Sudafrica. Pretoria cerca un ruolo globale, ma economia e crisi interne ne frenano le ambizioni

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di Giuseppe Gagliano – Il Sudafrica punta a consolidare il proprio ruolo di potenza di riferimento dell’Africa australe, ma le ambizioni internazionali di Pretoria si scontrano con una crescita economica debole, una disoccupazione superiore al 33 per cento, infrastrutture fragili e forze armate sempre più limitate dalle risorse disponibili. Il Paese conserva tuttavia un peso diplomatico superiore alla propria forza economica, grazie alla partecipazione ai BRICS e al G20 e a una tradizione diplomatica che risale alla presidenza di Nelson Mandela.La strategia sudafricana resta quella del non allineamento attivo. Pretoria mantiene rapporti con Washington, Pechino, Mosca, Bruxelles e Nuova Delhi senza legarsi stabilmente a uno schieramento. Una scelta dettata soprattutto dalla necessità di combinare investimenti occidentali, commercio con la Cina, finanziamenti multilaterali e cooperazione con i BRICS. Anche il governo di unità nazionale riflette questo equilibrio, con sensibilità differenti nei confronti di Russia, Palestina, Stati Uniti e Unione europea.L’appartenenza ai BRICS offre al Sudafrica uno strumento per amplificare la propria influenza e sostenere una maggiore rappresentanza africana nelle istituzioni internazionali. L’allargamento del gruppo ha però ridotto il peso relativo di Pretoria, chiamata a confrontarsi con Paesi dotati di risorse economiche ed energetiche superiori. Il principale valore strategico sudafricano resta quindi la capacità di collegare i BRICS all’Africa mantenendo contemporaneamente aperto il dialogo con l’Occidente.La principale vulnerabilità rimane l’economia. La crescita si mantiene modesta e nel secondo trimestre del 2026 la disoccupazione ufficiale ha raggiunto il 33,6 per cento, con 8,5 milioni di persone senza lavoro. I problemi della rete elettrica, delle ferrovie e dei porti continuano inoltre a penalizzare la competitività, nonostante il Paese disponga di un’importante industria mineraria, automobilistica e finanziaria.Pretoria cerca quindi di diversificare i propri partner. La Cina rimane fondamentale per gli scambi commerciali, mentre l’Unione europea offre capitali, tecnologie e accesso ai mercati ad alto valore aggiunto. Gli Stati Uniti continuano a rappresentare uno sbocco importante per l’industria automobilistica, agricola e mineraria, nonostante le tensioni politiche legate ai rapporti sudafricani con Russia e Cina e alle divergenze sulla questione israelo palestinese.A complicare il quadro interno contribuisce l’immigrazione. Nel 2022 il Sudafrica ospitava circa 2,4 milioni di immigrati, pari al 3,9 per cento della popolazione, provenienti soprattutto dai Paesi dell’Africa australe. L’elevata disoccupazione e le difficoltà dei servizi pubblici hanno favorito tensioni xenofobe e campagne contro gli stranieri, trasformando l’immigrazione in uno dei temi più sensibili della politica nazionale.Una delle maggiori opportunità economiche arriva invece dai minerali critici. Il Sudafrica possiede importanti risorse di platino, manganese, cromo e vanadio, fondamentali per batterie, reti elettriche, industria automobilistica e tecnologie militari. Pretoria vuole evitare di limitarsi all’esportazione delle materie prime e punta a sviluppare sul territorio nazionale attività di trasformazione e catene industriali capaci di generare maggiore valore aggiunto. Il successo della strategia dipenderà però dalla disponibilità di energia, dall’efficienza dei trasporti e dalla capacità di attrarre investimenti.Altrettanto delicata è la transizione energetica. Il Paese rimane fortemente dipendente dal carbone, che garantisce energia e occupazione a intere regioni. Pretoria intende sviluppare fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e nucleare procedendo però gradualmente, per evitare che la decarbonizzazione provochi nuove perdite di posti di lavoro e acceleri la deindustrializzazione.Alle difficoltà economiche si aggiunge l’indebolimento dello strumento militare. La posizione del Sudafrica tra Atlantico e Oceano Indiano e lungo la rotta del Capo di Buona Speranza gli conferisce una notevole importanza strategica, ma il bilancio della difesa rimane poco superiore allo 0,7 per cento del Pil. Le difficoltà incontrate nelle missioni nella Repubblica Democratica del Congo hanno evidenziato la distanza crescente tra le ambizioni regionali di Pretoria e le capacità operative delle sue forze armate.La sfida decisiva sarà quindi trasformare il prestigio diplomatico in forza economica e stabilità interna. Se riuscirà a modernizzare infrastrutture e industria, valorizzare i minerali critici, gestire la transizione energetica e contenere le tensioni sociali, il Sudafrica potrà consolidarsi come principale potenza organizzatrice dell’Africa australe. In caso contrario, rischierà di conservare una forte presenza diplomatica mentre il suo peso economico e strategico continuerà progressivamente a ridursi.