Come la Cia aiutò NeXT di Steve Jobs e cambiò indirettamente la storia di Apple

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Una parte poco nota della storia di Apple passa per Langley, per i satelliti spia americani e per camion anonimi che, alla fine degli anni Ottanta, trasportavano computer NeXT destinati a installazioni riservate. La Cia non ha “creato” l’iPhone, ovviamente, ma in un momento difficile per Steve Jobs, l’intelligence statunitense fu tra i clienti della sua nuova azienda e contribuì, in modo indiretto ma concreto, a mantenerla in vita abbastanza a lungo da far sì che quella tecnologia rientrasse poi, anni dopo, nel cuore di Apple.A ricostruire la vicenda è il Wall Street Journal, con un articolo tratto dal libro Valley of Death: How Big Tech Is Fueling the Future of War, volume in uscita e dedicato ai rapporti tra Silicon Valley, Pentagono e apparato di sicurezza nazionale americano.La storia comincia nel 1986. Jobs aveva lasciato Apple l’anno precedente e aveva fondato NeXT con l’ambizione di costruire workstation molto più avanzate dei personal computer allora disponibili, destinate in particolare al mondo universitario e della ricerca. Un progetto tecnicamente ambizioso, ma costoso e tutt’altro che semplice da trasformare in un’attività redditizia.È in quel momento che due funzionari legati al cosiddetto Program B, la componente della Cia coinvolta nei programmi di ricognizione satellitare del National Reconnaissance Office, si presentarono alla sede di NeXT. L’esistenza del Program B all’interno dell’architettura storica dell’Nro è documentata anche nelle ricostruzioni ufficiali dell’agenzia americana.I computer di Jobs per l’intelligenceSecondo il racconto raccolto da Weinberger, Joe Romello e Jeffrey Harris erano convinti che le macchine progettate da Jobs potessero risolvere alcuni problemi molto concreti dell’intelligence americana. I nuovi sistemi dovevano infatti gestire immagini ad alta risoluzione provenienti dai satelliti, consentire agli analisti di lavorare su grandi quantità di dati e, soprattutto, condividere rapidamente quei contenuti all’interno delle reti governative.Jobs non aveva bisogno di conoscere nei dettagli la destinazione finale dei suoi computer. L’intelligence voleva acquistare le workstation e modificarle successivamente attraverso propri fornitori, introducendo componenti specifici per le esigenze delle agenzie.Per NeXT era un’occasione difficilmente trascurabile. Il mercato universitario sul quale Jobs aveva inizialmente scommesso non stava producendo i volumi sperati e il prezzo elevato delle macchine limitava fortemente la platea dei clienti commerciali.Il rapporto con il mondo della sicurezza nazionale non rimase, del resto, confinato alle stanze classificate. Nel gennaio del 1990 il Washington Post raccontava pubblicamente l’accordo tra NeXT ed ESL, società controllata da TRW con forti legami con il settore della difesa, per offrire i computer della società di Jobs alle agenzie d’intelligence federali.Dietro quel rapporto commerciale, scrive oggi il Wall Street Journal, c’era però un coinvolgimento della Cia molto più diretto di quanto fosse allora noto.Dai satelliti al campo di battagliaLe workstation NeXT finirono, tra gli altri, nelle mani degli analisti del National Reconnaissance Office. Le capacità grafiche delle macchine permettevano di esaminare immagini satellitari e individuare, per esempio, movimenti di unità militari o modifiche a installazioni strategiche.I sistemi NeXT consentivano di far circolare immagini, annotazioni e briefing attraverso reti a grande distanza. In questo modo, materiale proveniente dai satelliti poteva raggiungere personale militare dislocato in diverse aree operative con tempi molto più ridotti rispetto alle procedure tradizionali.Era un cambiamento anche culturale. L’intelligence americana era storicamente costruita attorno a un modello fortemente centralizzato: le agenzie raccoglievano e interpretavano le informazioni per poi distribuirne il prodotto finale. Le nuove reti informatiche rendevano invece possibile portare una parte crescente dei dati direttamente agli utilizzatori sul terreno.Non era ancora il mondo connesso che sarebbe arrivato negli anni Novanta. Ma alcune delle trasformazioni che oggi sembrano ovvie – accesso distribuito ai dati, immagini digitali condivise, analisi quasi in tempo reale – stavano già prendendo forma dentro l’apparato della sicurezza nazionale.Il ritorno a Cupertino?NeXT non sarebbe mai diventata il grande concorrente commerciale di Apple o Microsoft immaginato inizialmente da Jobs. Ma la società aveva costruito qualcosa che Cupertino, nel frattempo, faticava a realizzare: un sistema operativo moderno.Nel dicembre del 1996 Apple annunciò l’acquisizione di NeXT per circa 400 milioni di dollari. Con l’operazione non acquistava soltanto una società informatica: riportava Steve Jobs dentro l’azienda che aveva fondato e acquisiva la tecnologia di NeXT destinata a diventare la base della nuova generazione dei sistemi operativi Apple.È il collegamento che rende oggi significativa una storia altrimenti relegabile agli archivi della Guerra fredda. Il Computer History Museum ha ricordato recentemente come una parte importante del software sviluppato in NeXT sia confluita nell’architettura che avrebbe sostenuto i successivi prodotti Apple, compreso l’iPhone.La sequenza, dunque, è meno spettacolare ma più interessante di quanto suggerisca la formula di una Apple “salvata dalla Cia”. L’intelligence americana contribuì a creare un mercato per NeXT in anni nei quali la società aveva bisogno di clienti. NeXT riuscì a proseguire il proprio percorso tecnologico. Apple acquistò quella tecnologia nel 1996. E Jobs tornò a Cupertino, dove negli anni successivi avrebbe guidato una delle trasformazioni industriali più importanti della storia recente.Il vecchio legame tra Washington e la Silicon ValleyLa vicenda raccontata sul WSJ da Sharon Weinberger ha soprattutto il merito di mettere in prospettiva un rapporto che oggi viene spesso presentato come una novità.La nuova stagione delle tecnologie per la difesa americana – dall’intelligenza artificiale ai droni, dai satelliti commerciali al cloud – ha riportato Pentagono e Silicon Valley molto più vicini. Aziende nate lontano dal tradizionale complesso militare-industriale sono ormai fornitori essenziali della sicurezza nazionale statunitense.La Silicon Valley è cresciuta anche grazie alla domanda pubblica americana, alla ricerca finanziata dalle istituzioni federali e alle necessità tecnologiche della Guerra fredda. La stessa descrizione editoriale del libro di Weinberger colloca la storia di NeXT in un’ampia relazione tra apparato militare, intelligence e industria tecnologica statunitense.La differenza è che oggi il rapporto si è in parte rovesciato. Negli anni Ottanta erano le agenzie governative a cercare tecnologie commerciali emergenti da adattare alle proprie necessità. Oggi sono spesso le grandi piattaforme e le aziende finanziate dal venture capital a possedere infrastrutture, capacità di calcolo e competenze di cui lo Stato non può facilmente fare a meno.Molto prima di Palantir, Anduril e dell’attuale corsa all’intelligenza artificiale militare, uno dei laboratori della sinergia pubblico-privato era già una piccola società di Redwood City guidata da Steve Jobs.