Fulvio Lucisano ha attraversato oltre settant’anni di cinema italiano, accompagnandone i cambiamenti e contribuendo a portare sul grande schermo alcuni dei film rimasti nell’immaginario di più generazioni. Il produttore, distributore e fondatore della Italian International Film è morto a 98 anni, lasciando dietro di sé una carriera iniziata nel dopoguerra e arrivata fino alla televisione contemporanea. Da Massimo Troisi ad Alberto Sordi, da Francesca Archibugi a Fausto Brizzi, il suo nome si è legato ad autori, interpreti e titoli diversissimi, uniti dalla capacità di incontrare il pubblico e, in molti casi, di raccontare un pezzo dell’Italia del loro tempo.A dare la notizia della sua scomparsa sono state le figlie Paola e Federica Lucisano, che da anni portano avanti l’eredità professionale del padre. «Riposa in pace papà», ha scritto Paola sui social, affidando a poche parole il saluto a un uomo che, dietro le quinte, ha contribuito a costruire alcuni dei film più riconoscibili della nostra cinematografia.Perché raccontare Fulvio Lucisano significa attraversare titoli, volti e stagioni che hanno segnato l’immaginario collettivo: Massimo Troisi e Ricomincio da tre, Alberto Sordi, Francesca Archibugi e Il grande cocomero, Fausto Brizzi e Notte prima degli esami. Ma significa anche raccontare un’idea di produzione fondata su intuito, rischio e continuità, capace di tenere insieme cinema popolare e cinema d’autore senza considerarli mondi opposti.Foto: IPA/Marco Provvisionato/MDPhotoChi era Fulvio Lucisano: dagli esordi all’Istituto Luce alla nascita della IIFNato a Roma nel 1928, Fulvio Lucisano si avvicinò al cinema quando era ancora giovanissimo. Alla fine degli anni Quaranta partecipò alla realizzazione di documentari e iniziò a collaborare con l’Istituto Luce, entrando in un mondo che sarebbe diventato il centro della sua vita professionale.Prima ancora del grande cinema arrivarono i cinegiornali, la documentaristica e centinaia di lavori realizzati in anni in cui l’industria audiovisiva italiana stava ancora ricostruendo sé stessa dopo la guerra. Nel 1955 arrivò il primo lungometraggio, I quattro del getto tonante, ma il passaggio decisivo si sarebbe consumato pochi anni dopo.Nel 1958 Lucisano fondò la Italian International Film, destinata a diventare una delle realtà produttive e distributive più longeve del panorama nazionale. Da quel momento il suo nome avrebbe cominciato a intrecciarsi con quello di autori, attori e film molto diversi tra loro, in una carriera che non avrebbe mai scelto una sola direzione.Da Sophia Loren a Deva Cassel: che fine ha fatto il divismo?Fulvio Lucisano e un cinema senza confini tra autore e pubblicoUna delle caratteristiche più evidenti del percorso di Lucisano è stata proprio la capacità di muoversi tra generi apparentemente lontani, senza costruire gerarchie rigide tra cinema popolare e cinema d’autore.Negli anni Sessanta e Settanta lavorò su titoli che avrebbero trovato nel tempo un pubblico sempre più ampio, collaborando con registi come Mario Bava, Luigi Comencini, Lina Wertmüller, Mauro Bolognini e molti altri. La sua produzione non seguiva un’unica formula, ma cercava piuttosto di intercettare storie e talenti capaci di parlare al proprio tempo.È probabilmente questo uno degli elementi che spiegano la longevità della sua carriera. Lucisano non ha attraversato settant’anni di cinema imponendo un solo modello produttivo, ma adattandosi ai cambiamenti senza perdere una precisa idea del mestiere: il produttore non come semplice finanziatore, ma come figura capace di intuire il potenziale di un progetto e accompagnarlo fino all’incontro con il pubblico.Foto: IMdBMassimo Troisi e Ricomincio da tre: una delle intuizioni più importantiTra le scelte che hanno segnato la storia professionale di Fulvio Lucisano, quella legata a Massimo Troisi occupa un posto particolare. Nel 1981 produsse Ricomincio da tre, esordio cinematografico alla regia dell’attore napoletano. Il film sarebbe diventato rapidamente molto più di un successo al botteghino: segnò l’ingresso nel cinema italiano di una voce nuova, ironica e profondamente personale, destinata a lasciare un’impronta enorme negli anni successivi.Lucisano avrebbe poi ricordato come inizialmente non mancassero dubbi sul progetto e sulla capacità del pubblico di comprendere fino in fondo quel linguaggio così particolare. Fu proprio il successo del film a dimostrare il contrario, trasformando quella scommessa in una delle intuizioni più fortunate della sua carriera.È anche attraverso episodi come questo che si comprende il ruolo avuto da Lucisano nell’industria cinematografica italiana: non soltanto produttore di film già destinati al successo, ma scopritore e accompagnatore di talenti capaci di cambiare il panorama in cui entravano.Da Alberto Sordi a Francesca Archibugi, i film che hanno segnato la sua carrieraNel corso degli anni, la filmografia legata alla Italian International Film si è popolata di titoli entrati nella memoria collettiva.Con Alberto Sordi, al quale era legato anche da una lunga amicizia, Lucisano condivise progetti come Il tassinaro, mentre negli anni Novanta arrivarono film come Il grande cocomero di Francesca Archibugi, con Sergio Castellitto e Anna Galiena, e Ninfa plebea di Lina Wertmüller. Accanto al cinema d’autore non mancò mai quello più dichiaratamente popolare. Nel catalogo della IIF entrarono anche alcuni capitoli di Fantozzi, così come numerose commedie capaci di intercettare il gusto del pubblico in momenti molto diversi.Quello costruito da Lucisano è quindi un