Il capo ucraino Zelensky ha fatto la sua fortuna, molto personale, sull’ineluttabilità della tutela, se cede l’Ucraina non si sa come va a finire e non è che l’Europa possa fidarsi di Travaglio o dei suoi invasati propagandisti del Fatto Quotidiano: le avvisaglie di sfondamenti putiniani ci stanno tutte, belle sparse, la Germania lo ha capito, il nord Europa è preoccupato, noialtri meno, ci affidiamo come sempre all’America sulla quale come sempre sputiamo perché “è guerrafondaia e imperialista” (sia dato e preso atto che senza la dotazione tecnologica di Musk, quella che il sempre lungimirante governo ha declinato, perché tanto l’Europa ha i suoi progetti, su scala secolare, l’Ucraina non ci sarebbe più), e comunque avanti coi sostegni, con le sanzioni.Ma Zelensky non pare molto diverso da chi l’ha invaso, anzi si potrebbe sospettare si odino come fratelli siamesi, separati dai confini e dalle circostanze: in Ucraina governa da autocrate, anche se per qualcuno è giocoforza, ma di una autocrazia corrotta, malata, che deve di continuo sostituire i suoi pezzi, tamponare i suoi scandali come l’ultima Operazione Forrest Gump che ha scoperchiato un sistema che controllava flussi di denaro, pilotava sentenze, distorceva il mercato delle banche pubbliche e dei patrimoni immobiliari di enorme valore nel pieno del conflitto. Poi il capo se la cava sempre accusando le infiltrazioni russe, ma il cerchio magico è il suo e lui deve decapitare tentacoli che risalgono fino a lui, alle sue intraprese fondate nella sua vita da comico. E simili dinamiche malate, vuoi o non vuoi, crescono sul colossale, inesausto giro dei finanziamenti che prosciugano i paesi europei per mantenere una resistenza fondata su gigantesche corruttele.Poi si potrà dire che o così o è la fine per tutti, che la necessità come sempre fa virtù, che la concretezza del reale, la realpolitik, prevede questo ed altro, ma non sembrano granché come consolazioni. Zelensky comanda nella paranoia di chi deve sostenere una logorante guerra d’aggressione ma sembra perdere ogni volta di più il contatto con la realtà. Adesso se la prende con un cartone animato per bambini “Masha e Orso”, sanziona gli autori, vieta la diffusione ritenendola collegata a narrazioni filorusse. Se i bambini ucraini guardano “Masha e Orso” si convincono a diventare, crescendo, militanti del Gruppo Wagner, rifondato da Putin appositamente per l’Africa. Non sta esagerando il mendicante capo ucraino che più miliardi riceve e più accusa chi glieli fornisce di tirchieria?Masha e Orso arruolati nella propaganda neozarista, chi l’avrebbe detto. Un brand globale, diffuso anche in Italia, forse è guardando quei cartoni animati che Travaglio, Orsini, Basile e tutti gli altri si saranno convinti. Mi tocca, a 62 anni, compulsare wikipedia e l’intelligenza artificiale e scopro che Orso è uno spaccone russo, che sta antipatico a Masha, che la faccenda presenta risvolti contadini, tipo la nostra Nonna Papera, non è chiaro però se impostato sulla memoria dell’Holodomor. Si vede che Zelensky ne è in qualche modo convinto. Qualcuno lo fermi, possibilmente da dentro. Ma lascia perdere, ma lasciali vedere i cartoni animati, che tanto se deve passare, la Narrazione filorussa ha infiniti altri canali e mezzi.Dio non voglia (ma vorrà, permetterà) non si apra pure da noi l’ennesimo canaio con Calenda che chiede a Von Der Leyen sanzioni contro Masha e Orso e Conte che li difende, perché davvero, dopo Rocco Sigfredi, quest’estate siamo saturi, non possiamo assorbire altro. L’ex guitto dovrebbe convincersi che oltre il paranoico c’è il patetico e facendo fuori i pupazzi rischia di scadere in una propaganda demente. Una resistenza si dovrebbe fondare anche sulla decenza, sulla logica dei comportamenti. Ma esiste ancora decenza nei padroni del mondo? Con la sua uscita demenziale, il “Volo” legittima tutte le perplessità, andiamo di eufemismo, di quell’altro statista sempre equilibrato, prudente, misurato che risponde al nome di Donald Trump. Masha e Orso diffusi in tutti i Paesi del mondo, dalle Filippine agli Stati Uniti, dall’Africa nera alla Groenlandia, ma Zele ha scovato la propaganda filorussa.Magari ha ragione, ma nella sua ossessione nazionalista rischia di fare come quelli che vedono il demonio nelle canzoni di Samurai Jay o nella vicina di casa; sa un po’ tanto di caccia alle streghe, o alle favole, e, fiutando un po’ il tipo, non è che il capo ucraino sta pensando a un nuovo cartone animato, prodotto dalla sua casa di produzione, infarcita della cricca di ladroni che si è messo intorno, per alimentare contenuti patriottici, coi personaggi che in tutti gli episodi chiedono soldi, e armi, e armi, e soldi, e più soldi, e più armi, più droni, più strumenti, ma più soldi, soprattutto quelli, ancora quelli, sempre quelli, nell’esclusivo interesse del mondo libero, rappresentato da un sistema nazionale di rubinetti d’oro e ruberie a man salva?Max Del Papa, 21 agosto 2026L'articolo “Cartone filo-russo”. Delirio Zelensky, vuole cancellare Masha e Orso proviene da Nicolaporro.it.