Attentato Ranucci, attesa per il Riesame sulla scarcerazione di Lavitola. Il legale: “Si pente per aver messo nei guai l’amico e Tavares”

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Nei prossimi giorni gli atti dell’arresto di Valter Lavitola finiranno sul tavolo dei giudici del Tribunale del riesame di Roma. In attesa dell’udienza che dovrà decidere sulla scarcerazione del faccendiere e imprenditore, in prigione perché sospettato di essere il mandante dell’attentato dinamitardo al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto il 15 ottobre scorso davanti alla sua abitazione di Campo Ascolano, frazione del comune di Pomezia a sud della Capitale, Lavitola fa marcia indietro su alcune dichiarazioni rese al Gip e al pm durante l’interrogatorio di garanzia in carcere e, per bocca del suo avvocato difensore Arturo Cola, che è andato a trovarlo in carcere, ribadisce il suo legame con Gomes Tavares e Sigfrido Ranucci.Le parole dell’avvocato di Lavitola“Il dottor Lavitola vive una condizione psicologica non facile, è molto affranto. Ha provocato guai a due persone che per lui sono un figlio, Gomez, e un fratello, il dottor Ranucci. Ma ci tengo a sottolineare che si è trattato di una sua scelta autonoma: l’iniziativa dell’attentato è soltanto sua. Sull’esigenza cautelare, tecnicamente non vi sono elementi che giustifichino la permanenza in carcere. Ha espresso pentimento per aver coinvolto persone a cui tiene”, rimarca Cola all’uscita dal carcere di Rebibbia.L’incontro del 7 settembre con RanucciC’è una data, quella del 7 settembre, su cui inquirenti e investigatori si stanno concentrando. Secondo il legale, “noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre. C’è stato, infatti, un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati. Questo quindi un mese e mezzo prima dell’attentato medesimo”. Cola ha poi insistito sulla necessità di distinguere i fatti dalle interpretazioni: “A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull’attentato”.Sigfrido Ranucci (Foto di Stefano Colarieti/LaPresse)Le precisazioni sulle dichiarazioni e il coinvolgimento di RanucciIl difensore è tornato anche sulle parole del padre, Sergio Cola, che nei giorni scorsi aveva scelto di non commentare quanto emerso dall’interrogatorio di garanzia: “Il no comment di mio padre era riferito al fatto che deontologicamente non si può entrare nel merito di quanto emerso nell’interrogatorio di garanzia”. Secondo il penalista, Lavitola non voleva mettere nei guai Ranucci e Gomes Tavares, il suo factotum, che considera come un fratello. Cola ha annunciato che il suo assistito intende chiarire alcuni passaggi della vicenda in vista dell’udienza del Riesame: “Renderà dichiarazioni spontanee per precisare alcune circostanze interpretate in un certo modo nel rigetto dei domiciliari. Auspico che sia tradotto in aula”.La parola passa al Tribunale del RiesameCola rivendica inoltre il peso delle parole rese da Lavitola: “La sua confessione ha dato un contributo enorme alle indagini, che altrimenti si basavano su un quadro meramente indiziario. Dal punto di vista penalistico, le valutazioni del gip sul movente non cambiano nulla”. Ora la parola passa al Tribunale del Riesame di Roma, chiamato a valutare la richiesta di scarcerazione e gli elementi posti alla base della misura cautelare. La difesa punta sulle nuove precisazioni e sull’assenza, secondo tesi, di elementi che rendano necessaria la permanenza in carcere.Questo articolo Attentato Ranucci, attesa per il Riesame sulla scarcerazione di Lavitola. Il legale: “Si pente per aver messo nei guai l’amico e Tavares” proviene da LaPresse