Questa settimana sono stati pubblicati i dati aggiornati del debito pubblico italiano. La notizia è stata ripresa piuttosto fiaccamente dai media, complice anche il clima ferragostano. Eppure, i dati meritano una riflessione almeno su uno specifico aspetto che, secondo noi, può avere una rilevanza più generale.Debito raddoppiatoInnanzitutto, il valore complessivo del debito pubblico italiano è giunto alla cifra ragguardevole di 3.207,2 miliardi di euro. Ciò ci induce ad osservare che gli straordinari sforzi compiuti nell’ultimo quindicennio non hanno raggiunto l’obiettivo di ridurre il debito che anzi sostanzialmente è raddoppiato.Ciò è avvenuto non solo per il costo degli interessi passivi, posto che la spesa pubblica annua è in continuo aumento. Ciononostante, non è in corso nessuna crisi finanziaria, come invece è avvenuto in passato con valori assoluto di debito e rapporto con il Pil nettamente inferiori.Non ci avventureremo in analisi delle ragioni di questo paradosso per l’uomo comune e lasciamo il campo volentieri agli eventuali economisti per la sua spiegazione, anche se sembra indubbio affermare che sulla sostenibilità di un debito incida (e forse non poco) anche la fiducia sul debitore.Investitori stranieriDa questo specifico punto di vista, a noi interessa evidenziare un particolare elemento del dato reso pubblico. Come dicevamo, il debito complessivo è salito a 3.207,2 miliardi di euro, ma il dato più rilevante riguarda la trasformazione della sua composizione. Gli investitori stranieri passano da 1.063,2 a 1.156,0 miliardi, con un incremento di 92,8 miliardi in appena sei mesi e una quota che sale dal 34,3 al 36 per cento e diventano la componente principale dei detentori di debito pubblico.In particolare, dal 2022 a giugno 2026 gli investitori stranieri sono passati da 731,4 miliardi a 1.156,0 miliardi, con un aumento di 424,6 miliardi, pari a circa il 58 per cento. Nello stesso arco temporale la loro quota sul debito pubblico è salita dal 26,5 al 36 per cento, con un incremento di quasi 10 punti percentuali.Il percorso è stato particolarmente rapido: dai 731,4 miliardi del 2022 si è passati ai 781,4 miliardi del 2023, ai 916,0 miliardi del 2024, quindi a 1.063,2 miliardi nel 2025 e, infine, a una consistenza stimata di 1.156,0 miliardi a giugno 2026. In meno di quattro anni, pertanto, la componente estera è cresciuta di quasi 425 miliardi, tornando a rappresentare nettamente il principale blocco di detentori del debito italiano.Stabilità politica e fiduciaSembra piuttosto evidente che questo maggiore apporto degli investitori stranieri sia indice di una maggiore fiducia nei confronti del nostro Paese e si può ragionevolmente ritenere che la stabilità politica abbia giovato non poco.Ricordiamo, infatti, che il prossimo 4 settembre l’attuale governo diverrà il più longevo della storia repubblicana, essendo per il nostro sistema piuttosto eccezionale l’ipotesi di un governo di legislatura, come invece è in altre esperienze ordinamentali.Sembra altresì singolare che il frutto di un governo “sovranista” sia stato il cospicuo ritorno degli investitori stranieri, anche in considerazione delle molte emissioni di debito pubblico effettuate da questo governo in favore dei piccoli risparmiatori italiani con il dichiarato scopo di ridurre la dipendenza dall’estero, perché è un fattore potenzialmente critico.Ma, come sempre, i soldi vanno dove rendono e oggi l’Italia è evidentemente percepita come un porto abbastanza sicuro che offre rendimenti leggermente superiori agli altri principali emittenti sovrani di debito pubblico e quindi gli investitori ritornano.Sembra anche abbastanza evidente che, qualora le condizioni che hanno portato a questo straordinario risultato mutassero significativamente in peggio, potremmo assistere ad una rapida fuga degli investitori stranieri con ciò che ne può criticamente conseguire.In questa prospettiva, le prossime elezioni politiche sono un passaggio fondamentale, nel senso che la conferma di questo governo costituirebbe un elemento di rassicurazione di una comprovata stabilità politica e disciplina finanziaria nella gestione dei conti pubblici, mentre l’affermazione della coalizione di sinistra potrebbe significare il ritorno a misure economiche altamente dirompenti.Basti pensare al reddito cittadinanza e, soprattutto al superbonus che ancora incide considerevolmente sulla finanza pubblica. E forse nella comunicazione pubblica delle forze di governo questo elemento andrebbe maggiormente valorizzato, sia per rendere avvertiti dei potenziali rischi economici di un cambio di maggioranza sia per evidenziare come il rafforzamento reputazione del nostro Paese, obiettivo naturale di forze “sovraniste”, rende quest’ultimo più attrattivo, anche per gli investitori, così come rendere le nostre città più sicure aiuta il nostro turismo e la nostra economia.In conclusione, come sempre, più che le etichette contano i dati reali. E il conseguimento del ritorno del primato degli investitori stranieri del nostro debito pubblico è un fatto inoppugnabile che, forse, illustra molto meglio di tanti editoriali il valore complessivo di questa esperienza politica.L'articolo Debito pubblico: gli investitori esteri promuovono il governo Meloni proviene da Nicolaporro.it.