Manuel Bortuzzo, la carrozzina distrutta durante il viaggio in aereo: «Io posso permettermi di averne una di riserva, ma penso a chi non può»

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Era partito da Zanzibar insieme alla fidanzata Serena Padovano e sarebbe dovuto tornare a casa senza particolari problemi. Il viaggio, invece, si è concluso con la scoperta che la sua carrozzina era stata gravemente danneggiata. Il nuotatore paralimpico Manuel Bortuzzo ha raccontato al Corriere della Sera di essere arrivato a Fiumicino la sera del 15 agosto, dopo un volo Ethiopian Airlines di circa nove ore con scalo ad Addis Abeba. La carrozzina era stata consegnata al check-in direttamente a Zanzibar e, durante lo scalo, era stata trasferita sul secondo aereo insieme agli altri bagagli. A Fiumicino gli addetti di Adr lo hanno però avvertito di un grave incoveniente: il telaio della carrozzina in carbonio era spezzato in due. Bortuzzo ha potuto verificare personalmente il danno una volta arrivato al finger, ma non ha saputo stabilire dove e quando sia avvenuta la rottura. Ha quindi aperto una pratica per chiedere il rimborso alla compagnia, dalla quale dice di non aver ancora ricevuto risposta.«Per un disabile la carrozzina è un’estensione del proprio corpo»Il caso, spiega Bortuzzo nell’intervista, va oltre il danno subito personalmente: una carrozzina su misura può costare migliaia di euro e – per chi la utilizza ogni giorno – rappresenta uno strumento indispensabile per muoversi e vivere autonomamente. Il nuotatore ha raccontato di aver ricevuto centinaia di messaggi da persone che hanno avuto problemi simili durante i viaggi in aereo: sedie danneggiate, smarrimenti e attese di giorni prima della riconsegna. Lui può contare su una seconda carrozzina, ma non tutti hanno la possibilità di affrontare una spesa simile. Per questo quanto accaduto è inaccettabile e, se Ethiopian Airlines non risponderà alla richiesta di rimborso, si rivolgerà alla polizia.L'articolo Manuel Bortuzzo, la carrozzina distrutta durante il viaggio in aereo: «Io posso permettermi di averne una di riserva, ma penso a chi non può» proviene da Open.