Gabon: una donna ingegnere italo-senegalese per la gestione dei fanghi di svuotamento

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AGI - L'ingegnera sanitaria italo-senegalese Ya Deguene Elisabetta Mbow, del gruppo di consulenza EDE, ha partecipato la scorsa settimana a una missione tecnica a Libreville, in Gabon, dedicata allo sviluppo della filiera di gestione dei fanghi di svuotamento, nell'ambito di un programma di assistenza tecnica sostenuto dalla Banca Mondiale.L'iniziativa rientra nelle attività preparatorie per l'avvio del sistema di trattamento dei fanghi di svuotamento nel Paese e ha coinvolto istituzioni, operatori del settore, autorità sanitarie, partner di sviluppo e rappresentanti degli enti territoriali. I lavori hanno riguardato l'intera catena del servizio, dalle infrastrutture presenti presso le abitazioni alle operazioni di svuotamento, trasporto, conferimento, trattamento e valorizzazione dei fanghi, fino agli aspetti legati al finanziamento, alla raccolta dei dati, al controllo del servizio e all'inclusione degli utenti.Durante gli incontri sono stati approfonditi il ruolo delle istituzioni, l'organizzazione degli operatori, i vincoli legati ai siti di intervento, le scelte tecnologiche e le modalità di gestione, manutenzione e monitoraggio del futuro sistema.Il Gabon richiede soluzioni tecniche calibrate sul contesto localeNel corso della missione, Mbow ha evidenziato come le caratteristiche ambientali del Gabon richiedano soluzioni tecniche calibrate sul contesto locale. "Il Gabon mi colpisce per la bellezza dei suoi paesaggi, tra oceano, foresta tropicale, rilievi e una vegetazione onnipresente. Questi elementi influenzano direttamente le riflessioni tecniche su drenaggio, piovosità, accessibilità, movimenti di terra, manutenzione, gestione e scelta delle tecnologie", ha dichiarato.Senegal paese pioniere dell'Africa sub-sahariana per il trattamento delle acque reflueL'ingegnera ha inoltre ringraziato le équipe locali e i partner coinvolti per la disponibilità e la qualità del confronto tecnico. Il percorso professionale di Ya Deguene Elisabetta Mbow si inserisce nell'esperienza maturata in Senegal, considerato uno dei Paesi pionieri dell'Africa sub-sahariana nella progettazione e nella realizzazione di sistemi di trattamento delle acque reflue.Nata in Francia da padre senegalese e madre italiana, dopo dieci anni di attività in Italia nei settori idraulico, idrologico e idroelettrico, Mbow è entrata a far parte di EDE nel 2021 nell'ambito di un programma di assistenza tecnica per la decontaminazione e la riqualificazione urbana finanziato dalla Fondazione Bill & Melinda Gates.Secondo l'ingegnera, il Senegal rappresenta ancora oggi un punto di riferimento nel settore grazie a un percorso avviato nel 2005, quando furono realizzati i primi impianti di trattamento nell'ambito del Programma di Protezione della Salute Pubblica (PAQPUD), sostenuto dalla Banca Mondiale.Il Paese dispone di 15 impianti dedicati a queste attivitàDi recente, EDE ha condotto un audit tecnico-operativo della filiera del trattamento delle acque reflue, elaborando un documento che propone linee guida per la gestione strategica dei sistemi di trattamento e recupero dei fanghi di depurazione. Il Paese dispone attualmente di 15 impianti dedicati a questa attività.Per Mbow, una gestione efficace dei fanghi richiede una visione integrata dell'intera filiera, coinvolgendo istituzioni pubbliche, operatori privati, imprese di raccolta e trasporto delle fosse settiche e gestori degli impianti di valorizzazione dei sottoprodotti, in un'ottica di economia circolare.Entro il 2030 accesso universale a servizi igienico-sanitari adeguatiUn approccio che, sottolinea, è pienamente coerente con l'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 6.2 delle Nazioni Unite, che punta a garantire entro il 2030 l'accesso universale a servizi igienico-sanitari adeguati. L'esperienza senegalese evidenzia tuttavia anche alcune criticità, dalla limitata capacità economica delle famiglie alle difficoltà di accesso dei mezzi di svuotamento nelle aree urbane con strade strette, fino alle sfide finanziarie affrontate dalle aziende del settore.Per superare questi ostacoli, l'ingegnera propone un approccio fondato su tre pilastri: l'adozione di tecnologie appropriate, una migliore organizzazione della filiera e una pianificazione integrata dei progetti. A ciò si aggiunge la necessità di rafforzare il monitoraggio da parte delle autorità, promuovere sinergie con comparti come agricoltura, energia e sanità e sviluppare sistemi di raccolta dati e programmi di formazione per gli operatori del settore.