Ranucci, l’unica cosa che deve fare la Rai

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Ci sono vicende che superano anche la fervida fantasia dei migliori sceneggiatori e che, per la loro oggettiva gravità, impongono al servizio pubblico un sussulto di responsabilità. L’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci e la confessione resa nelle ultime ore da Valter Lavitola aprono uno scenario torbido, costellato di spettri, piani politici e zone d’ombra che non possono essere liquidati con un colpo di spugna o agevolmente derubricati a normale amministrazione.Quando a saltare non sono soltanto le regole del dibattito pubblico, ma anche la trasparenza di chi indossa i panni del Grande Inquisitore mediatico, la misura è colma. Di fronte a un quadro così compromesso, la Rai ha il dovere morale, prima ancora che aziendale, di fermarsi. Non c’è alcuno spazio per il giustizialismo tipico del metodo Report, sia chiaro. Ma proprio per garantire una tutela piena e doverosa allo stesso Ranucci e, al tempo stesso, preservare la credibilità di un’azienda che vive anche delle entrate del canone pagato dai cittadini, la via maestra è una sola.La Rai dovrebbe quantomeno sospendere il conduttore per un’intera stagione, o comunque per tutto il tempo necessario a fare chiarezza sull’accaduto, affidando la guida di Report a qualcun altro, possibilmente a un tandem di professionisti di alto profilo, esterni alla storica redazione del programma. Sarebbe un modo per superare, almeno temporaneamente, la logica dell’uomo solo eretto a mito alla conduzione e per aggiungere degli elementi di discontinuità rispetto al recente passato.Serve un cambio di passo netto, per evitare la deriva dei personalismi e dei paladini senza macchia alla Ranucci. Serve un’immersione nella sobrietà che consenta alla magistratura di fare luce fino in fondo, senza le pressioni o i riflessi condizionati della bolla televisiva. Se, alla fine del percorso, la giustizia certificherà la totale estraneità del conduttore e la linearità dei suoi comportamenti, allora non ci sarà ragione perché le porte del programma non possano riaprirsi. Ma oggi la prudenza è l’unico argine rimasto a difesa della dignità del servizio pubblico.Al contempo, è altrettanto fondamentale che la politica faccia la sua parte, a cominciare dal governo. Le continue pressioni e certe uscite scomposte, come quelle arrivate nelle ultime ore dal segretario leghista Matteo Salvini, rischiano di produrre l’effetto contrario: offrire l’alibi perfetto a chi vuole trasformare una questione giudiziaria e di trasparenza aziendale nella solita vecchia sceneggiata sulla presunta occupazione della Rai da parte dell’esecutivo.Il governo stia il più possibile fuori dalla mischia e non alimenti polemiche strumentali e controproducenti. La Rai possiede già tutti gli strumenti, a cominciare dal Comitato etico, e la forza per assumere decisioni autonome, sagge e trasparenti, senza bisogno di input, raccomandazioni o diktat esterni da parte della politica.Salvatore Di Bartolo, 14 ottobre 2026Leggi anche:Mi sa che Ranucci deve rimuovere questo post di Giuseppe De LorenzoL'articolo Ranucci, l’unica cosa che deve fare la Rai proviene da Nicolaporro.it.