Oggi è il giorno del Cda straordinario di Monte dei Paschi di Siena, convocato per questa mattina dalle 9. Sul tavolo, secondo le anticipazioni di ieri de Il Sole 24 ore, le possibili contromosse per resistere all’Opas di Intesa. Si tratterebbe di due operazioni straordinarie alternative sottoposte al board dell’istituto senese dal Ceo Luigi Lovaglio, una Ops su Banca Generali e una su Bpm. Occhi del mercato quindi puntati sul risiko bancario. Il titolo Mps intanto a mezz’ora circa dalla apertura di Piazza Affari segna +0,68% in una seduta in cui il Ftse Mib si è avviato in cauto rialzo di +0,1%.In seguito alle indiscrezioni non sono arrivate reazioni da nessuno dei soggetti coinvolti. Nulla da Rocca Salimbeni e “no comment” dalla banca timonata dal ceo Giuseppe Castagna. Niente da Banca Generali, la controllata del Leone di Trieste, che ha fatto sapere di non volersi esprimere su “rumors o speculazioni di stampa e di mercato”. E no comment anche dal Gruppo Generali. Mps studia altre mosseIl risiko bancario italiano sembrava avere preso una strada, anzi un’autostrada, in cui Intesa andava verso la scalata di Montepaschi tramite una Opas, con a valle un accordo con Unipol, lanciata a giugno per un valore di 30,6 miliardi. Un quadro in cui Bpm aveva chiuso la porta alla fusione fra pari con Siena e Lovaglio ribadiva che andava difesa l’integrità di Rocca Salimbeni. Ma il banchiere lucano, risanatore dell’istituto senese, secondo i rumors, potrebbe ora giocare altre mosse. L’operazione straordinaria che Lovaglio avrebbe studiato per proporre agli azionisti alternative all’Opas di Ca’ de Sass per quanto riguarda le mire su Bpm dovrebbe fare però i conti con un tema: Crédit Agricole. La banca francese controlla poco meno del 30% di Piazza Meda e ha già fatto intendere quale sia l’opzione strategica che preferisce, cioè nozze fra Bpm e Crédit Agricole Italia. L’altra contromossa coinvolgerebbe Banca Generali, la controllata del Leone su cui nell’aprile 2025 l’allora ceo di Mediobanca Alberto Nagel tentò una scalata per resistere alla presa di Mps. Una tentata e non riuscita scalata a cui oggi torna la memoria. Tutto questo poi, nel risiko bancario italiano, si incrocia con quel 13,2% del colosso assicurativo Generali detenuto da Mps attraverso Mediobanca. Quella partecipazione, negli scenari ipotizzati dagli osservatori, Lovaglio potrebbe mantenerla, venderla in tutto o in parte, distribuirla agli azionisti. Il successo delle operazioni di Mps sarebbe subordinato al coinvolgimento e al consenso di soggetti chiave come Crédit Agricole, Generali e gli azionisti rilevanti di Mps, nonché all’ottenimento di autorizzazioni regolamentari e al superamento dei vincoli legati alla passivity rule. L’analisi di Equita dopo le indiscrezioni sulla possibile doppia Opas di Siena è stata che “le alternative strategiche ipotizzate presentano un livello di complessità e rischio di esecuzione significativamente superiore rispetto all’offerta Intesa Sanpaolo-Mps”. Per quanto riguarda Banca Generali – sottolineano gli analisti della sim – “il deal presupporrebbe il coinvolgimento e l’assenso di Generali. Il principale asset strategico a disposizione di Lovaglio sarebbe la partecipazione di circa il 13% detenuta indirettamente in Generali” e “Monte dei Paschi di Siena si troverebbe a gestire parallelamente il completamento dell’integrazione di Mediobanca e ulteriori operazioni di ampia scala, aumentando sensibilmente l’execution risk rispetto a quello associato all’offerta di Intesa”. Il fattore politicaPoi c’è il fattore politica. Il Tesoro è ancora azionista di Montepaschi al 4,9%. Il passaggio successivo al cda di Rocca Salimbeni di giovedì sarà proprio il 25 agosto, quando il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti incontrerà i rappresentanti delle istituzioni locali senesi e toscane. Un appuntamento slittato dall’originario 20 agosto, visto che quello è il giorno in cui si riunisce il cda e quindi il giorno per capire i ‘giochi’ di Lovaglio. Questo articolo Mps, oggi il Cda: focus su Bpm e Banca Generali proviene da LaPresse