Fino a poco tempo fa, Hui Ka Yan era uno degli uomini più ricchi dell’Asia. Nel 1996 aveva fondato Evergrande, una enorme compagnia immobiliare con la quale portò avanti più di 1000 progetti. Si era anche diversificato nei suoi investimenti, dalle auto elettriche al mondo del calcio, ma tutto è crollato fino alla condanna all’ergastolo di ieri da parte della giustizia cinese in un tribunale di Shenzhen.Hui Ka Yan ha cominciato a lavorare dal basso. Nato in provincia di Henan, la sua era una famiglia umile di campagna. Si è laureato nel 1982 e cominciò a lavorare nel settore siderurgico come un semplice tecnico in una fabbrica di acciaio. Dieci anni dopo si trasferì al sud della Cina e, anni dopo l’inizio dell’avventura Evergrande, a Guangzhou, proprio quando la Cina ha cominciato a premere sull’urbanizzazione. L’imprenditore ha accolto l’opportunità costruendo un modello basato nell’espansione aggressiva e nel finanziamento a debito.Evergrande cominciò a sviluppare più di 1000 progetti in tutto il Paese. E Hui Ka Yan aumentò i suoi investimenti nel settore delle auto elettriche, della sanità e dell’intrattenimento (si è comprato persino una squadra di calcio). Nel 2009 Evergrande è stata quotata nella Borsa di Hong Kong. Nel 2017, il patrimonio di Hui Ka Yan era di 45,3 miliardi di dollari, secondo la rivista Forbes, diventando uno degli imprenditori più ricchi del continente.La favola però è finita presto. Evergrande aveva accumulato più di 300.000 milioni di passivi ed è stata dichiarata default alla fine del 2021. Il suo fallimento scatenò la più grande crisi del mercato immobiliare cinese.L’inchiesta, che si è tenuta tra il 2016 e il 2021, su quanto è accaduto accertò l’uso di informazioni finanziarie false e altri reati. Ad aprile del 2026 Hui si è dichiarato colpevole di malversazione di fondi, ricatto, frode e altri reati finanziari. Per la giustizia cinese è lui il responsabile delle operazioni di Evergrande che hanno “alternato gravemente l’ordine dell’economia del mercato socialista”. Per questo è stato condannato all’ergastolo e alla confisca di tutti i suoi beni. Altre 56 persone sono state coinvolte, tra cui due dei suoi figli.