Il caso Vannacci non è più una curiosità da salotto televisivo. È diventato un fattore politico vero. Ma, attenzione, potrebbe trasformarsi anche in un’opportunità per il centrodestra. I numeri mostrati da YouTrend a “L’Aria che tira” raccontano una realtà piuttosto chiara: il 61 per cento degli elettori di Futuro Nazionale vorrebbe Roberto Vannacci alleato con i partiti di governo. La disponibilità è ricambiata dal 53 per cento degli elettori di Fratelli d’Italia, mentre tra i sostenitori di Lega e Forza Italia i favorevoli si fermano al 26 per cento. Insomma, il generale divide i partiti della maggioranza, ma non necessariamente il popolo del centrodestra. Anzi, una parte consistente di quell’elettorato sembra considerarlo un membro della famiglia che ha litigato con un parente, non uno sconosciuto venuto da fuori. I dati diffusi da YouTrend indicano proprio questo.Del resto Vannacci non sta cercando voti nel campo progressista. Non insegue i delusi di Elly Schlein, non corteggia i nostalgici di Giuseppe Conte e non punta a convincere i pacifisti intermittenti di Alleanza Verdi e Sinistra. Il suo bacino è tutto a destra: pesca tra gli elettori che considerano il governo troppo prudente sull’immigrazione, troppo accomodante con Bruxelles o eccessivamente preoccupato di esibire una rassicurante patente di rispettabilità internazionale. Elettori che, senza una proposta riconoscibile, potrebbero rifugiarsi nell’astensione oppure disperdere il voto fuori dalla coalizione.Ecco perché liquidare Futuro Nazionale con la solita formula del corpo estraneo sarebbe politicamente miope. Il problema non è stabilire se Vannacci sia simpatico, presentabile nei talk show o gradito ai giornali stranieri. Il problema è capire dove finirebbero i suoi voti se corresse da solo. In politica, prima dei giudizi estetici, viene l’aritmetica. E l’aritmetica dice che quel consenso potrebbe risultare decisivo.All’inizio di agosto una rilevazione Swg attribuiva a Futuro Nazionale il 7,2 per cento, con Fratelli d’Italia stabile al 27. Nella stessa simulazione il centrodestra senza il generale si fermava al 40,9 per cento. Con Vannacci, la somma teorica supererebbe il 48 per cento. Naturalmente i voti non si sommano con il pallottoliere e le coalizioni possono perdere qualcosa quando si allargano. Ma fingere che un partito sopra il 7 per cento non esista sarebbe un esercizio di autolesionismo.La vera notizia, tuttavia, è un’altra. Dopo quasi quattro anni di governo, una sconfitta referendaria, una congiuntura economica tutt’altro che esaltante e le inevitabili tensioni interne, il centrodestra è ancora pienamente in partita per vincere le prossime elezioni politiche. Fratelli d’Italia rimane nettamente il primo partito e Giorgia Meloni resta l’unica figura già riconosciuta come candidata naturale alla presidenza del Consiglio. Il confronto non avviene tra un governo logorato e un’alternativa pronta: avviene tra una coalizione che governa, con tutti i difetti e le contraddizioni del caso, e un’opposizione che deve ancora decidere chi è, cosa vuole e persino da quale parte del tavolo sedersi.A sinistra parlano da mesi di programma comune proprio perché il programma comune non esiste. Schlein vuole prima scriverlo e soltanto dopo scegliere il leader; Conte vorrebbe utilizzare le primarie anche per sciogliere i nodi politici. Traduzione: non sono d’accordo né sul candidato né sulle cose da fare. Il cortocircuito è emerso soprattutto sull’Ucraina, con il Pd su una posizione diversa da M5s e Avs, ma le distanze riguardano anche il riarmo europeo, la Tav, la politica fiscale e la patrimoniale. Persino Matteo Renzi ha ammesso che nel campo largo convivono “due idee di sinistra”. Lo scontro tra Schlein e Conte non riguarda dunque una virgola del regolamento: investe l’identità stessa della possibile coalizione.Prendiamo la politica estera. Il Pd vuole mantenere un profilo europeista e atlantista, Conte tenta di intercettare il pacifismo contrario agli aiuti militari a Kiev, Avs rincorre una linea ancora più radicale e l’area centrista considera quelle posizioni incompatibili con un governo credibile. Sulle tasse la musica non cambia: Fratoianni rilancia la patrimoniale, Schlein frena, Conte ondeggia e Renzi si smarca. Anche su questo tema il campo largo procede in ordine sparso.È questa la rendita politica della maggioranza. Non significa che il governo abbia risolto tutti i problemi, né che possa presentarsi alle urne limitandosi a indicare il caos altrui. Significa però che Meloni parte da una posizione assai meno fragile di quanto raccontino certi osservatori. Il centrodestra ha già un capo, un perimetro politico riconoscibile e una cultura di coalizione sperimentata per trent’anni. Il centrosinistra ha una fotografia di gruppo, ma ogni volta che qualcuno prova a scrivere la didascalia scoppia una lite. Leggi anche:Il boom di Vannacci nasconde una sorpresa: ecco cosa c’è davvero nel suo programmaIn questo quadro l’eventuale dialogo con Vannacci non deve diventare né un tabù né una resa. Meloni non può semplicemente “imbarcarlo”, come se bastasse aggiungere il suo 7 per cento a una colonna Excel. Servirebbe un’intesa politica seria, con alcuni confini chiari: collocazione internazionale dell’Italia, rapporti con l’Unione europea, sostenibilità delle proposte economiche e lealtà verso la coalizione. Il generale, se davvero vuole essere il “sestante” del centrodestra, dovrebbe dimostrare di voler correggere la rotta e non mandare la nave contro gli scogli.Anche le resistenze degli alleati sono comprensibili. Forza Italia teme di perdere elettori moderati, mentre nella Lega pesa inevitabilmente la ferita della scissione: chi è rimasto con Salvini vede crescere il partito di chi se n’è andato portandosi dietro voti, dirigenti e attenzione mediatica. Ma le comprensibili irritazioni personali non possono sostituire una strategia nazionale. Se l’obiettivo è vincere nel 2027, bisognerà valutare costi e benefici senza anatemi.Il sondaggio, in fondo, consegna proprio questo messaggio. Una maggioranza degli elettori di Fratelli d’Italia non considera Vannacci incompatibile con il centrodestra e una maggioranza ancora più ampia dei vannacciani vuole restare in quell’area. Esiste dunque uno spazio politico per trattare. Non un matrimonio obbligato, ma neppure una porta da chiudere per compiacere chi comunque non voterebbe mai Meloni. Il centrodestra deve ancora risolvere il rebus Vannacci. La sinistra, invece, deve risolvere il rebus della sinistra. E tra i due problemi, in vista delle prossime politiche, non è difficile capire quale sia il più grave.Massimo Balsamo, 20 agosto 2026L'articolo Il popolo di FdI vuole Vannacci: il sondaggio che scuote il centrodestra proviene da Nicolaporro.it.