Sei ore, dalle 11 alle 17, è durato il confronto tra Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara, entrambe uccise dalla ricina lo scorso dicembre a Pietracatella, e Monia, amica d’infanzia oggi insegnante di matematica all’istituto tecnico agrario di Riccia. I due sono arrivati quasi alla stessa ora da ingressi diversi della Questura di Campobasso per un vero e proprio «faccia a faccia». Presente la procuratrice di Larino Elvira Antonelli e del capo della Mobile Marco Graziano. Il codice di procedura penale prevede questo tipo di confronto solo in caso di «gravi discordanze» tra deposizioni precedenti, precisa ancora il quotidiano. All’uscita, circondato dai cronisti, Di Vita si è limitato a dire: «A molte di queste domande potete darvi risposte da soli». Per l’uomo, 56 anni, commercialista ed ex sindaco Pd di Pietracatella dal 2006 al 2014, è la quinta audizione da quando l’inchiesta è aperta contro ignoti per omicidio volontario aggravato, mentre per Monia, sentita per la prima volta il 27 maggio, è la terza.Chi sono le due donne coinvolte nell’inchiesta sulla ricinaIn un primo momento si era pensato che la donna convocata insieme a Di Vita fosse l’amica di famiglia già iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento personale, la stessa che secondo il Messaggero avrebbe fornito agli inquirenti dichiarazioni discordanti, omettendo di riferire delle forti tensioni familiari e dei messaggi chiave emersi dall’analisi delle chat. Ma non è così, perché il confronto riguarda invece Monia, legata a Gianni Di Vita da un’amicizia che risale all’adolescenza. Il Corriere della Sera ricostruisce che sia lei sia Laura, cugina dell’ex sindaco e considerata una «zia» da Sara e Alice, fanno parte del direttivo del premio dedicato a Fabrizio De André, il cantautore a cui Di Vita, da primo cittadino, aveva intitolato anche il lungomare del paese. Entrambe le donne sono state ascoltate più volte, così come Alice, 19 anni, l’altra figlia della coppia, interrogata di nuovo dalla magistrata martedì scorso per ricostruire nel dettaglio i pasti consumati il 23 e il 24 dicembre, chi cucinò e chi portò le pietanze in tavola.Gli esami del sangue del Robert Koch Institute su Di Vita e la figliaDa Berlino era arrivato un tassello che complicava la versione fornita finora da Gianni Di Vita. Gli esperti del Robert Koch Institute, l’istituto tedesco diretto da Christian Herzog, punto di riferimento europeo in materia di bioterrorismo, hanno comunicato alla procura i primi esiti degli esami condotti sui campioni di sangue prelevati il 1° luglio a Di Vita e alla figlia Alice: «negatività» alla ricina per entrambi, in linea con quanto già rilevato mesi fa dal Centro Antiveleni di Pavia. Un dato che stona con quanto raccontato dall’uomo, secondo cui anche lui sarebbe entrato in contatto con alimenti contaminati, al punto da essere ricoverato allo Spallanzani di Roma insieme a moglie e figlia. Il quotidiano molisano Primo Piano, diretto da Luca Colella, ha scritto che il team tedesco avrebbe già individuato il «vettore» della ricina, forse una bevanda o l’acqua: se l’indiscrezione fosse confermata, il perimetro dell’inchiesta si restringerebbe considerevolmente.A che punto è l’inchiesta e cosa dice la procuratrice AntonelliLa procuratrice Elvira Antonelli, che coordina il fascicolo aperto contro ignoti, frena sulle implicazioni degli esami tedeschi: «Non c’è, al momento, ancora una comunicazione scritta circa la positività anticorpale», ha spiegato, precisando che l’esame è particolarmente complesso e che le risposte attese sono due. E aggiunge: «Non ci sono, allo stato, indagati» per il duplice omicidio. A Larino procedono in parallelo due filoni, spiega il Messaggero: quello per omicidio colposo, che riguarda cinque medici dell’ospedale di Campobasso dove le vittime erano state ricoverate, e quello per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, avviato a marzo dopo i primi esami tossicologici. In questi mesi sono state sentite centinaia di persone e sono stati sequestrati un computer e dieci pen drive dello studio di Di Vita, che potrebbero custodire documenti utili alle indagini. Perfino nel ponte di Ferragosto, quando la macchina giudiziaria italiana di solito rallenta, gli uffici della Mobile non si sono fermati un attimo, tra interrogatori serrati e convocazioni di volti mai sentiti prima. L'articolo Madre e figlia uccise con la ricina, il marito per ore in questura. Chiamano anche l’amica Monia, il confronto dal pm: tra i due «gravi discordanze» proviene da Open.