Iran. I vecchi F-5 mettono in discussione lo scudo americano nel Golfo

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di Giuseppe Gagliano – Tre F-5 iraniani avrebbero volato a bassissima quota e bombardato Camp Buehring, in Kuwait, riuscendo a superare il dispositivo di difesa americano. A riferirlo è stato l’ex comandante della Difesa aerospaziale nordamericana Glen VanHerck, che ha definito l’episodio imbarazzante e indicativo delle lacune nella protezione delle installazioni militari avanzate degli Stati Uniti.L’incursione non è stata tuttavia confermata ufficialmente dal Comando centrale americano e diversi particolari restano controversi. Le prime ricostruzioni statunitensi parlavano di un solo F-5, mentre la versione dei tre velivoli, del volo a circa quindici metri di quota e della rotta studiata per aggirare i sistemi Patriot è stata diffusa soprattutto da fonti iraniane. Rimangono inoltre interrogativi sulla base di partenza degli aerei, sulla loro autonomia, sul carico trasportato e sulle modalità del rientro.È invece confermato che durante i combattimenti del 2 marzo le difese kuwaitiane abbatterono per errore tre F-15E statunitensi. I sei membri degli equipaggi riuscirono a eiettarsi e furono recuperati. Non è però accertato che l’episodio sia stato una conseguenza diretta dell’incursione degli F-5. In quelle ore erano contemporaneamente in corso attacchi iraniani con aerei, missili balistici e velivoli senza pilota, una situazione che potrebbe avere contribuito alla confusione delle difese.Le immagini satellitari hanno inoltre documentato danni a diverse installazioni statunitensi nel Golfo, compresa Camp Buehring, confermando l’efficacia complessiva degli attacchi iraniani senza però consentire di attribuire con certezza ogni danno a uno specifico sistema d’arma.L’episodio non dimostra la superiorità di un vecchio caccia sulla tecnologia americana, ma evidenzia le vulnerabilità di un sistema complesso sottoposto contemporaneamente a minacce differenti. Un F-5 impiegato a quota radente può essere individuato più tardi dai radar terrestri, soprattutto mentre missili e velivoli senza pilota saturano i sensori e costringono le difese a stabilire rapidamente quali obiettivi affrontare per primi.Il Patriot può contrastare anche aeroplani e altri bersagli aerodinamici. Il problema riguarda quindi soprattutto l’integrazione tra radar, batterie missilistiche, caccia, velivoli radar e centri di comando. Lo stesso VanHerck ha indicato nella divisione delle responsabilità tra Esercito e Aeronautica una delle debolezze del dispositivo americano.A questo si aggiunge il problema del consumo degli intercettori. Una campagna prolungata nella quale sistemi molto costosi vengono utilizzati contro minacce relativamente economiche può trasformare la superiorità tecnologica in una questione industriale e logistica. Teheran non deve necessariamente distruggere le difese avversarie, ma può tentare di saturarle e costringerle a consumare munizioni più rapidamente di quanto possano essere sostituite.Per l’Iran il risultato è soprattutto politico. L’attacco dimostra che le basi americane nel Golfo non possono essere considerate santuari invulnerabili e ricorda alle monarchie della regione che ospitare installazioni statunitensi può trasformarle in obiettivi in caso di conflitto. Per Washington emerge invece la vulnerabilità di una rete di basi fisse, note e localizzabili.La lezione di Camp Buehring non è dunque che un F-5 di vecchia generazione possa sconfiggere da solo le più moderne difese americane. È che anche un sistema tecnologicamente avanzato può essere temporaneamente penetrato attraverso attacchi combinati, saturazione delle difese, volo a bassissima quota e difficoltà nel coordinamento del comando. Una vulnerabilità di pochi minuti può essere sufficiente per provocare danni militari e, soprattutto, incrinare la percezione dell’invulnerabilità americana nel Golfo.