Una notte, quella di 10 anni fa che, non appartiene solo alla memoria. Alle 3.36 del 24 agosto 2016 il Centro Italia si fermò. Un violentissimo terremoto di magnitudo 6.0, con epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, lungo l’alta Valle del Tronto, fece svegliare di colpo, fino alla Capitale migliaia di persone in appena venti secondi. Fu l’inizio della più devastante sequenza sismica dell’Appennino centrale dopo il terremoto dell’Aquila del 2009. 10 anni fa il terremoto di AmatriceUn disastro che ha provocato 299 vittime, 388 feriti, oltre 41mila sfollati e quattro miliardi di euro di danni, lasciando interi paesi ridotti in macerie ancora oggi. L’ipocentro del sisma, localizzato a circa otto chilometri di profondità, distrusse Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, con la frazione di Pescara del Tronto praticamente cancellata dalla carta geografica. Nelle ore successive la terra continuò a tremare. Alle 4.33 una replica di magnitudo 5.3 interessò l’area di Norcia, mentre decine di scosse superiori al quarto grado resero impossibili i soccorsi e costrinsero la popolazione superstite a trascorrere la notte all’aperto. Il sisma venne avvertito da Roma fino all’Adriatico, dall’Umbria alla Toscana, raggiungendo perfino il Nord-Est. Le principali vie di accesso risultarono danneggiate da frane e cedimenti: la Salaria rimase percorribile solo in parte, molte strade provinciali furono interrotte e numerosi borghi rimasero isolati per ore. L’ospedale Francesco Grifoni di Amatrice venne evacuato dopo aver riportato gravi lesioni strutturali. Il giorno successivo erano già operativi oltre 5.400 soccorritori tra Vigili del Fuoco, Protezione Civile, forze dell’ordine e volontari provenienti da tutta Italia, impegnati in una corsa contro il tempo per estrarre vivi i superstiti. Ma la tragedia non terminò ad agosto e il 26 ottobre 2016 due nuove forti scosse, di magnitudo 5.4 e 5.9, devastarono i comuni di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera. Quattro giorni dopo, il 30 ottobre, arrivò la scossa più distruttiva con una magnitudo 6.5 con epicentro tra Norcia e Preci che non fece vittime nuove grazie alle evacuazioni già disposte: il terremoto causò però il collasso di centri storici, chiese, campanili e migliaia di edifici già lesionati. Il 18 gennaio 2017 l’Appennino tornò a tremare con quattro scosse superiori a magnitudo 5 nell’area aquilana di Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno, aggravando una situazione già drammatica mentre neve e gelo rendevano ancora più difficili i soccorsi.Danni per oltre 4 miliardi di euro Il bilancio economico fu enorme. Già nei mesi successivi il governo stimò danni per oltre 4 miliardi di euro, cifra destinata a crescere con la ricostruzione di abitazioni, scuole, infrastrutture e beni culturali. Migliaia di famiglie furono trasferite negli alberghi della costa adriatica o nelle Soluzioni Abitative di Emergenza, mentre intere comunità videro interrompersi attività economiche e servizi essenziali. Il Borgo storico di Accumoli quattro anni dopo il terremoto, 19 agosto 2020 (Foto Cecilia Fabiano/LaPresse)Il fronte giudiziarioParallelamente alla ricostruzione si aprì quasi contemporaneamente il fronte giudiziario. La Procura di Rieti avviò un’inchiesta sui crolli di circa settanta edifici, ipotizzando i reati di disastro colposo e omicidio colposo. Sotto gli occhi degli investigatori finirono gli interventi di adeguamento sismico realizzati negli anni precedenti con fondi pubblici, in particolare sulla scuola Romolo Capranica, sull’Hotel Roma, sulle case popolari di Amatrice e sul campanile della chiesa dei Santi Pietro e Lorenzo ad Accumoli. Nel 2020 arrivarono le prime condanne per il crollo delle abitazioni popolari di Amatrice, dove morirono diciotto persone. Più complessa la vicenda del campanile di Accumoli: dopo le assoluzioni in primo grado, la Corte d’Appello di Roma ha condannato a otto mesi l’ex sindaco Stefano Petrucci per disastro colposo, ritenendo che le scelte amministrative contribuirono al cedimento della vela campanaria precipitata sulla casa della famiglia Tuccio, sterminando quattro persone. Assolto definitivamente il direttore dei lavori. Oggi la ricostruzione prosegue tra cantieri e borghi che tornano lentamente a vivere, mentre lo Stato mantiene fino al 2026 i presìdi straordinari dei Vigili del Fuoco ad Amatrice, Arquata, Norcia, Visso e Camerino. Questo articolo Terremoto di Amatrice, 10 anni fa il sisma che seminò morte e mutò per sempre il Centro Italia proviene da LaPresse