Viva!Festival. Al di là dell'”experience”

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Da quando vivo a Milano c’è una parola che mi perseguita: “experience”.Dai listening party alle serate, dalle degustazioni alle presentazioni, fino ai mercatini: tutto si trasforma in un’imperdibile esperienza.Deve essere tutto così straordinario che anche la noia diventa qualcosa di cui “…fare content“.E, soprattutto, tutto deve funzionare alla perfezione: lo abbiamo visto nei casi più eclatanti dei grandi eventi estivi. Se qualcosa si inceppa, si distrugge il sogno della fairy tale promessa, il pubblico che ha pagato (fin troppo) diventa aggressivo e tutta l’experience promessa sfuma in frustrazione e richieste di rimborsi.Poi esiste un altro mondo. Un mondo che, fortunatamente, non vuole venderti l’experience e si limita a esistere, lasciando che siano le persone, una volta tornate a casa, a raccontare ciò che hanno vissuto.C’è da fare un appunto prima di addentrarmi nel resoconto di questi due giorni in Puglia, a Viva! Festival: creare un festival è già complesso di per sé, farlo selezionando degli artisti che già sono considerati di nicchia, ma in un contesto come quello della Puglia lo sono ancora di più, e Viva! in dieci anni ha saputo costruire una line-up che non guarda al puro rientro economico, ma è pensata sia per un pubblico italiano curioso e competente, sia per quella comunità internazionale che ogni estate attraversa la Valle d’Itria.Parlando con una delle persone presenti al festival, si è sollevata la riflessione che ormai il Sud, da sempre (e lo dicevo anche nell’articolo sul Color Fest) vittima di stereotipi e pregiudizi, ma soprattutto del paradigma della vita lenta, si stia riprendendo il proprio posto nell’offerta culturale estiva e, anzi, superi di molto le proposte che sono presenti nel resto d’Italia. E non stiamo parlando dei grandi eventi ricchi di aspettative disattese, ma di boutique festival, rassegne e realtà che da anni stanno facendo un enorme lavoro culturale, portando nelle province nomi di altissima qualità.E Locorotondo è davvero una piccola perla incastonata nella Valle d’Itria: un labirinto di stradine che sovrastano la valle, da cui la notte echeggiano i beat .Per quanto la sua vena sia elettronica, il Viva! Festival è molto attento alle proposte italiane: il venerdì Birthh, Giorgio Poi e okgiorgio si sono susseguiti sul palco principale. BIrthh, come sempre, in versione live, è impeccabile e sta crescendo ogni volta sempre di più, mentre Giorgio Poi, ormai colonna portante della canzone italiana, ha fatto un live particolarmente emozionante. Sarà stato il contorno, sarà stato vedere tutte le persone così estasiate, sta di fatto che è stato forse uno dei suoi concerti migliori a cui ho assistito. okgiorgio si conferma invece sul lato elettronico il miglior produttore che c’è in circolazione ora, fresco anche dell’ep “Dream Samples”, la sua ultima folle idea di campionare live i racconti dei sogni el suo pubblico. Paradossalmente, ascoltandolo, mi piacerebbe poter vedere un intero suo live improvvisato, perché la sua creatività è inarrestabile.Eva Bloo in due set di 30 minuti ha portato la sua personale idea di rave, che ha scatenato un polverone nel senso letterale del termine. Le persone ballavano così tanto da essere avvolte nella nebbia della terra pugliese.Il sabato tocca alla rivelazione Prima Stanza a Destra aprire il festival: per me, uno dei live più potenti a livello sonoro sentiti ultimamente. C’è la tristezza, ma ci sono i bassi, rilavora le sue composizioni e le rende così forti che sotto palco si rizzano i capelli. Un artista che, non c’è dubbio, è destinato a crescere, ma per favore, fateglielo fare coi suoi tempi. Si percepisce quando una persona ha bisogno di sentirlo nel profondo, quello che suona.