Alla fine, quando l’ideologia incontra un confine vero, arrivano i militari. E pure parecchi. Come ormai noto, a Ceuta il nuovo assalto annunciato sui social per Ferragosto non si è trasformato nella replica della gigantesca ondata del 30 e 31 luglio. Non perché improvvisamente centinaia di persone abbiano cambiato idea, ma perché questa volta il confine era stato blindato. E sul terreno si è applicata una regola piuttosto semplice: non si passa. Con buona pace di chi decanta la storica linea di Pedro Sanchez in tema di immigrazione.Madrid ha schierato nell’exclave 3.600 uomini, tra cui duemila militari. Dall’altra parte della frontiera, però, il lavoro più duro lo hanno fatto le forze marocchine: posti di blocco, elicotteri, droni, unità cinofile, cariche e lacrimogeni per fermare i gruppi diretti verso Ceuta. Quasi 300 persone sarebbero state bloccate, in maggioranza subsahariani, e successivamente trasferite lontano dalla zona di confine, in alcuni casi fino a località del sud del Marocco distanti centinaia di chilometri. Risultato? Nessuna invasione.Eccola, dunque, la scoperta dell’acqua calda: se uno Stato decide davvero di controllare la propria frontiera, la frontiera può essere controllata. Lo ha scritto persino El Pais, con un titolo piuttosto eloquente: “Il Marocco esibisce la sua forza come guardiano della frontiera”. Ancora più esplicito un alto dirigente della polizia citato dal quotidiano spagnolo: “Rabat, quando vuole, chiude il passaggio”. Appunto. Quando vuole.Il paragone con quanto accaduto appena due settimane prima è impietoso. Il 30 e 31 luglio, sempre secondo le cifre diffuse dal governo spagnolo, oltre 80mila persone erano riuscite ad attraversare la frontiera, in gran parte via mare; circa 70mila sarebbero poi rientrate in Marocco nelle successive 48 ore. Questa volta, invece, Rabat ha chiuso il rubinetto e Madrid ha mostrato i muscoli. E il previsto assalto non c’è stato.Non c’è nulla di scandaloso nel difendere una frontiera. Anzi. Il punto politico è un altro: per anni buona parte della sinistra europea ha raccontato che muri, pattugliamenti, respingimenti e militarizzazione dei confini rappresentassero quasi automaticamente una deriva “disumana”. Poi l’emergenza arriva a Ceuta, al governo c’è Pedro Sanchez e scopriamo improvvisamente che elicotteri, antisommossa, migliaia di uomini e una frontiera invalicabile possono diventare strumenti perfettamente accettabili. Le maniere forti, quando servono, tornano a essere quello che sono: strumenti di controllo del territorio. Né buoni né cattivi in sé. Dipende da come vengono utilizzati, nel rispetto della legge e dei diritti fondamentali. Il problema, semmai, è l’ipocrisia con cui per anni si è costruita una morale a geometria variabile sulla gestione dell’immigrazione.E mentre Madrid celebra lo scampato secondo assalto, Ceuta continua a fare i conti con le conseguenze del primo. Il presidente della città autonoma Juan Jesus Vivas ha lanciato un avvertimento durissimo. Come riferisce El Diario, se entro trenta giorni la situazione non migliorerà è pronto a rivolgersi al Parlamento e persino alle più alte istituzioni giudiziarie. “Ceuta è in pericolo”, ha detto. E soprattutto: “Il governo ha mezzi e capacità perché la città torni alla normalità in un periodo non superiore a trenta giorni”. Tradotto: i mezzi ci sono. La domanda è perché non siano stati utilizzati prima con la stessa determinazione. Leggi anche:Il sondaggio che terrorizza SanchezSan Sánchez, il santo patrono della sinistra italianaSorpresa: i migranti regolarizzati da Sanchez non pagano le pensioniAnche perché l’emergenza non è sparita con il mancato assalto di Ferragosto, anzi va prestata massima attenzione al collasso sanitario. Nell’exclave sono stati registrati due casi di tubercolosi e quasi venti sospetti, oltre a 18 casi di gastroenterite. La ministra della Sanità Monica García ha precisato correttamente che non esiste un’emergenza sanitaria per la popolazione locale e ha definito “ingiusto e xenofobo” associare automaticamente immigrazione e malattie. Ma ha riconosciuto nello stesso tempo che esiste “un rischio per la salute pubblica” dovuto all’affollamento di migliaia di persone per strada. In cinque giorni, ha spiegato la ministra, sono stati assistiti 5.800 migranti. Almeno cinquemila persone sarebbero ancora presenti a Ceuta, molte sistemate in strutture di fortuna o accampamenti improvvisati.Dunque il quadro è piuttosto meno rassicurante della propaganda. Ceuta dimostra almeno una cosa: controllare i confini non è impossibile. Quando Rabat interviene, i flussi si fermano. Quando Madrid schiera migliaia di uomini, il confine torna a essere un confine. E quando l’alternativa è perdere il controllo di una città, persino il governo Sánchez scopre che la fermezza non è fascismo, xenofobia o crudeltà. È semplicemente ciò che uno Stato, a un certo punto, è costretto a fare. Peccato aver impiegato anni per ammetterlo.Massimo Balsamo, 17 agosto 2026L'articolo La Spagna ferma i migranti con la forza. Ma è Sanchez e non fa notizia proviene da Nicolaporro.it.