Aveva soltanto 11 anni quando Michael Jackson morì improvvisamente il 25 giugno 2009. Oggi Paris Jackson, diventata adulta lontano – almeno in parte – dall’ombra ingombrante di uno dei cognomi più famosi al mondo, torna a parlare del padre e lo fa scegliendo di raccontare l’uomo dietro il mito. Non il Re del Pop conosciuto da milioni di persone, ma semplicemente il suo papà. Ospite del podcast Call Her Daddy, Paris ha aperto il cassetto dei ricordi e raccontato alcuni aspetti della propria infanzia, dagli anni trascorsi a Neverland alle regole imposte in casa, fino al rapporto con la madre Debbie Rowe e al giorno del funerale di Michael, quando davanti alle telecamere di tutto il mondo trovò il coraggio di prendere la parola.Il ricordo più intimo, però, è anche quello più semplice. «Era un uomo molto divertente, era il mio migliore amico. E io ero la piccola principessa di papà». Una frase che restituisce un’immagine completamente diversa dall’icona irraggiungibile che il pubblico ha conosciuto sul palco. Per Paris, prima delle hit, dei concerti e della fama planetaria, Michael Jackson era soprattutto il padre con cui aveva costruito un legame profondissimo.Paris Jackson racconta l’infanzia con Michael a NeverlandCrescere come figlia di Michael Jackson non poteva significare avere un’infanzia comune. Eppure, ascoltando il racconto di Paris, emerge quanto il cantante cercasse di creare una quotidianità fatta anche di limiti e disciplina. Una parte importante dei suoi primi anni è inevitabilmente legata a Neverland Ranch, la gigantesca proprietà californiana che nell’immaginario collettivo è diventata quasi inseparabile dalla figura di Michael Jackson. All’interno c’erano attrazioni, giostre e persino uno zoo: agli occhi di un bambino, apparentemente, un enorme parco giochi privato.Ma Paris ha rivelato un particolare che cambia completamente la prospettiva. «Era stato chiarito molto, molto bene che tutte quelle attrazioni non erano per noi. Non ci appartenevano. Erano per bambini svantaggiati e per bambini malati terminali che non potevano andare a Disneyland». Paris e i suoi fratelli, quindi, non erano cresciuti pensando di avere un luna park personale a disposizione. Michael aveva spiegato loro quale fosse, secondo lui, lo scopo di quelle attrazioni e soprattutto che non dovevano considerarle qualcosa costruito esclusivamente per loro. Un ricordo che Paris conserva ancora oggi e che permette di entrare, almeno per qualche istante, nella dimensione privata di una famiglia osservata per anni quasi esclusivamente attraverso fotografie, indiscrezioni e titoli di giornale.Foto: Instagram @parisjacksonHarrison Ford, 84 anni, sorprende i fan: Indiana Jones torna ancora una voltaLe regole imposte da Michael Jackson ai figliLa vita quotidiana raccontata da Paris era molto meno stravagante di quanto si potrebbe immaginare. Nonostante le possibilità praticamente illimitate garantite dalla fama e dal patrimonio del padre, Michael Jackson aveva stabilito regole precise per i figli. Guardare la televisione, per esempio, non era qualcosa di automatico: Paris poteva farlo soltanto quando si comportava bene. Anche lo studio faceva parte della routine. «Mi alzavo e andavo a scuola, cioè nella stanza adibita a classe».Niente privilegi assoluti, dunque, almeno secondo il ricordo della figlia. Dietro i cancelli di Neverland c’era una quotidianità certamente fuori dal comune, ma anche una struttura educativa che Michael cercava di mantenere. Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti del racconto di Paris: la distanza tra il Michael Jackson appartenuto al mondo e quello che apparteneva ai suoi figli. Per il pubblico era una superstar capace di riempire stadi e trasformare ogni apparizione in un evento. Per lei era l’uomo che stabiliva quando si poteva guardare la televisione, controllava che si studiasse e riusciva a farla ridere. Era, semplicemente, papà.Il rapporto complicato con la madre Debbie RoweMolto diversa è stata invece la relazione di Paris con Debbie Rowe, seconda moglie di Michael Jackson e madre biologica di Paris e Prince. Paris non è cresciuta con lei e ha raccontato di averla conosciuta soltanto durante l’adolescenza, quando aveva circa 15 anni. Un incontro avvenuto quindi in una fase della vita già delicata, resa ancora più complessa dalla perdita del padre pochi anni prima. Parlando di quel rapporto, Paris ha scelto parole particolarmente lucide: «Ho imparato che le aspettative ti possono creare problemi, e se entri in una relazione pensando a questo puoi più facilmente restare delusa».Una riflessione che sembra andare ben oltre il rapporto con la madre. Aspettarsi che una persona corrisponda all’immagine che abbiamo costruito di lei può diventare il modo più semplice per rimanere delusi. Paris sembra averlo imparato molto presto, in anni durante i quali ha dovuto comprendere contemporaneamente chi fosse sua madre e chi volesse diventare lei stessa.Foto: instagram @michaeljacksonHayden Panettiere è morta a 36 anni: addio alla star di Heroes e NashvilleQuel giorno in cui Paris perse suo padreMichael Jackson morì il 25 giugno 2009, a 50 anni, lasciando tre figli: Prince, Paris e Blanket, oggi conosciuto come Bigi. Paris aveva appena 11 anni. Pochi giorni dopo, durante la cerimonia commemorativa allo Staples Center di Los Angeles, milioni di persone assistettero a una scena destinata a diventare uno dei momenti più dolorosi dell’addio al cantante.Alla fine della commemorazione, una piccolissima Paris prese il microfono e cercò di parlare del padre mentre la famiglia Jackson la circondava. La sua voce spezzata dal pianto fece rapidamente il giro del mondo. Diciassette anni dopo, Paris ha raccontato di non aver mai rivisto quelle immagini. «Non sono mai tornata a guardarlo per vedere quanto velocemente sia successo tutto». Nella sua memoria, però, quel momento è rimasto estremamente nitido. «Mi è sembrato che fosse successo molto lentamente e mi è sembrato che qualcuno dovesse dire qualcosa». Poi uno sguardo ai fratelli. «Il fratellino non lo farà. Il fratello maggiore non si muove». A quel punto, nonostante avesse soltanto 11 anni e davanti a lei ci fosse un’intera arena – oltre a milioni di spettatori collegati da tutto il mondo – Paris prese una decisione istintiva: «Quindi ho pensato: “Fancu*o, ci penso io”».Paris Jackson e il ricordo dell’uomo dietro il mitoQuella bambina oggi ha 28 anni ed è diventata musicista, modella e attrice, costruendo gradualmente una propria identità artistica. Un percorso inevitabilmente accompagnato dal cognome Jackson, ma che Paris ha cercato negli anni di rendere personale. Michael, però, continua a essere una presenza centrale nella sua storia. Ed è significativo che, quando sceglie di ricordarlo, Paris non parta dai dischi venduti, dai record, dai Grammy o dalle esibizioni che hanno cambiato la storia della musica pop.Parte dalle risate. Dalla scuola dentro casa. Dalle regole sulla televisione. Dalla sensazione di essere «la piccola principessa di papà». Forse è proprio qui che il suo racconto diventa più potente. Perché Michael Jackson appartiene da decenni alla memoria collettiva e la sua figura continua a essere discussa, celebrata e controversa. Ma esiste una parte di quell’uomo che nessun documentario, biopic o archivio potrà raccontare completamente: quella conosciuta dai suoi figli. Paris aveva soltanto 11 anni quando lo perse e davanti alle telecamere trovò la forza di pronunciare poche parole per salutarlo. Diciassette anni dopo, il ricordo che sceglie di consegnare al pubblico è molto più intimo. Non Michael Jackson, il Re del Pop. Semplicemente suo padre. «Era il mio migliore amico».Foto: Instagram @parisjacksonPerché tutti amano Jennifer Lawrence, l’attrice che oggi compie 36 anni| Da Rumors.it