(Polo & Pan sul main stage di Viva!; continua sotto)Sugli internazionali riporto le parole di un’amica che mi scrisse “Non c’è line-up migliore quest’anno”. E a ben vedere, cominciamo da Polo&Pan che, per quanto abbiano fatto un djset, ci hanno portato dentro la loro folle vita fatta di revival, world music, le loro hit più famose. Un set caciarone, divertente, disinibito, come dovrebbe essere. Loro sul palco si divertono e fanno divertire tutti. Non avrei potuto chiedere di meglio, se non che il sabato c’è stata l’occasione che aspettavo da soli 12 anni: rivedere dal vivo i Darkisde. Me li ricordo al Primavera Sound nel 2014, era da poco uscito il loro primo disco e a me, “Psychic”, aveva cambiato la percezione di come fruire della musica sperimentale ed elettronica. Canzoni come “Paper Trail” e “The Only Shrine I’ve Seen” sono state magiche viste dal vivo, conservo ancora vivido il ricordo di quella notte a Barcellona. E conserverò ancora più vivido il ricordo di questa volta a Locorotondo, dove Dave Harrington e NIcolas Jaar si sono esibiti con il nuovo componente, batterista Tlacael Esparza. Apparentemente cominciano lenti, ma sono inesorabili nel portarti all’interno del loro universo, da cui è difficile uscire. Solo Sofia Kourtesis riesce a farci riprendere dai Darkside, cominciando con uno dei miei brani preferiti di Barry Can’t Swim, “Kimbara”, per poi saltare tra suoni latini, chicce nascoste italiane e “Born Slippy” degli Underworld, che ha creato un piccolo rave di fronte al main stage dove stavano effettuando il cambio palco. Nella (rivelatasi vana) speranza di vedere il set all’alba di Max Cooper ci facciamo accompagnare nella notte dagli Overmono, i miei due nuovi fratelli producer preferiti dopo i Disclosure, il cui secondo disco, Pure Devotion, è in uscita il 7 agosto. Anche epr gli Overmono vale il discorso di Sofia Kourtesis: li apprezzo molto in versione live, così come in versione djset. Nel talk del pomeriggio del sabato con Ale Lippi e Andrea Lai, moderato dal “nostro” Damir Ivic, si è molto parlato della situazione clubbing: a mio parere, sentire dei set che possono spaziare così tanto, come quelli di Overmono, Sofia Kourtesis e Polo&Pan, è un ottimo strumento per educare all’ascolto un pubblico che magari arriva per ballare o per fare il content del momento, (ma non è il caso del Viva! festival) ma che può tornare a casa avendo acquisito almeno qualche informazione in più. Continuo a credere che la divinizzazione del dj sia un processo che riguardi più il mainstream, mentre rimangono situazioni in cui la musica rimane al centro dell’esperienza.A proposito di “vivere l’experience”.(Sofia Kourtesis in azione; continua sotto)Quando dissi ai miei amici che sarei andata a Locorotondo senza auto, da sola, in un viaggio all’avanscoperta dei festival del sud Italia, mi presero quantomeno per una sprovveduta. Ma ho comunque deciso di affidarmi al destino di chi ha voglia di farsi un’avventura, forse, un po’ avventata, lo avrei scoperto solo dopo.La verità è che avevo bisogno di uscire dal mio mondo e perdermi in qualcosa di nuovo, e il Viva! Festival mi ha dato la scusa giusta per provare nuovamente quell’ebbrezza di viaggiare da sola, eppure da sola non sono mai stata perché ho rivisto vecchie conoscenze, ho fatto nuove amicizie. E se non è questa la migliore delle esperienze davvero, non c’è mercatino vintage esperienziale con vini naturali e kombucha che regga.Il mio viaggio di ritorno da Locorotondo all’aeroporto di Bari è stato un passaggio in auto da una famiglia italo-messicana residente a Londra, insieme a una coppia di amici spagnoli e la loro figlia. Anche questa è una di quelle esperienze che racconterò per i prossimi anni.The post Viva!Festival. Al di là dell'”experience” appeared first on Soundwall.