Valter Lavitola ha deciso di trascinare con sé anche Sigfrido Ranucci? La domanda sorge spontanea dopo aver letto le dichiarazioni rese all’Ansa da Sergio Cola, avvocato del faccendiere: “Gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta, è intuibile che dopo l’attentato avesse capito chi fosse il mandante”. Una frase che rafforza non solo quel “no comment” fornito ai cronisti dal legale poco dopo l’interrogatorio del faccendiere; ma anche quanto affermato dallo stesso ex editore dell’Avanti, che ha avanzato la medesima ipotesi di fronte ai pm.L’altra domanda è: perché Lavitola, che dalle chat sembra preoccuparsi molto per la sorte dell’amico Sigfrido, adesso avrebbe deciso di non difenderlo più a tutti i costi ma, anzi, sembra gettare un’ombra sul conduttore di Report? Le uscite dell’avvocato Cola fanno infatti pensare a quanto Lavitola disse, poco più di un mese fa, dopo le perquisizioni a casa sua, nei confronti dell’amico Sigfrido. Appena uscita la notizia, Ranucci disse di non credere all’ipotesi che il faccendiere potesse aver davvero ordinato di mettere una bomba sotto casa sua. Ma poi aggiunse che “se lo ha fatto, non lo ha fatto per farmi del male“. Un’ipotesi che il faccendiere aveva giudicato offensiva, perché apriva comunque la strada dall’ipotesi che a piazzarla potesse essere stato davvero lui: “Mi dispiace, mi offende, se dubitasse davvero di me gli sputerei in faccia”, aveva dichiarato a Repubblica. Poi al Tg1 aveva aggiunto: “Il solo fatto che abbia messo quel ‘se’ mi inizia a far mettere in discussione se c’è o non c’è questa amicizia. In più, si poteva anche evitare di parlare della questione di mio figlio, che è il motivo della mia enorme gratitudine nei suoi confronti”.Ovviamente è importante specificare che, al momento, né le frasi di Lavitola né quelle del suo avvocato trovano riscontro. Ma è proprio questo, forse, che Ranucci dovrà chiarire a pm e carabinieri quando, con ogni probabilità, verrà sentito di nuovo. Forse a settembre. Prima, i magistrati attendono che sia conclusa l’analisi del telefono del faccendiere, ancora agli arresti dopo che il gip ha rigettato l’istanza per trascorrere la custodia cautelare ai domiciliari.Intanto l’avvocato chiederà al Riesame di valutare la decisione del gip, che però ha ritenuto “fumose” e poco chiare le confessioni rese dopo cinque ore di interrogatorio. Lavitola insiste nel ritenere che il movente dell’attentato fosse quello di far aumentare la scorta a Ranucci, ma i pm non sembrano credergli e pare continuino a battere la pista “politica”: il faccendiere avrebbe architettato il tutto per aumentare la popolarità del conduttore e convincerlo, così, finalmente alla discesa in campo, di cui lui sarebbe stato poi il braccio destro. Una ricostruzione negata dal faccendiere, ma il giudice è convinto che la confessione sia stata un modo per “inquinare l’attività investigativa dando vita a vere e proprie opere di depistaggio”.Così come non convince i pm l’ipotesi che Lavitola abbia chiesto “solo” quattro o cinque colpi di pistola contro la casa di Ranucci e che poi, invece, gli esecutori materiali, insieme a Tavares, abbiano deciso di procedere con un ordigno. Il gip, così come la Procura, è convinto che, essendo Tavares così vicino a Lavitola, non avrebbe mai potuto prendere una simile iniziativa senza il via libera di quest’ultimo.L'articolo Il legale: “Ranucci potrebbe aver capito”. Lavitola vuole trascinare giù Sigfrido? proviene da Nicolaporro.it.