L’ultimo colpo al progetto congiunto russo-ungherese per l’energia nucleare arriva dalla terra delle piramidi. Rosatom sarebbe infatti finita sotto accusa per presunte violazioni degli standard di sicurezza, problemi ingegneristici e ritardi nella costruzione della centrale nucleare di El Dabaa, in Egitto, con l’autorità egiziana per le centrali nucleari che avrebbe contestato alla società russa una serie di “difetti” nelle unità in costruzione e violazioni della “cultura della sicurezza nucleare”.Le accuse sono contenute in una lettera riservata del 4 giugno indirizzata a un dirigente di Rosatom che è stata condivisa con Politico da un funzionario dell’intelligence che ha chiesto l’anonimato, lettera in cui si parla anche di “negligenza deliberata” da parte di un funzionario coinvolto nel progetto. Altri documenti interni della società russa esaminati dalla già citata testata descriverebbero inoltre ritardi, problemi nella qualità dei lavori e difficoltà nella gestione del cantiere. Rosatom respinge le contestazioni e sostiene di rispettare i più elevati standard di sicurezza nucleare. La società afferma inoltre che le accuse non sarebbero state confermate attraverso le procedure tecniche, contrattuali e di supervisione previste dal progetto.Le contestazioni egiziane riguardano innanzitutto la qualità delle opere. La lettera cita vuoti dietro il rivestimento metallico dell’unità 4, difetti nelle fondamenta delle unità 1, 2 e 3 e problemi nella struttura cilindrica dell’edificio del reattore dell’unità 4. L’autorità egiziana accusa inoltre Rosatom di avere utilizzato metodi “fuorvianti” per rappresentare lo stato di avanzamento dei lavori. Il documento denuncia anche problemi nella gestione del personale e nella sicurezza del cantiere, compreso l’uso di pass falsificati e la diffusione sui social di immagini realizzate all’interno del sito. Particolarmente grave è il riferimento a un incidente nel quale un operaio avrebbe riportato una grave frattura esposta e sarebbe stato trasferito su un veicolo privato anziché su un’ambulanza attrezzata. Secondo l’autorità egiziana, l’episodio sarebbe stato intenzionalmente occultato. A rafforzare le preoccupazioni ci sono quattro documenti interni di Rosatom. Un audit del 2025 avrebbe evidenziato un “rischio significativo” di mancato rispetto degli obblighi contrattuali e previsto uno slittamento di 18 mesi per la prima unità, dal settembre 2028 al marzo 2030.El Dabaa, sulla costa mediterranea a circa 300 chilometri a nord-ovest del Cairo, dovrebbe comprendere quattro reattori progettati dalla Russia. Il primo è atteso alla produzione di elettricità nel 2028, mentre il completamento dell’intero impianto è previsto entro il 2030. Ma l’aspetto che più pesa in questo momento sta nel fatto che il progetto utilizza reattori Vver-1200, la stessa tecnologia scelta per Paks II, il progetto lanciato nel 2014 (anche se i lavori sono iniziati sono nel febbraio di quest’anno) da Budapest assieme a Mosca diventato uno dei principali simboli della cooperazione energetica tra i due Paesi, e rappresenta una presenza significativa della tecnologia nucleare russa all’interno dell’Unione europea.Per il nuovo governo ungherese guidato da Péter Magyar il dossier arriva in un momento particolarmente delicato. Budapest ha già avviato una revisione di Paks II, mettendo in discussione costi e legami con il Cremlino. Le informazioni provenienti dall’Egitto potrebbero quindi entrare nella valutazione sul futuro del progetto. La questione va oltre la singola centrale. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Rosatom è rimasta in larga parte al di fuori delle principali sanzioni europee, conservando un ruolo importante nel mercato nucleare internazionale. Le accuse provenienti da El Dabaa potrebbero dunque alimentare il dibattito sulla dipendenza europea dalla tecnologia russa in un settore strategico destinato a produrre energia per decenni.