L’ossessione nera può fare brutti scherzi. Deve averlo scoperto il Pd di Pisa che aveva fatto diventare un caso politico cittadino una scritta sui muri della scuola Collodi (“si fascia”) pensando si trattasse di un inno al Fascismo e invece era una banale indicazione edile lasciata dagli operai impegnati nel cantiere per il rifacimento del cappotto termico. Neppure i simboli erano riconducibili al fascio littorio o alle rune dei neofascisti: erano solo frecce utilizzate per indicare le parti di edificio interessate dagli interventi.La storia, meravigliosa, è stata raccontata da QuiPisanews.it. Ieri, complice forse il caldo agostano, era scoppiata una vera e proprio polemica politica in città. Il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo e la senatrice Ylenia Zambito avevano redatto un comunicato stampa per biasimare quelle orripilanti scritte apparse sui muri della scuola. Idem con patate il consigliere comunale Enrico Bruni. Che poi ha chiesto pubblicamente scusa: “Negli ultimi mesi Pisa è stata bersaglio di numerosi atti vandalici contro luoghi della memoria, spazi sociali e muri della città. Una lunga scia di intimidazioni fasciste, iniziata con scritte comparse sul muro del circolo Alberone e proseguita con episodi sempre più espliciti in città – ha scritto – Proprio per questo è doveroso chiarire che le scritte apparse sul muro della scuola primaria Collodi non avevano, come inizialmente temuto, un significato fascista. Erano indicazioni legate a lavori in corso: quelli che sembravano simboli runici erano frecce e la scritta interpretata come ‘sì fasci’ era in realtà un ‘si fascia’ scritto in modo poco leggibile. Sono contento che questa vicenda si sia chiarita nel migliore dei modi ed è giusto riconoscere con chiarezza l’errore di interpretazione. La preoccupazione espressa da me e da altri nasceva però da una sequenza reale e grave di episodi che non può essere sottovalutata. Possiamo anche sorridere dell’equivoco, ma non liquidare con battute il clima nel quale è maturato. Riconoscere un errore non significa abbassare la guardia: Pisa ha bisogno di attenzione e di una condanna netta di ogni intimidazione fascista”.Scontata la reazione ironica del centrodestra. Angelo Ciavarrella, capogruppo in Consiglio comunale di Futuro Nazionale, ha detto che “il 16 Agosto è stato surriscaldato, qualora ce ne fosse stato bisogno, dal disperato grido di allarme di ben tre esponenti DEM pisani che hanno scambiato per un rigurgito del ventennio le scritte fatte sui muri dagli operai impiegati nei lavori alle scuole Collodi”.”La prossima volta, prima di lanciare allarmi democratici domenicali, non ritengano più opportuno aspettare il lunedì e consultare un geometra o il capo cantiere”, ha aggiunto Ciavarrella. “Eviteranno di scambiare un tubo del gas in manutenzione o le indicazioni per installare un cappotto per una minaccia alle libertà civili”.Sulla stessa linea anche vari esponenti del centrodestra, in particolare di FdI. Il Segretario Provinciale di Futuro Nazionale, Mario Palmieri, ha aggiunto: “Rimuovere i post a tutta velocità non cancella lo strabismo ideologico della sinistra: d’ora in poi converrà consegnare agli operai un ‘vocabolario DEM’, così da scongiurare una nuova minaccia all’ordine democratico. Scelto per infliggere il ‘cappotto politico”’al centrodestra alle prossime comunali, Mazzeo si ritrova ora a dover gestire il più prosaico cappotto termico della scuola Collodi. Godiamoci quel che resta dell’estate: quel pericolo agitato a gran voce è estinto ormai da ottant’anni, ma c’è chi continua a usarlo come pretesto propagandistico, collezionando gaffe inenarrabili”.Leggi anche:Ossessione fascismo, la sinistra è il vero sponsor del DuceL'articolo Il Pd: “Scritte fasciste sui muri”. Ma era il cappotto termico proviene da Nicolaporro.it.