Mentre i media italiani dedicano pagine su pagine a Ranucci e Lavitola, frantumandoci il frantumabile con dietrologie, vittime ideologiche, e assalti a una democrazia che appare sempre più povera di contenuti, il mondo sta cambiando con una velocità senza precedenti. E cio’ sta accadendo lontano dai quartieri e dai quartierini di Roma sui quali i riflettori restano sempre accesi, in aree del pianeta terra, ripeto, pianeta terra, i cui assetti in costante evoluzione avranno conseguenze dirompenti anche sull’Europa e l’Italia.L’Europa si interroga sulla Nato dimenticando che se la Nato esiste è perché gli Stati Uniti dopo aver liberato l’Europa hanno scelto anche di esserne il custode, malgrè lui; e che la Nato, come ebbe a dire Andreotti (prima di essere gettato nel fango forse proprio per le sue dichiarazioni), aveva cessato di svolgere un ruolo nel momento in cui il muro di Berlino era crollato e che cio’ avrebbe richiesto un ripensamento globale delle alleanze.Oggi qualcosa di epocale, in un mondo in cui la Cina (nonostante la profonda crisi economica di cui nessuno parla) ha preso in mano il testimone della “disinformatio” (di Sovietica origine) viene accreditata di superpoteri che per debolezze endogene non ha e che solo la super-debolezza di un’Europa autolesionista fa emergere, oggi qualcosa di epocale sta accadendo.Tre accordi internazionali racchiudono potenzialmente fattori in grado di incidere su tutti gli equilibri mondiali celando (a oggi) le loro reali conseguenze e le volontà che si celano nell’ombra dei trattati. A questi tre accordi si affiancano due prese di posizione tutt’altro che equivoche da parte di due grandi Paesi: l’India di Modi e l’Argentina di Milei entrambi pronti a ribadire in ogni circostanza “we stand with Israele with full convinction”.E passiamo ai tre accordi che sui media, focalizzati su Ranucci e sul destino di Report (che cambierà le nostre vite), sono stati oggetto di un’attenzione a dir poco superficiale.Il patto per lo sviluppo nucleare civile siglato il 24 luglio scorso fra Stati Uniti e Arabia Saudita . Un patto la cui esecutività è condizionata alla firma da parte di Ryadh degli accordi di Abramo, firma destinata a condizionare in tutto il mondo arabo e musulmano, i rapporti con IsraeleI patti di Abramo siglati dagli Emirati, dal Marocco, dal Bahrein, dal Sudan ancora con Israele, che si sommano agli accordi di pace fra Israele ed Egitto (1979) e Israele e Giordania (1994)E dulcis in fundo, la Convenzione de La Mecca per la difesa comune. Siglata fra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan il 7 agosto scorso, prevede che ognuno dei tre paesi fosse attaccato, potrebbe contare sull’intervento degli altri due al suo fianco.Tutto chiaro. No? Possiamo tornare a parlare di Ranucci? Peccato, no. I tre accordi presentano retroscena che non possono essere trascurati. Se è vero come è vero che il collante di queste intese è l’Iran, in quanto nemico comune, è inevitabile porsi alcuni interrogativi. La Turchia è membro della Nato e vanta fra i Paesi Nato la più consistente forza militare, ma ora è anche membro della Convenzione di La Mecca. E se un Paese Nato, o gli stessi Stati Uniti entrassero in rotta di collisione con uno dei tre Paesi firmatari della Convenzione di La Mecca, come si schiererebbe la Turchia? Contro la Nato? Oppure contro il nuovo alleato Pakistan, che, ca va sans dire, detiene la bomba atomica?Secondo i più, la convenzione dovrebbe accelerare gli Accordi di Abramo anche se la posizione della Turchia su Gaza e specie sul Libano è fortemente diversificata rispetto a quella dell’Arabia Saudita e il dialogo con Gerusalemme è quindi tutt’altro che facile.In linea teorica l’Iran avrebbe compiuto il miracolo: pacificare l’intero Medio Oriente, ma sarà davvero così? Non esistono risposte, neppure quella proposta dal Corano, che suggerisce sempre e comunque di mentire agli Infedeli.Di certo si sta componendo tassello dopo tassello un mosaico mediorientale dal quale l’Europa è tenuta accuratamente fuori.L'articolo Turchia, un piede nell’Islam e uno nella Nato: che Medio Oriente sarà? proviene da Nicolaporro.it.