L’elettrico imposto da Bruxelles si schianta contro il mercato: anche Porsche alza bandiera bianca

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Porsche, secondo quanto riportato da WirtschaftsWoche (la principale rivista settimanale tedesca), starebbe preparando lo stop alla produzione del suo modello elettrico, la Taycan, entro il 2030. Non è ancora un annuncio ufficiale definitivo ma pare esserci un’intesa con il comitato aziendale che prevede un’uscita graduale della produzione fino all’addio definitivo.I numeri della Taycan parlano chiaro: dalle quasi 41.000 unità del 2023 si è passati a circa 16.000 nel 2025 e a poco più di 6.000 nel primo semestre 2026.L’ammiraglia elettrica lanciata nel 2019, simbolo della spinta green del marchio di Stoccarda, non piace più e forse evidentemente non ha mai convinto il mercato fino in fondo. Certamente il calo verticale delle vendite denota un crollo che non lascia spazio ad alcuna interpretazione ottimistica.E dunque ha senso citare una massima sempreverde: è il mercato, bellezza! Se i clienti non comprano, continuare a parlare di transizione energetica e di green diventa un mero esercizio di propaganda. L’elettrico, peraltro, è stato inizialmente proposto come una svolta epocale per ridurre a zero le emissioni; questa visione però non teneva conto del fatto che la produzione delle batterie per le auto comporta emissioni elevatissime, consumo intensivo di materie di difficile approvvigionamento e soprattutto dipendenza da filiere quasi sempre concentrate in Asia.Il bilancio complessivo al netto dell’affidabilità delle vetture, della loro autonomia e del loro ciclo di vita, resta controverso e certamente meno virtuoso di quanto si racconti nei comunicati ufficiali del green deal della cara Ursula Von Der Leyen. E il punto più grave è che questa crisi è stata interamente innescata dalla politica scellerata di Bruxelles: per inseguire l’elettrico, l’Unione Europea ha imposto scadenze rigidissime sull’abbandono dei motori a combustione, spingendo costruttori e filiere verso investimenti enormi senza verificare se la domanda reale ci sarebbe stata.Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una crisi nera del comparto automotive europeo fatta di stabilimenti sottoutilizzati, tagli occupazionali e ristrutturazioni. Volkswagen, Fiat e gli altri storici player perdono terreno mentre marchi cinesi (BYD in testa, ma non solo) conquistano quote del nostro mercato.Gli europei, quando scelgono, comprano spesso le proposte orientali, più competitive su prezzo e offerta. Si è di fatto regalata alla Cina una fetta importante di un settore strategico, frutto di un ragionamento folle che ha privilegiato l’astratto del dogma ambientalista all’economia.Leggi anche: Volkswagen verso 100mila tagli, Bruxelles ha distrutto l’autoQuello della Taycan di Porsche non è che l’ennesimo triste esempio. L’intero settore dell’automotive, soprattutto quello delle utilitarie, sta facendo i conti con utili in forte calo. Continuare a forzare l’elettrico per decreto, ignorando i segnali del mercato, significa sostanzialmente continuare a suicidarsi.E così persino Porsche, casa automobilistica storica che grazie al lusso e alla fama delle sue vetture non sta avvertendo la crisi, decide di fare marcia indietro senza troppa preoccupazione sulla Taycan, dopo aver già rivisto al ribasso i piani di elettrificazione complessivi.Il comparto automobilistico europeo sta pagando il prezzo salatissimo di decisioni prese a Bruxelles senza sufficiente realismo. E se anche un marchio premium come Porsche deve fare marcia indietro significa che il modello imposto non piace, non vende e quindi non regge.Alessandro Bonelli, 15 agosto 2026L'articolo L’elettrico imposto da Bruxelles si schianta contro il mercato: anche Porsche alza bandiera bianca proviene da Nicolaporro.it.