Serie A, altro che ‘made in Italy’ e giovani: il nostro campionato guarda ancora all’estero

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La storia si ripete e nulla cambia. Servirà certamente del tempo per una vera inversione di tendenza ma la Serie A al momento sembra non avere ancora trovato il coraggio di affidarsi realmente ai propri giovani, spesso considerati un investimento futuro ma raramente una soluzione immediata. Ecco allora che a due giorni dall’inizio del campionato saltano all’occhio i movimenti di un calciomercato che si muove sulla stessa falsariga di quelli precedenti, continuando a guardare soprattutto all’estero, nonostante le tante promesse arrivate dopo l’ennesima mancata qualificazione al Mondiale. Il terzo consecutivo flop aveva infatti spinto ad un rinnovamento radicale che ha portato ad un cambio al vertice della Federcalcio con Giovanni Malagò alla guida di una federazione chiamata – a suo dire – ad “una rivoluzione culturale”. Si era parlato di maggiore spazio ai prodotti dei vivai, più giovani italiani nelle prime squadre e meno dipendenza dai calciatori stranieri, il tutto per favorire un cambio di mentalità considerato indispensabile per evitare di ritrovarsi nuovamente fuori dai giochi. Ma evidentemente il processo è lungo e complesso. 👀🟣 pic.twitter.com/wOoxRFMriD— Lega Serie A (@SerieA) August 20, 2026 Nella scorsa stagione ogni 100 milioni di euro investiti sul mercato dai club di Serie A solo 17,9% sono spesi per ingaggiare calciatori italiani. La situazione non è affatto migliorata, anzi, la percentuale di spesa per i calciatori italiani è scesa, stando agli analisti, sotto il 15% anche se mancano ancora due settimane alla chiusura delle trattative. La fotografia delle operazioni concluse finora rende dunque ancora più evidente il problema. La stessa Aic non è che si aspettasse quest’anno un cambio radicale anche perché si tratta di una rivoluzione che ha bisogno di tempo, a partire dal lavoro che deve essere fatto sui vivai. Moreira ✍️ @acmilan ❤️🖤 pic.twitter.com/RuzqTfZ4O6— Lega Serie A (@SerieA) August 19, 2026 “Se il campionato italiano è sempre più dipendente dal mercato internazionale è perché i tempi sono cambiati. I giovani italiani preferiscono fare altri sport, siamo forti nel tennis, nel nuoto in sport di squadra come pallavolo e pallacanestro mentre nel calcio italiano non nascono più talenti. Le squadre giovanili sono piene di giocatori stranieri e i giocatori italiani fanno fatica ad emergere. Bisogna però dire che se uno è bravo non c’è straniero che tenga. I club non prendono italiani perché non ci sono”, ha commentato a LaPresse Oscar Damiani, procuratore sportivo ed ex calciatore italiano secondo il quale per una inversione di tendenza serve pazienza e lavoro. “Bisogna partire dai ragazzi e dargli fiducia, se i migliori decidono di andare all’estero, magari in Premier League un motivo ci sarà. Guadagnano bene, giocano in un campionato importante, parlano inglese e diventano uomini di mondo. Pertanto la scelta è più che appropriata”, ha aggiunto. Il calcio è dunque in attesa che la ‘rivoluzione culturale’ annunciata da Malagò porti nei prossimi anni i sui benefici. “Stimo molto Malagò, è un grande dirigente. Ci vuole tempo ma sono sicuro che migliorerà la nostra situazione. Tra cinque anni magari vedremo più giocatori italiani al centro del mercato. Sono cicli, i nostri giovani verrano fuori e Malagò è una garanzia”, ha spiegato.In questo scenario dovrà lavorare Roberto Mancini, nuovamente sulla panchina della Nazionale italiana e chiamato a invertire una tendenza ormai strutturale. Ad esempio il Como conta al momento su un solo italiano (Liberali) su sette acquisti, la Juventus uno su otto (Vicario), la Fiorentina due su 11 (e sono entrambi dei rinnovi), il Napoli uno (Favasuli) su quattro, la Roma uno su sei (riscatto), l’Inter è a due su sei, la Lazio al momento il solo Frattesi. Il Frosinone rappresenta una delle realtà più virtuose, con sette italiani su 15 acquisti. La Serie A dunque continua a guardare soprattutto oltreconfine mentre la Premier League sembra muoversi nella direzione opposta trattenendo una parte significativa degli investimenti all’interno del proprio mercato. Per le società italiane invece acquistare all’estero resta spesso più conveniente per ragioni economiche, fiscali e burocratiche. Ufficiale lo staff del Ct Roberto Mancini 🚨Oriali team manager, Bollini vice. Con lui Bonucci, Gagliardi e Maccarone ⤵️https://t.co/QoWsl8z5ur#Nazionale 🇮🇹 #Azzurri #VivoAzzurro pic.twitter.com/AsN1Nw9QLI— Nazionale Italiana ⭐️⭐️⭐️⭐️ (@Azzurri) August 6, 2026 Questo articolo Serie A, altro che ‘made in Italy’ e giovani: il nostro campionato guarda ancora all’estero proviene da LaPresse