Usa. Nuove sanzioni alla Corte penale internazionale. L’Ue, ‘I giudici devono agire senza pressioni’

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di Mariarita Cupersito – Proseguono gli attriti tra gli Stati Uniti e la Corte penale internazionale: il Dipartimento di Stato Usa ha imposto una serie di sanzioni alla giudice e presidente della Corte Tomoko Akane, di nazionalità giapponese, e al procuratore senior Abdoulaye Seye, senegalese; tali sanzioni prevedono il congelamento di qualsiasi bene detenuto nelle giurisdizioni statunitensi o che sia in qualche modo collegato con il sistema finanziario statunitense.Il segretario di Stato Marco Rubio ha definito la Corte dell’Aja “un tribunale sovranazionale corrotto e fatalmente politicizzato che ha abusato maliziosamente della propria autorità e ha oltrepassato il proprio mandato”.La Corte penale internazionale ha commentato la decisione statunitense definendola un “flagrante attacco” all’indipendenza del tribunale stesso, assicurando di continuare a perseguire la giustizia per i crimini commessi nel mondo.“Quando gli attori giudiziari vengono minacciati per aver applicato la legge, è lo stesso ordine giuridico internazionale a essere messo a rischio”, riporta un comunicato della Corte, il quale prosegue precisando che “continuerà ad adempiere pienamente al proprio mandato con indipendenza e imparzialità”.L’Assemblea degli Stati Parte, organo di controllo della Corte, fa sapere che tali sanzioni costituiscono un’escalation che “rischia di compromettere le indagini in corso e di ostacolare gli sforzi globali” finalizzati a far sì che la giustizia raggiunga le vittime di crimini a livello mondiale.Anche la premier giapponese Sanae Takaichi ha definito “molto spiacevole” l’iniziativa americana. “Il Giappone risponderà continuando a mantenere i contatti con i paesi coinvolti, compresi gli Stati Uniti”, ha aggiunto.“La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ed io sosteniamo con fermezza la Corte penale internazionale”, ha comunicato tramite una nota il capo del Consiglio europeo Antonio Costa, “la presidente Tomoko Akane e i funzionari che ne difendono la missione. La Cpi contribuisce a garantire giustizia alle vittime di alcuni dei crimini più orribili al mondo. Per svolgere questo lavoro fondamentale, i suoi giudici e funzionari devono poter agire in modo indipendente e senza pressioni esterne”.Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nei cui confronti la Corte dell’Aja aveva spiccato un mandato d’arresto nel 2023, ha bollato la Cpi come “un tribunale farsa che nasconde i propri abusi di potere dietro il linguaggio del diritto internazionale, minando al contempo i principi stessi della giustizia”.“Mi congratulo con il segretario di stato Marco Rubio per aver guidato gli sforzi determinati dell’amministrazione Trump contro l’illegittimo eccesso di potere della Corte penale internazionale e per aver chiarito che i funzionari corrotti che la guidano dovranno affrontarne le conseguenze”, ha aggiunto.L’iniziativa statunitense giunge poche settimane dopo che Rubio aveva annunciato che gli Usa erano in procinto di lanciare “una campagna su vasta scala per smantellare la minaccia rappresentata dalla Corte penale internazionale per la sovranità degli Stati Uniti”. Rubio aveva aggiunto l’intenzione di fare pressione sui 125 Stati membri della Corte affinché optino per il ritiro, nonché quella di sanzionare le organizzazioni che collaborano con la Corte e proibire al personale di recarsi negli Stati Uniti.L’amministrazione guidata da Donald Trump ha comminato sanzioni a 9 dei 18 giudici della Corte, nonché a entrambi i procuratori aggiunti, all’ex procuratore capo e a un altro membro dell’ufficio del procuratore.Ciò che gli Usa contestano alla Cpi sarebbe di andare oltre il proprio mandato, indagando e provando a perseguire alti funzionari militari e politici di Paesi che non sono membri della Corte, tra i quali figurano gli Stati Uniti, Israele e la Russia.Risalente al 1998 e operativa dal 2002, la Corte penale internazionale si pronuncia su accuse di genocidio, crimini di guerra, crimini di aggressione e crimini contro l’umanità.Nel 2023 aveva emesso un mandato d’arresto anche nei confronti di Vladimir Putin a causa della guerra in Ucraina, cosa che aveva spinto il Cremlino ad emettere a sua volta mandati di arresto destinati ad alti funzionari della Corte, inclusa la stessa Tomoko Akane.