogliando le sue carte, leggendo i suoi appunti a margine, è emerso un mondo per me allora sconosciuto. Non c’erano segreti indicibili, ma testi sugli “iniziati”, volumi che approfondivano le figure come Krishna, Cristo e il trascendente. C’erano riflessioni scritte a mano, che rivelavano una disciplina interiore rigorosa ma coerente, mai schiavizzante; un desiderio profondo di interrogarsi sul senso della vita e dell’uomo. E, accanto alla spiritualità, c’era un forte impegno civile: nei suoi scritti privati condannava con fermezza i soprusi del potere e gli abusi della burocrazia, difendendo lo Stato di diritto. Mio nonno, con ogni probabilità, era un massone. Ma era l’esatto opposto del cliché mediatico di oggi.Rappresentava quella Massoneria originaria, di stampo illuminista e liberale, che ha contribuito a fondare il pensiero moderno e le libertà occidentali. Una scuola di miglioramento personale e intellettuale, dove professionisti specchiati si riunivano per elevarsi culturalmente e difendere il libero pensiero dai dogmi lavorare al perfezionamento dell’umanità, promuovere la tolleranza e liberare l’uomo dai dogmi dell’ignoranza e del pregiudizio, non per tramare nell’ombra.Oggi, a quasi 69 anni, seguo alcune pagine social legate alla Massoneria regolare e ritrovo lo stesso spirito: persone che cercano risposte a domande profonde, che coltivano il pensiero e la ricerca in un mondo di slogan e tifoserie polarizzate. Continuare a usare la parola “massone” come un insulto generico o come sinonimo di “comitato d’affari” significa fare un danno ingiusto a una tradizione culturale illustre e alle logge regolari, che nulla hanno a che fare con i personaggi borderline della cronaca. I casi di cui parlano i giornali non sono massoneria: sono più spesso casi di uso (e abuso) mediatico o opportunistico della massoneria.Forse possiamo almeno provare a restituire a questo termine la sua dignità storica. Se non altro, per rispetto a tutti quegli uomini integri che hanno coltivato la luce della ragione e della spiritualità senza mai venir meno ai propri doveri verso la società, verso la propria professione e verso lo Stato.Teresa Casamichela, 20 agosto 2026L'articolo Ogni volta che la realtà scotta, spunta la massoneria proviene da Nicolaporro.it.