Africa. Cinque miliardi di dollari per trasformare il cotone e creare un’industria tessile

Wait 5 sec.

di Giuseppe De Santis – L’Africa produce grandi quantità di cotone, ma ottiene ancora benefici limitati da questa risorsa in quanto gran parte della materia prima raccolta viene esportata e lavorata in Asia. Ora diversi Paesi africani vogliono cambiare questo modello.Benin, Burkina Faso, Mali, Ciad e Costa d’Avorio stanno collaborando per costruire impianti in grado di trasformare il cotone prodotto localmente in abbigliamento e altri prodotti tessili, con l’obiettivo di rilanciare le economie nazionali e creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. Per farlo puntano a mobilitare 5 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni.Per raggiungere questo obiettivo, i Paesi coinvolti intendono attirare enti governativi, organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie e imprese, così da creare le condizioni necessarie alla nascita e allo sviluppo di nuove aziende nel settore tessile.Il mercato tessile africano è valutato in circa 50 miliardi di dollari. Se anche solo la metà dei prodotti tessili venduti nel continente fosse realizzata localmente, si potrebbe generare un valore di circa 25 miliardi di dollari.Il progetto prevede, in particolare, una maggiore integrazione tra le economie africane: il cotone prodotto in un Paese potrebbe essere lavorato in un altro, favorendo la creazione di un vero e proprio distretto tessile regionale capace di aggiungere valore alla materia prima coltivata nel continente.Ad agevolare questo processo potrebbe contribuire anche il piano della FIFA di acquistare magliette destinate ai giocatori professionisti e dilettanti da imprese africane. Una domanda già esistente potrebbe infatti incentivare la nascita di nuovi stabilimenti e rendere più sostenibili gli investimenti nel settore.Non mancano, inoltre, precedenti a cui questi Paesi possono fare riferimento. Da circa un decennio in Etiopia sono attivi parchi industriali dedicati anche alla produzione tessile. Un’esperienza che dimostra come lo sviluppo di una filiera tessile in Africa occidentale sia possibile e possa rappresentare un’importante opportunità di industrializzazione.