percorso difficile da riassumere attraverso pochi titoli, proprio perché la sua carriera ha continuato a spostarsi da un linguaggio all’altro. Il filo comune non era il genere, ma la capacità di riconoscere ciò che poteva diventare parte della cultura popolare del proprio tempo.Foto: IMdBNotte prima degli esami e il rapporto con le nuove generazioniUno degli aspetti più sorprendenti della carriera di Lucisano è forse la capacità di non rimanere legato soltanto ai successi del passato. Nel 2006 produsse Notte prima degli esami, diretto da Fausto Brizzi, film che sarebbe diventato uno dei fenomeni generazionali più riconoscibili del cinema italiano degli anni Duemila. Con Nicolas Vaporidis, Cristiana Capotondi e Giorgio Faletti, il film seppe raccontare ansie, nostalgie e aspettative di una generazione diversa da quella che aveva affollato le sale per Troisi o Sordi.A quel successo seguirono altri titoli come Ex, Maschi contro femmine, Femmine contro maschi, Nessuno mi può giudicare e Non ci resta che il crimine, confermando la capacità della società di produzione di continuare a intercettare nuovi pubblici.Non è un dettaglio secondario. Molti produttori vengono identificati con una stagione precisa del cinema; Lucisano, invece, ha continuato a produrre attraversando epoche che sembravano ogni volta poter rendere superata la precedente, riuscendo a rimanere dentro il cambiamento.Foto: IMdBDal cinema alla televisione, l’evoluzione della Italian International FilmCon il passare degli anni, il lavoro di Lucisano si è esteso sempre più anche alla televisione.La Italian International Film ha prodotto serie e film destinati al piccolo schermo, entrando in un panorama audiovisivo ormai radicalmente diverso rispetto a quello in cui era nata. Tra i titoli più conosciuti figurano produzioni come Mina Settembre, oltre a numerosi altri progetti televisivi e seriali.Anche in questo caso la forza della società è stata la capacità di non vivere la televisione come un’alternativa minore al cinema, ma come un’altra forma possibile di racconto. Un passaggio che ha permesso al gruppo di attraversare anche l’epoca delle piattaforme e dello streaming, mentre il settore cinematografico cambiava ancora una volta struttura e abitudini.L’Eredità cambia professoresse: da Striscia a Brumotti, la TV che non ritroveremo a settembreI riconoscimenti di Fulvio Lucisano: David, Nastri e OscarUna carriera così lunga è stata accompagnata inevitabilmente anche da numerosi riconoscimenti.Le produzioni della Italian International Film hanno ottenuto nel corso degli anni cinque David di Donatello, quattro Nastri d’Argento e due candidature agli Oscar, mentre allo stesso Lucisano sono stati attribuiti premi e onorificenze che hanno riconosciuto il peso del suo lavoro nell’industria cinematografica italiana.Dal 1998 al 2001 fu presidente dell’ANICA, nel 2007 venne nominato Cavaliere del Lavoro e nel 2009 ricevette un David speciale alla carriera, assegnato in occasione dei cinquant’anni di attività come produttore. Nel 2005 anche la Mostra del Cinema di Venezia gli aveva dedicato un omaggio, riconoscendo in lui una delle figure capaci di rappresentare non soltanto una singola stagione, ma una parte consistente della storia industriale del nostro cinema.Il cordoglio per Fulvio Lucisano e il ricordo del mondo del cinemaDopo la notizia della scomparsa sono arrivati numerosi messaggi di cordoglio dal mondo della cultura e delle istituzioni. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ricordato Lucisano come uno dei grandi artefici del cinema italiano, sottolineando la sua capacità di costruire un cinema fondato sulla passione, sull’intuito e sulla valorizzazione del talento.Particolarmente intenso anche il messaggio dei dipendenti del Gruppo Lucisano, che lo hanno definito una guida e un «condottiero», ricordando la forza, l’ironia e la determinazione con cui aveva affrontato il lavoro per decenni. Parole che restituiscono una dimensione diversa rispetto a quella dei premi e degli incassi, perché raccontano l’eredità umana di un produttore che non ha semplicemente costruito una società, ma ha formato generazioni di professionisti e contribuito a creare un modo di intendere il cinema come impresa collettiva.Anna Foglietta debutta alla regia con Una Storia: il film con Alba Rohrwacher in concorso a Venezia 83L’eredità di Fulvio Lucisano passa alle figlie Federica e PaolaLa sua storia professionale continua oggi attraverso le figlie Federica e Paola Lucisano, da tempo coinvolte nella gestione del gruppo e nella produzione cinematografica e televisiva.È forse questo uno degli aspetti più coerenti di un percorso durato più di settant’anni: una società nata nel 1958 che continua a operare in un’industria completamente trasformata, tenendo insieme memoria e cambiamento. Fulvio Lucisano aveva iniziato a lavorare quando il cinema passava ancora attraverso cinegiornali, pellicole e sale affollate, ed è arrivato fino all’epoca delle piattaforme, delle serie e dello streaming. In mezzo ci sono Mario Bava, Massimo Troisi, Alberto Sordi, Lina Wertmüller, Francesca Archibugi, Fausto Brizzi, Fantozzi, Ricomincio da tre e Notte prima degli esami.Più che una filmografia, la sua è una lunga mappa del cinema italiano, capace di attraversare generi, generazioni e trasformazioni industriali. Ed è forse proprio questo il modo più semplice per misurare la sua eredità: non soltanto attraverso i film che ha prodotto, ma attraverso quanta parte del nostro immaginario cinematografico porta, ancora oggi, il segno delle sue scelte.| Da Rumors.it