Ranucci e i costi di Report, questa fa ridere: gli “anti-querela” ora querelano altri giornalisti

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Ieri, 17 agosto, Il Tempo di Daniele Capezzone ha pubblicato in prima pagina un’inchiesta esclusiva dal titolo: “Stipendi faraonici e spese incredibili: quanto ci costa Report”. I numeri, riferiti a una trentina di inviati e autori nelle stagioni 2022-2023, 2023-2024 e 2024-2025, elencano i costi della trasmissione a carico del servizio pubblico e arrivano a un totale compreso, nelle varie edizioni, fra 2,2 a quasi 2,9 milioni di euro. Alcuni nomi storici del programma (Giorgio Mottola, Giulia Innocenzi e altri) risultano associati a cifre che superano abitualmente i 100 mila euro, con picchi verso i 200-300 mila.Apriti cielo! La reazione della redazione di Report è stata immediata e sprezzante. In una nota gli inviati e le inviate parlano di una campagna di diffamazione e di cifre false e surrettizie spacciate per stipendi. Spiegano che i giornalisti lavorano in gran parte a partita IVA, auto-producono i servizi e anticipano di tasca propria trasferte, montaggi e spese vive: le somme pubblicate sarebbero quindi il totale dei costi dei singoli pezzi, non le retribuzioni pure. Per questa ragione hanno annunciato querele contro Il Tempo e contro ogni testata che riprenda quei dati. Sigfrido Ranucci, dal canto suo, denuncia su Facebook quella che ritiene essere una “grave diffusione di un documento interno strategico” della Rai e preannuncia una denuncia al Comitato etico nel tentativo di scovare e far punire chi ha fornito il materiale.Evidentemente il metodo Report non piace a Report: i prìncipi delle inchieste senza scrupoli piagnucolano quando qualcuno condivide i loro documenti riservati. Capezzone, per nulla preoccupato dalle minacce della squadra di Report, replica secco: “Si arrampicano sugli specchi”. E nel frattempo Fratelli d’Italia, tramite il deputato Francesco Filini, annuncia un’interrogazione in Vigilanza Rai e parla di un salasso per le casse pubbliche.L’intemerata degli addetti ai lavori del programma di Rai3 ha un sapore particolare e denota come la squadra sia in evidente difficoltà nella gestione del caso Ranucci. Per anni, il conduttore ha fatto della battaglia contro le querele temerarie una bandiera. L’amichetto del bombarolo ha ripetuto in più sedi (dall’assemblea dell’Anm alle piazze della Cgil) di non volere il ritiro delle centinaia di querele ricevute perché voleva vincere sul campo, ma di pretendere al contempo una legge che punisca chi usa la giustizia per intimidire i giornalisti: “Se qualcuno denuncia sapendo che il giornalista ha detto la verità, deve pagare e pagare salato”, diceva. Oggi lo stesso ambiente che invocava la fine delle querele-bavaglio ne annuncia una contro un altro mezzo d’informazione. Dov’è la coerenza di questa mossa?Assumiamo poi che Il Tempo abbia commesso una leggerezza parlando in prima pagina di “stipendi” e non di compensi lordi che includono anche i costi di servizi e montaggi: ma davvero Report è così autorevole da ergersi su un pulpito e bacchettare un errore? Dopotutto, parliamo della stessa trasmissione che ricevette e diede grande risalto a una lettera anonima che collegava la bomba contro Ranucci ad ambienti dei Casalesi e a un presunto mandante politico del casertano, legandola a un’inchiesta sul traffico di armi e così alimentando per mesi la narrativa del complotto. Una totale farsa che Report ha spacciato come inchiesta di altissimo livello. Perché quando Report commette un errore è sempre in buona fede ma quando lo commette qualcun altro è un atto che deve essere punito?Sia chiaro, Report ha il diritto di difendersi e di contestare la presentazione dei dati. Ma quando si querela un giornale dopo aver predicato per anni che la stampa non si querela e dopo aver preso un granchio così, la pretesa di dare lezioni di etica e di trasparenza suona meno convincente.Alessandro Bonelli, 18 agosto 2026L'articolo Ranucci e i costi di Report, questa fa ridere: gli “anti-querela” ora querelano altri giornalisti proviene da Nicolaporro.it.