Ferragosto affonda le radici in duemila anni di storia, proprio come il Natale, poco meno della Pasqua, ma tra le tre resta la festa meno iconica. Nasce dalle ferie augustali, volute dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. per celebrare la fine dei lavori agricoli estivi, e nei secoli la Chiesa Cattolica ha sovrapposto a questa data la celebrazione dell’Assunzione di Maria, senza però che la sostanza cambiasse davvero: resta un momento di sospensione, di convivialità, di ritrovo collettivo attorno a una tavola o su una spiaggia. Un rito collettivo di cui forse la maggior parte dei commensali non conosce neppur ragione.“C’è tutta un’organizzazione colossale, collettiva, per fare in modo che il 15 di agosto ci si riesca a ritrovare tutti in uno stesso luogo, spesso le stesse persone degli anni precedenti, in una specie di staffetta della storia e della convivialità, del festeggiamento. Il primo a inaugurare l’idea di una festa nel bel mezzo di agosto è proprio Augusto, che sceglie questo periodo dell’anno perché era il premio dato al mondo contadino dopo la raccolta del frumento nei campi”, racconta la Prof. sa Elisabetta Moro, “si festeggiava il dio Conso, divinità dell’agricoltura e della fertilità, con abbuffate all’aperto, animali da lavoro inghirlandati e corse di cavalli — gli antenati dei pali che ancora oggi si corrono per l’Assunta, il più famoso dei quali è quello di Siena”.Le origini cattolicheIl mondo cristiano ha poi assunto questi simboli portandoli dentro il proprio codice culturale, collocando nella stessa casella del calendario una festa importantissima: l’Assunzione di Maria in cielo, l’unica donna, l’unica umana ad aver avuto il privilegio di non aspettare il giudizio universale. “Questo che cosa significa? Che il cristianesimo ha messo il peso da 90 perché la Madonna è veramente l’intermediaria fra la Trinità e l’umanità”. Non a caso in questi giorni in tante parti d’Italia si tengono processioni che portano la statua della Madonna per mare, accolta tra fiori e fuochi d’artificio, prima che cominci il banchetto: “Non c’è festa dell’anima se non c’è anche festa del corpo”.Le origini MediterraneeQui subentra il discorso sulla dieta mediterranea di cui parla la professoressa di antropologia: tradizioni, più che ingredienti, inclusa la convivialità tipica del ferragosto – e non solo. “Si fonda su tre alimenti che, nel mondo magnogreco, sono doni di altrettante divinità: i cereali dati da Demetra, l’olio da Atena — dea della democrazia, non una divinità qualunque, tanto che l’olio è stato il carburante della storia del Mediterraneo — e il vino, che nell’Odissea manca curiosamente nelle trasposizioni recenti nonostante Ulisse fosse un grande bevitore di vino, come tutti i greci. Le culture però evolvono, e con esse i valori attribuiti al cibo: una volta, per esempio, i crostacei erano dei cibi per i poveri perché avevano pochissima sostanza, poco nutrimento. Oggi sono un cibo per i ricchi”. Resta però una costante, valida ancora il 15 agosto: “Sono sicura che tutti faranno uno strappo alla regola. Perché? Perché la convivialità è più importante della dieta”.Il punto, insiste l’antropologa, è che il cibo è specchio della società: “I nostri totem e i nostri tabù alimentari sono lo specchio della nostra società”. E oggi, forse, si esagera nell’altra direzione: “Troppe persone sono disposte a fare dei sacrifici terribili, a volte anche inutili, per cercare di evitare dei cibi che poi non sono nocivi” — non un invito a ignorare le indicazioni mediche, ma a ricordare che nella cultura gastronomica “il piacere personale è fondamentale, non è un fatto secondario. Noi stiamo bene anche se mangiamo bene”.The post “Ferragosto? Lo festeggiamo ancora come gli antichi romani e non ne sappiamo nulla” appeared first on Radio Radio.