Imballaggi: Bruxelles soffoca il mercato con 8 miliardi di extracosti

Wait 5 sec.

La macchina dirigista delle istituzioni europee ha partorito un nuovo leviatano normativo destinato a gravare direttamente sulle tasche di produttori e famiglie. Il recente Regolamento UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio si trasforma in un vero e proprio compendio di pianificazione centrale che, invece di lasciare libero il mercato di individuare le soluzioni tecnologiche più efficienti, impone per decreto standard uniformi, divieti arbitrari e macchinosi adempimenti. L’impatto economico di questo impianto dirigista sarà colossale, poiché costringerà intere filiere industriali ad abbandonare modelli produttivi altamente ottimizzati per rincorrere le ultime rigidità stabilite a tavolino dai burocrati comunitari.I settori nel mirinoI divieti e gli obblighi piovuti da Bruxelles colpiscono in modo indiscriminato settori strategici che finora avevano fatto dell’efficienza logistica il proprio punto di forza. L’ortofrutta freschissima si vede privata delle vaschette in plastica monouso al di sotto del chilo e mezzo, costringendo i produttori a sostenere l’acquisto di materiali alternativi ben più onerosi, come il cartone o le fibre naturali. Allo stesso modo, il comparto della ristorazione da asporto e del take-away dovrà rinunciare ai contenitori monoporzione per salse e condimenti, trovandosi costretto a mettere in piedi complessi e antieconomici sistemi di restituzione e lavaggio della logistica inversa. Persino le vendite online finiscono sotto tutela: per il mondo dell’e-commerce scatta infatti il vincolo rigido del limite massimo del 50% di spazio vuoto nelle scatole, un parametro teorico che impone la totale riconversione dei macchinari di confezionamento e l’acquisto di imballaggi su misura.Il conto salatissimo per l’industriaI numeri stimati per l’adeguamento industriale restituiscono la dimensione esatta di questa manovra oppressiva nei confronti del tessuto produttivo italiano. Le stime che circolano tra le principali associazioni di categoria parlano di un costo complessivo compreso tra i 5 e gli 8 miliardi di euro a carico delle aziende, chiamate a rottamare o riconfigurare linee di confezionamento ed imbottigliamento perfettamente funzionanti. Non si tratta soltanto di investimenti in nuovi macchinari o nell’acquisto di materie prime riciclate post-consumo dal costo nettamente superiore rispetto a quelle vergini, ma anche di una vera e propria gabella amministrativa. La redazione di continue dichiarazioni di conformità, i test obbligatori sui materiali e le procedure di tracciabilità permanente rappresentano un fardello burocratico che ridurrà drasticamente la competitività delle nostre PMI.L’Iva nascosta che peserà sul carrello della spesaCom’era ampiamente prevedibile, gli enormi costi operativi generati dall’iper-regolamentazione non rimarranno confinati nei bilanci delle aziende, ma verranno scaricati direttamente sui consumatori finali. Gli studi di settore evidenziano come il rialzo forzato dei costi di produzione lungo la filiera provocherà un aumento generalizzato della spesa sui prodotti confezionati compreso tra l’1% e il 3%. A questo rincaro diretto si aggiungerà il meccanismo del deposito cauzionale obbligatorio per bottiglie di plastica e lattine, un sistema che toglie liquidità ai cittadini costringendoli a prestare denaro a fondo perduto alle catene della grande distribuzione. La transizione graduale della normativa scandirà una serie di aumenti a tappe forzate, le cui scadenze operative culmineranno nel 2030, trasformando la semplice spesa quotidiana nell’ennesimo conto da saldare per finanziare la burocrazia comunitaria.Enrico Foscarini, 15 agosto 20L'articolo Imballaggi: Bruxelles soffoca il mercato con 8 miliardi di extracosti proviene da Nicolaporro.it.