Valter Lavitola e il piano per Ranucci premier, da dove arrivavano i soldi per lanciare la candidatura: «Ho dei finanziatori»

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Ci sarebbero stati finanziatori esterni al progetto di Valter Lavitola di lanciare Sigfrido Ranucci come candidato premier. A parlarne è lo stesso Lavitola, in alcuni passaggi captati dagli investigatori, dove fa riferimento alle spese sostenute per i sondaggi commissionati allo scopo di capire se, nell’area di centrosinistra, esistesse davvero spazio per una “terza via” rispetto a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Un lavoro che, stando a quanto emerso, sarebbe costato tra 8 e 10mila euro.Chi sono i finanziatori misteriosi di LavitolaDi questi presunti sostenitori economici non si conosce né l’identità né l’entità reale del contributo versato. A quella cifra per i sondaggi andrebbero sommati anche i compensi pagati ai quattro esecutori materiali dell’attentato dinamitardo, il più giovane dei quali avrebbe ricevuto mille euro, e quanto corrisposto al suo collaboratore Clesio Tavares, che li aveva reclutati. Un particolare rende la vicenda ancora più fitta di interrogativi: il titolare del Cefalù Bistrò di Monteverde non disponeva, secondo quanto ricostruito, di risorse economiche tali da coprire da solo queste spese, il che lascia pensare a un sostegno arrivato da altri.Perché Lavitola voleva portare Ranucci in politicaIl disegno di Lavitola risalirebbe al 2024 e puntava a spingere il conduttore di Report verso una candidatura, per poi trarne vantaggio grazie al legame di amicizia, sostengono gli inquirenti indicando un possibile movente nell’inchiesta sulla bomba esplosa fuori dalla casa del giornalista. Ranucci, alla fine, non avrebbe rifiutato l’idea, arrivando a partecipare persino alla stesura dei sondaggi. Tra i due, secondo quanto emerge dagli atti, si era instaurato un rapporto quotidiano, fatto di scambi che mescolavano questioni personali e professionali: Lavitola lo considerava un «amico fraterno», era una fonte per le inchieste della trasmissione e, allo stesso tempo, secondo la ricostruzione della procura, avrebbe cercato di ottenere informazioni utili ai propri interessi.Che ruolo ha avuto il caso del Cantiere Navale VittoriaAnche dopo l’attentato, Lavitola avrebbe insistito perché Ranucci realizzasse una seconda puntata sul cantiere navale di Adria, suggerendo un collegamento con la bomba del 16 ottobre e ipotesi di infiltrazioni della camorra. L’autore del servizio, Daniele Autieri, sentito dai magistrati, ha confermato le pressioni ricevute e le indicazioni fornite da Lavitola su presunte società legate ai servizi segreti israeliani, piste poi verificate e archiviate per mancanza di riscontri. Ranucci, però, a quella pista ci avrebbe creduto davvero: sentito in Procura il 2 luglio, ha continuato a indicare come possibile movente proprio l’inchiesta sul cantiere, senza fare alcun riferimento a Lavitola.Cosa ha raccontato Ranucci a proposito dei sospetti su CorradoInterpellato da Repubblica, Ranucci ha provato a chiarire: «Non mi avvertì affatto della possibilità di un attentato o dell’urgenza di un rafforzamento della mia scorta. Mi disse semplicemente di fare attenzione, esortazione comune da anni». Il 4 luglio, giorno della perquisizione, Lavitola gli aveva scritto «dicono che l’ho fatto per aiutarti», ricevendo una risposta scettica. Nella lunga telefonata notturna che seguì, i due si dissero convinti che i pm avessero preso un abbaglio, e Ranucci tornò a insistere sulla pista della criminalità organizzata, facendo il nome di un certo Corrado, comparso nelle conversazioni tra gli esecutori dell’attentato e che, a suo dire, potrebbe essere collegato al clan Moccia.L'articolo Valter Lavitola e il piano per Ranucci premier, da dove arrivavano i soldi per lanciare la candidatura: «Ho dei finanziatori» proviene da Open.