Il 7 maggio 2024 Giovanni Toti veniva arrestato. La notizia occupava le prime pagine, apriva i telegiornali, alimentava per giorni immagini e commenti. L’arresto diventava una sentenza mediatica prima ancora che giudiziaria. Toti trascorse quasi tre mesi ai domiciliari, si dimise da presidente della Regione Liguria (sotto ricatto della Procura…) e quella vicenda ebbe inevitabilmente un peso enorme sulla politica ligure. Il suo partito, che per anni aveva dominato la scena regionale, arrivò alle elezioni completamente trasformato.Oggi apprendiamo che la Procura ha chiesto e ottenuto l’archiviazione del filone dell’inchiesta relativo agli abusi nella gestione del porto di Genova, alla corruzione elettorale e al voto di scambio. E guardate le prime pagine dei giornali. Quelle stesse prime pagine che nel maggio 2024 urlavano l’arresto di Toti oggi, davanti all’archiviazione, sembrano non avere nulla da dire. Non è una questione di simpatia o antipatia per Toti. Non è nemmeno una questione di destra o di sinistra. È una questione di democrazia.Leggi anche: Il vero motivo per cui Toti ha patteggiatoE adesso chi chiederà scusa a Giovanni Toti?Perché un arresto, soprattutto quando riguarda un presidente di Regione in carica, non è una notizia qualsiasi. Può cambiare la percezione dell’opinione pubblica, può distruggere una reputazione, può spezzare una carriera politica. Quello che è accaduto nel 2024 non si può cancellare con un’archiviazione arrivata oggi. E soprattutto non si può pretendere che il peso mediatico dell’accusa e quello della sua successiva smentita o ridimensionamento siano la stessa cosa.La storia non si può riscrivere. Ma almeno possiamo chiederci come è stata raccontata. E soprattutto: perché l’arresto meritava tutte quelle prime pagine e l’archiviazione quasi nessuna? Chiedetevi sempre i perché.Massimo Micheli, 16 agosto 2026L'articolo Toti finì sui giornali per l’arresto. E ora che l’inchiesta si sgonfia cala il silenzio proviene da Nicolaporro.it.