Dublinanti: al “boomerang” di Meloni si aggiungonoAustria, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi

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di Enrico Oliari- In un’azione che appare sempre più concertata, i Paesi europei stanno rispondendo con fermezza all’iniziativa del governo italiano di sospendere parzialmente il trattato di Schengen sulla libera circolazione a causa della crisi migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta, in Marocco. Al momento, la Spagna di Pedro Sánchez si è limitata a misure simmetriche, introducendo controlli alle frontiere per gli arrivi dall’Italia, ma insieme alla Francia ha insistito sul rispetto del “Patto europeo sulla migrazione e l’asilo”, approvato nel 2024 ed entrato in applicazione il 12 giugno scorso. Questo sostituisce il sistema di Dublino III, pur conservandone alcuni principi in materia di determinazione dello Stato competente per l’esame delle domande d’asilo. Al trasferimento in Italia dei migranti annunciato dalla Germania e, subito dopo, dalla Svizzera, si sono così aggiunti altri Paesi, tra cui Austria, Finlandia, Svezia e, da oggi, Paesi Bassi.Il sistema interessa un processo storico iniziato nel 1990, con la Convenzione di Dublino, entrata in vigore nel 1997, per essere poi riformulato nel 2003 con Dublino II e nel 2013 con Dublino III. Nel 2024 l’intero impianto europeo in materia di migrazione e asilo è stato nuovamente riformato attraverso il “Patto europeo sulla migrazione e l’asilo”, che prevede sostanzialmente:– Controllo e registrazione all’arrivo. Chi entra irregolarmente nell’Ue viene registrato e sottoposto a controlli di identità, sicurezza, salute e vulnerabilità. Lo screening alla frontiera deve normalmente concludersi entro sette giorni; per determinate persone individuate già all’interno del territorio, entro tre giorni.– Procedure accelerate alla frontiera. Per alcune categorie la domanda d’asilo viene esaminata senza autorizzare l’ingresso nel territorio dell’Unione. La procedura è obbligatoria, tra l’altro, per chi proviene da Paesi con un tasso di riconoscimento della protezione internazionale pari o inferiore al 20 per cento, per chi ha ingannato le autorità o rappresenta un rischio per la sicurezza. La procedura d’asilo alla frontiera dura normalmente al massimo 12 settimane, compreso l’eventuale ricorso.– Rimpatri più rapidi. Se la domanda viene respinta nell’ambito della procedura di frontiera, si passa alla procedura di rimpatrio alla frontiera, anch’essa prevista per un massimo di 12 settimane.– Eurodac rafforzato. Il sistema europeo registra in maniera più sistematica le persone e i richiedenti protezione, anche allo scopo di individuare i cosiddetti movimenti secondari, cioè gli spostamenti verso un altro Stato membro.– Responsabilità dello Stato membro. Qui rimane parte dell’eredità del sistema di Dublino. Il richiedente non può scegliere liberamente il Paese europeo nel quale presentare la domanda: il nuovo regolamento stabilisce quale Stato sia competente e prevede, in linea generale, l’obbligo di presentare la domanda nello Stato di primo ingresso o di soggiorno legale e di rimanere nello Stato individuato come responsabile. Sono però previsti criteri specifici, tra cui quelli relativi ai legami familiari.– Solidarietà obbligatoria tra gli Stati. È probabilmente la novità politicamente più importante rispetto a Dublino III. Viene istituito un meccanismo permanente e obbligatorio di solidarietà a favore degli Stati sottoposti a pressione migratoria. Gli altri Stati devono contribuire, ma dispongono di una certa flessibilità sulla forma del contributo.– Regole comuni sull’asilo. Vengono maggiormente armonizzati procedure, termini, garanzie, condizioni di accoglienza e criteri per concedere la protezione internazionale. Restano il diritto al ricorso, all’assistenza e alla consulenza legale, oltre a particolari garanzie per i soggetti vulnerabili e i minori.– Gestione delle crisi. Esiste inoltre uno specifico regolamento per le situazioni eccezionali, comprese crisi migratorie particolarmente gravi e casi di strumentalizzazione dei migranti.La determinazione dei governi europei intenzionati a trasferire in Italia i cosiddetti “dublinanti” sta mettendo sotto pressione Palazzo Chigi, anche per le critiche delle opposizioni, con Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, che parla di un “boomerang per Giorgia Meloni”. Se infatti i governi di Spagna e Francia hanno fatto sapere di voler puntare sull’aspetto solidale del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, gli altri Paesi mostrano una forte determinazione. “La Svezia ha effettuato trasferimenti di migranti verso l’Italia e intendiamo continuare a farlo”, ha dichiarato all’Ansa Victoria Holmqvist, portavoce del ministro svedese per la Migrazione Johan Forssell. A Helsinki la posizione non cambia: “Riteniamo che l’entrata in vigore del Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione consenta la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia, e tali trasferimenti sono attualmente in fase di preparazione”, ha comunicato il ministero dell’Interno guidato da Satu Sisättö.I trasferimenti erano stati congelati nel 2022 dopo che l’allora nuovo governo Meloni aveva comunicato, attraverso una circolare alle varie cancellerie, che il sistema di accoglienza italiano era saturo. La Corte di giustizia dell’Unione europea aveva tuttavia successivamente stabilito che uno Stato individuato come responsabile secondo Dublino III non può liberarsi unilateralmente della propria responsabilità rifiutando i trasferimenti.Erano stati quindi i singoli governi ad accogliere temporaneamente la richiesta dell’Italia, ma già a giugno la questione è tornata di attualità con la prospettiva della ripresa dei trasferimenti e l’applicazione delle nuove regole previste dal Patto.La posizione del governo italiano è che l’applicazione delle nuove norme, dal 12 giugno, implichi di fatto una cesura rispetto al passato, azzerando il conteggio delle persone da accettare per i casi precedenti a quella data. Le varie cancellerie, a cominciare da quella tedesca, intendono invece trasferire in Italia anche persone i cui casi risalgono al periodo precedente. A Berlino i conti sono stati presto fatti: 35.993 persone da trasferire in Italia, di cui 5.377 già trasferite.Il governo Meloni ha fatto sapere che dal 2023 sono state respinte oltre 80mila richieste di trasferimento, ma l’irrigidimento seguito al caso Ceuta rischia ora di trasformarsi davvero in un “boomerang” per il premier italiano.