Sarebbero negativi alla ricina gli esami eseguiti dal Robert Koch-Institut di Berlino sul sangue di Gianni Di Vita e della figlia Alice, padre e sorella di Sara Di Vita, la quindicenne morta insieme alla madre Antonella Di Ielsi dopo Natale a Pietracatella, in provincia di Campobasso, per avvelenamento da ricina. È quanto si apprende da fonti qualificate. I campioni di sangue erano stati prelevati lo scorso primo luglio nell’ambito degli approfondimenti scientifici disposti dalla Procura di Larino. Gli specialisti tedeschi erano stati incaricati di ricercare la presenza di anticorpi riconducibili a una eventuale esposizione alla tossina. Gli accertamenti non avrebbero evidenziato positività. L’esito negativo, tuttavia, non consente agli esperti di affermare in termini assoluti che padre e figlia non siano mai entrati in contatto con la sostanza, secondo quanto spiega la Procura della Repubblica di Larino, che è in attesa della relazione. La non positività certifica che nei campioni analizzati non sono stati individuati gli anticorpi ricercati e il risultato conferma quanto già emerso dagli accertamenti eseguiti nei mesi scorsi dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia. Il Robert Koch-Institut coinvolto nell’inchiesta di PietracatellaIl Robert Koch-Institut è stato coinvolto nell’inchiesta proprio per le competenze altamente specialistiche e le metodiche sviluppate nella ricerca della ricina e dei suoi marcatori anche a distanza di tempo dalla possibile esposizione. I nuovi risultati si inseriscono nel più ampio lavoro scientifico affidato agli specialisti tedeschi dalla Procura guidata da Elvira Antonelli. Restano infatti ancora da conoscere gli esiti delle analisi sui 131 campioni prelevati a luglio durante l’accertamento tecnico irripetibile nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella. Gli esperti del Robert Koch-Institut, insieme alla polizia tedesca, alla Polizia Scientifica e alla Squadra Mobile di Campobasso, avevano effettuato per oltre dieci ore tamponi su superfici, arredi, oggetti e altri punti dell’abitazione e dei locali annessi, alla ricerca di eventuali tracce di ricina o di altre componenti del Ricinus communis. I campioni erano stati poi trasferiti a Berlino per le analisi. Intanto prosegue anche l’attività investigativa tradizionale. Ieri la procuratrice Elvira Antonelli ha nuovamente ascoltato Alice Di Vita nell’ambito degli approfondimenti ancora in corso sul duplice omicidio premeditato, per il quale la Procura di Larino procede contro ignoti.Procura: “Nessun alimento positivo alla ricina e nessun indagato”“Non c’è, allo stato, alcuna comunicazione su alimenti vettori positivi alla ricina. Non c’è, inoltre, comunicazione scritta circa la positività anticorpale alla ricina per Gianni e Alice Di Vita”. Lo precisa la procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli, intervenendo sulle notizie circolate nelle ultime ore in relazione all’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 al Cardarelli di Campobasso per avvelenamento da ricina. La procuratrice chiarisce che il quesito relativo all’eventuale positività anticorpale di Gianni e Alice Di Vita “è stato posto al team tossicologico italo-tedesco”. “L’esame è particolarmente impegnativo – aggiunge Antonelli – e le risposte attese sono due”. Questo articolo Madre e figlia morte avvelenate a Pietracatella, Gianni e Alice Di Vita negativi alla ricina proviene da LaPresse