Non sorprende, purtroppo, quanto accaduto in occasione delle celebrazioni per l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, quando un gruppo di contestatori ha cercato di impedire al sindaco di Lucca, Mario Pardini, di prendere parte alla commemorazione.Contestare un amministratore è legittimo. Tentare di stabilire chi abbia o non abbia il diritto di partecipare a una cerimonia istituzionale dedicata alla memoria di una delle più atroci stragi nazifasciste compiute in Italia è un’altra cosa. Tanto più quando il bersaglio è un sindaco democraticamente eletto.Colpisce, semmai, il silenzio politico che ha accompagnato l’episodio da una parte della sinistra lucchese. Una condanna netta dell’intolleranza, indipendentemente dal colore politico di chi la subisce, avrebbe rappresentato il gesto più semplice e coerente.La battaglia a LuccaMa il problema va oltre Sant’Anna. Da tempo, a Lucca, il confronto politico sembra essersi progressivamente trasformato in una battaglia permanente combattuta soprattutto sui social. Il governo Meloni, le amministrazioni di centrodestra e i loro rappresentanti diventano il bersaglio di una comunicazione nella quale troppo spesso la semplificazione prende il posto dell’analisi e la contrapposizione quello del merito.Carburanti, immigrazione, giustizia, economia: fenomeni complessi vengono talvolta raccontati come se avessero una causa unica e un unico responsabile. Naturalmente Giorgia Meloni. A Roma, dunque, la colpa sarebbe del governo. A Lucca, dell’amministrazione Pardini. Una lettura politicamente comoda. Peccato che la realtà sia più complicata.Antifascismo unico argomentoC’è poi un’abitudine che la sinistra italiana, e quella lucchese non fa eccezione, sembra incapace di abbandonare: evocare continuamente lo spettro del fascismo per delegittimare l’avversario. L’antifascismo appartiene alle fondamenta della Repubblica e proprio per questo meriterebbe qualcosa di più che essere ridotto a slogan da campagna elettorale.Quando viene utilizzato come etichetta da appiccicare all’avversario politico, finisce infatti per perdere forza. E soprattutto consente di evitare la domanda più scomoda: quali sono oggi le proposte concrete della sinistra?Perché accusare è facile. Governare – o spiegare come si governerebbe diversamente – lo è molto meno. Il paradosso è evidente. Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi dopo una vittoria elettorale, è la prima donna a guidare un governo nella storia repubblicana e ha garantito all’Italia una stabilità politica che per molti anni era sembrata quasi impossibile.La si può criticare, naturalmente. Si possono contestare singole riforme, scelte economiche, politiche migratorie o decisioni internazionali. È il sale della democrazia. Ma un’opposizione credibile dovrebbe misurarsi con i risultati e con i numeri, non limitarsi alla caricatura dell’avversario.E intanto, in Toscana?Il punto politicamente più interessante, però, è un altro. Mentre si concentra l’attenzione sul governo nazionale e sull’amministrazione Pardini, esistono questioni molto più vicine sulle quali sarebbe utile ascoltare la stessa indignazione. Trasporti, infrastrutture, gestione dei rifiuti, servizi sanitari e sociosanitari, politiche ambientali: sono questi i dossier sui quali la politica locale dovrebbe essere giudicata.Prendiamo la ferrovia Lucca-Aulla e i disagi che interessano periodicamente chi utilizza quella linea. Oppure le condizioni climatiche nelle strutture che ospitano persone anziane durante le ondate di calore. O ancora il nodo della gestione dei rifiuti e degli impianti necessari a chiudere realmente il ciclo sul territorio.Sono temi meno adatti a un post indignato, forse. Ma incidono molto di più sulla vita quotidiana delle persone. Lo stesso vale per le scelte impiantistiche di Retiambiente e per il dibattito sull’impianto destinato al trattamento dei prodotti assorbenti a Salanetti. Su questioni di questa portata sarebbe utile discutere non soltanto di ciò che si vuole impedire, ma anche di quale alternativa concreta si propone.Perché i rifiuti non scompaiono quando si dice no a un impianto. Devono essere trattati da qualche parte, con conseguenze economiche e ambientali che dovrebbero entrare a pieno titolo nel dibattito pubblico.Il problema della sinistra luccheseEd eccoci al punto. L’impressione è che una parte della sinistra lucchese abbia trovato nella contrapposizione permanente al centrodestra una comoda scorciatoia politica. Pardini diventa così il responsabile di ciò che non funziona a Lucca; Meloni di ciò che non funziona in Italia. Nel frattempo passano in secondo piano responsabilità amministrative, scelte regionali e problemi che affondano le proprie radici ben prima dell’insediamento degli attuali governi di centrodestra.È una strategia comprensibile dal punto di vista elettorale. Molto meno da quello politico. Perché prima o poi arriva una domanda alla quale nessun meme, nessun video e nessuna invocazione dell’emergenza fascista può rispondere: voi, invece, cosa proponete?È qui che la sinistra lucchese sembra mostrare la propria difficoltà maggiore. Non nell’essere antifascista, naturalmente. Non nel criticare Meloni o Pardini, cosa perfettamente legittima. Ma nel trasformare quella critica in un progetto riconoscibile per Lucca e per la Toscana.Dopo anni di governo regionale, non basta più spiegare agli elettori quanto sarebbe pericolosa la destra. Bisogna spiegare perché dovrebbero tornare a scegliere la sinistra. Ed è una differenza enorme. Forse persino più difficile da affrontare di un post su Facebook.L'articolo La sinistra ha un problema: non sa più parlare d’altro che della destra proviene da Nicolaporro.it.