Libia. La Russia ora è di fronte all’Italia

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di Samuele Lucia – La distanza tra la Sicilia e la Libia si misura in poche centinaia di chilometri. Abbastanza perché ciò che accade sull’altra sponda del Mediterraneo non possa essere considerato una crisi periferica. Mentre l’Europa continua a concentrare uomini, risorse e attenzione sul fronte orientale della Nato, Mosca sta consolidando una presenza molto più vicina all’Italia: quella in Libia.Le ultime indicazioni sull’espansione delle infrastrutture utilizzate dalle forze russe nel Paese nordafricano evidenziano una strategia che va ben oltre il sostegno al generale Khalifa Haftar.La Libia sta diventando uno snodo della proiezione russa tra Mediterraneo e Africa. Per l’Italia significa avere una potenza considerata ostile dall’Alleanza Atlantica sempre più radicata sul proprio fianco meridionale.Secondo informazioni diffuse ad agosto dal Tearline Project della National Geospatial-Intelligence Agency statunitense, la Russia sarebbe coinvolta nello sviluppo delle infrastrutture di sei basi aeree libiche: al-Jufra, al-Khadim, al-Qardabiyah, Brak al-Shati, Maaten al-Sarra e Tamanhint.Non si tratta di una presenza improvvisa. Mosca opera da anni nella Libia orientale e meridionale, dove Haftar ha costruito un sistema di potere autonomo rispetto al governo di Tripoli. A cambiare è la dimensione strategica dell’operazione.La caduta del regime di Bashar al-Assad in Siria ha costretto il Cremlino a ripensare una parte della propria architettura militare nel Mediterraneo. In questo scenario la Libia offre un’alternativa preziosa: aeroporti, accesso al Mediterraneo e, soprattutto, una porta verso il Sahel.È proprio in quest’area che la strategia russa acquista una dimensione ancora più significativa. Mali, Niger e Burkina Faso hanno progressivamente ridotto la cooperazione militare con le potenze occidentali, mentre Mosca ha ampliato la propria influenza nella regione.Una rete logistica in Libia permette alla Russia di collegare queste relazioni africane direttamente al Mediterraneo.Per Roma il problema resta soprattutto geografico. In Europa la Russia viene percepita principalmente come una minaccia proveniente da Est, ma la sua capacità di proiezione non si ferma all’Ucraina o al Baltico.La stessa Nato riconosce ormai la rilevanza della presenza russa nel Mediterraneo centrale. Tra giugno e luglio l’Italia ha guidato la **Task Force X-Central Mediterranean**, un programma di sperimentazione dell’Alleanza dedicato alla sorveglianza multidominio del fianco Sud. Droni, sensori e nuovi sistemi di intelligence sono stati testati proprio per aumentare la capacità di osservare ciò che avviene in un’area diventata sempre più affollata e competitiva.Roma insiste da tempo affinché gli alleati guardino anche verso Sud, non per sostituire il fronte orientale, ma perché le due direttrici sono sempre meno separabili.La Russia che preoccupa Varsavia e Tallinn è la stessa che consolida infrastrutture militari dall’altra parte del Canale di Sicilia.La Libia è importante per l’Italia anche sul piano energetico, non soltanto su quello della sicurezza militare. Il Paese possiede le maggiori riserve petrolifere accertate dell’Africa e punta ad aumentare la produzione dagli attuali 1,4 milioni di barili al giorno a 2 milioni entro il 2030. Per raggiungere questo obiettivo, la National Oil Corporation libica stima investimenti fino a 40 miliardi di dollari.Tra le compagnie già presenti c’è Eni. A collegare direttamente i due Paesi c’è inoltre Greenstream, il gasdotto sottomarino che arriva a Gela. La stabilità della Libia riguarda quindi direttamente una delle infrastrutture della sicurezza energetica italiana.A questo si aggiungono i flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Energia, migrazioni, sicurezza marittima e competizione tra potenze finiscono così per convergere nello stesso spazio.Il rischio per l’Italia non è quello di un’improbabile offensiva russa dalle coste libiche, ma qualcosa di più concreto e delicato: la progressiva perdita di influenza in un’area strategica per gli interessi nazionali.Russia e Turchia hanno dimostrato di saper utilizzare la presenza militare e le relazioni con gli attori locali per trasformarsi in interlocutori difficili da aggirare. L’Europa, al contrario, continua a muoversi in una Libia politicamente divisa senza essere riuscita a costruire un equilibrio stabile.Per Roma diventa quindi essenziale trasformare la propria posizione geografica in peso politico. Significa mantenere alta l’attenzione della Nato sul fianco Sud, tutelare gli interessi energetici e, soprattutto, evitare che il Mediterraneo centrale diventi uno spazio nel quale altri attori possano consolidarsi fino a determinarne gli equilibri.